Lo streaming della discordia: dopo la blog tax, la tassa sulle dirette tv

Il ministro Maroni è stato di parola e, sfruttando il casino dei gruppi di Facebook, mette le mani su Internet regolamentandola come fosse uno spazio di esclusiva proprietà del Governo italiano.
Dopo la tassa sui blog e altri attentati alla libertà di informazione in Rete, Repubblica segnala una nuova geniale proposta del Governo riguardo le dirette televisive su Internet, il live streaming per capirci.
La proposta del provvidimento legge è partita dal Consiglio dei ministri del 17 Dicembre ma sembra non sia ancora arrivata in discussione alla Camera. Segnalo quelli incriminati e che più mi interessano tra le proposte del Consiglio dei Ministri del 17 Dicembre:

interno: al 31 dicembre 2010 il termine per munirsi della licenza del questore per l’apertura dei cosiddetti “internet points”, limitando gli adempimenti a carico dei gestori (proproga della legge Pisanu?)

2007/65 per il coordinamento di disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative sull’esercizio delle attività televisive (co-proponente il Ministro dello sviluppo economico);

Secondo Repubblica il secondo provvedimento riguardo le attività televisive colpirebbe anche Internet oltre che i produttori italiani ed europei e Sky:

All’articolo 21, il decreto dice che il Garante delle Comunicazioni dovrà scrivere un regolamento sui servizi diffusi in “diretta continua su Internet” anche con la tecnica del livestreaming. Poi, sulla base di questo regolamento, il governo autorizzerà i servizi. Sembra di capire che dovranno ricevere una autorizzazione e l’iscrizione a un registro quei siti che vogliono trasmettere eventi, concerti, sport, manifestazioni in diretta via Internet. Vengono equiparati, dunque, a delle vere e proprie tv.

Letta così sembrerebbe una proposta assurda che limiterebbe l’uso di Internet come strumento per trasmettere in diretta sul Web un qualsiasi tipo di evento. Di nuovo l’obbligo di iscrizione al ROC (e dunque relative tasse), di nuovo la richiesta di autorizzazione per migliaia di servizi che attualmente offrono questa possibilità; penso a Ustream o Livestream ma ce ne sono tanti altri come Qik e Justin.tv.
Come racconta il Guardian, l’Italia con questi provvedimenti va in una direzione opposta a quella intrapresa dall’Unione Europea. Dunque non avrebbero neanche senso perchè “as stated by the European parliament, the internet is a free, neutral space. EU member states should protect this principle.” Il problema è che non ci siamo mai sentiti cittadini europei e del mondo ma ancora tanto e troppo legati alle provincie di questa nostra Italia.