Democrazia (in) Diretta

Forse sul rapporto tra il web e la democrazia ha ragione Giorgio
Napolitano.

Qualche giorno fa Facebook ha chiamato a raccolta tutti i suoi utenti per conoscere il loro parere riguardo le proposte di modifica della privacy del social network riguardo la Dichiarazione dei diritti e delle responsabilità e la normativa nell’utilizzo dei dati.
Devo dire che non ha fatto molto per mostrarlo nel profilo degli utenti. Si poteva votare come in una vera e propria elezione decidendo su di un aspetto fondamentale per chi usa Facebook come la privacy: i tuoi dati in possesso del social network non valgono solo economicamente tanto ma rappresentano un pezzo importante della tua vita (digitale). Esprimere la propria decisione con diversi voti attraverso un click poteva apparire per lo meno semplice, l’espressione di un diritto seppure non coinvolgente e tangibile ma comunque importante per una comunità.

E invece su più di 900 milioni di utenti hanno preso parte al voto solo 342.632 persone, vale a dire lo 0,038% del totale di cui 297.883 hanno espresso voto contrario alla modifica della privacy.
Facebook aveva fissato una sorta di “quorum” per ritenere attendibili i risultati a circa 270 milioni di voti tanto che il referendum sarà considerato solo consultivo.

Più che una democrazia diretta quindi l’uso e le dinamiche della Rete possono portare più facilmente all’espressione di una Democrazia in Diretta: come se la cabina elettorale finisse in un complesso e ingarbugliato reality televisivo.

Soldi, soldi, solo soldi: chi se ne frega della democrazia?

Una parola sola: soldi. Non importa neanche più tanto di chi siano, a chi vadano, da dove vengano. D’altronde non mi stupisce: tra i post più letti di questo blog c’è quello sugli stipendi della Pubblica Amministrazione.
Da SpiderTruman, il fantomatico precario che dopo ben 14 anni di lavoro ha deciso di svelare i Segreti di Montecitorio a Formigoni (alias George Clooney) che in diretta tv dal suo yacht parla della manovra, dei tagli.

La democrazia ed il merito si comprano con i soldi? Il lavoro lo si acquista al supermercato? Lavorare 15 ore alla settimana come fanno i deputati non è un delitto più che calcolare fino all’ultimo centesimo quanto guadagnano? Lotta agli sprechi, si, sacrosanta lotta. Ma lotta anche a questo modo pruriginoso di vivere e guardare qualsiasi cosa ci passi sotto il naso con gli occhi di zio Paperone: se non ci fossero gli altri, quelli che pensano sempre e solo al denaro perchè “si lavora e s’avanza per la fica e per la panza“, i soldi non conterebbero proprio nulla. La bella vita dei poveracci.

In carcere per 143 euro non versati all’INPS

Che buffa Italia: c’è chi finisce in prigione perchè non ha versato all’INPS 143 euro e chi invece esige Internet nella Costituzione, l’unica cosa seria che è rimasta in Italia.

Se questa non è diseguaglianza sociale che cos’è? Davvero credete di esportare gli alti e nobili principi di Internet (affossati già da un pezzo da quando è diventata commerciale) nella società italiana? Poveri illusi.

Muoversi in gruppo è illegale in Italia: italiani turisti in casa propria

Neanche un set di “Amici miei” o lo slogan “Padroni in casa nostra” manifesto di un partito politico (non vi dico quale) sarebbe risultato così amaramente divertente

Le ronde sono legali in Italia mentre a quanto pare “muoversi in gruppo” (cito testuali parole) per una città viene considerata quale iniziativa pubblica non autorizzata. E dunque se ti trovi con degli amici per Milano, Roma o Napoli e vai in giro con la tua bella moleskine o agendina rossa (come quella di Salvatore Borsellino) potresti essere accusato di fare una manifestazione non organizzata.
Uno di quelli accusati è stato l’onni presente e provocatorio Piero Ricca: PeaceReporter ha registrato un video su questo strano caso.

Questo creare schieramenti tra Stato contro cittadini, voler arrivare ad uno scontro, a volte violento altre anti democratico, sulle proprie posizioni è sempre ingiustificato. Basta un gruppetto di persone nel posto giusto ed al momento giusto per suscitare una inutile tensione ed annullare qualsiasi diritto.

Non so in quale momento la società civile italiana abbia cominciato a scricchiolare e cadere negli errori del passato. D’altronde la corruzione e la criminalità organizzata sono due esempi lampanti.
Spero che qualcuno organizzi al più presto un flash mob (ormai vanno di moda) con agende, palline o crocifissi rossi da indossare a dimostrare che in questa Italia siamo e dovremmo essere qualcosa in più che turisti della ultima ora.