Settembre al Borgo e la cultura dell’emergenza

Torno a scrivere anche se il blog è ancora un cantiere aperto per una questione che riguarda la mia città Caserta e la storica rassegna Settembre al Borgo (al suo 43 esimo anno) che si tiene al suo borgo medievale, Casertavecchia.
Questo festival stava per scomparire ed è stato appena salvato in extremis mettendo su 7 giorni di concerti alla modica cifra di 400 mila euro (300 provenienti da fondi + 100 da privati) e ponendo l’accento sul carattere “social” (facetofest) quando non ha nulla di tutto ciò (il sito è una immagine statica e la vecchia pagina Facebook https://www.facebook.com/settembrealborgocaserta è stata cancellata in favore dell’uso di un profilo, lascio a voi ogni commento).
Questi soldi che erano destinati al turismo non potevano essere spesi in tutt’altro modo (ripristinare ad esempio la rassegna Percorsi di Luce, potenziare itinerari turistici, lanciare un contest dedicato alla promozione internazionale del territorio, etc)?

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Solo una sana e consapevole Industria Culturale ci salverà

Italia Che Verra’ 2012 by Symbola Unioncamere Regione Marche – Industria Culturale

I dati sulla disoccupazione giovanile (che dovrebbe intendersi più nella fascia 15-24) dell’Istat sono preoccupanti ma li conoscevamo già: il tasso degli under 35 che non hanno lavoro, solo nel secondo trimestre, è salito al 10,5%, registrando la più alta disoccupazione dal 1999 ad oggi. Gli occupati nella classe d’età tra i 55 e i 64 anni invece sono aumentati del 26% in 5 anni.

Nessuno scontro generazionale: in un momento del genere sono in tantissimi ad essere in difficoltà. E se non si è fatto nulla in questi ultimi 10 anni per la produttività oraria bisogna almeno puntare sulla qualità e sull’innovazione.

Qualche giorno fa Repubblica ha segnalato i dati di Unioncamere, Symbola e ministero del Lavoro sui posti di lavoro creati dalla Cultura in Italia: cresciuta del 0,8% annuo, tra il 2007 e il 2011 nell’industria culturale ci sono stati 55 mila nuovi posti di lavoro. E nel 2012 sono previste 32250 nuove assunzioni.

Le imprese culturali (ma anche in altri settori) ovviamente hanno bisogno di lavoratori sia con alta esperienza che competenza. E in un Paese che è sempre più difficile per gli studenti (figurarsi poi per quelli che sono studenti-lavoratori) diventa fondamentale per tutti, in qualsiasi fascia d’età, investire sulla Cultura e non smettere mai di studiare e apprendere altrimenti le prospettive dei giovani si stringeranno sempre di più.

La classe politica e spesso anche i media si fermano al famoso made in Italy e parlano più facilmente di cultura e creatività solo per quelle espressioni manufatturiere come il design e la moda. La generazione 1 euro non potrà uscire dalla crisi – dall’impasse che la vede ferma a causa della perdita di molti diritti ed opporutunità – se non userà la cultura.

Al di fuori dei bit, nelle nostre città ci sono già realtà che hanno fatto della cultura un bene comune e che resistono perchè hanno capito che può e deve essere una risorsa importante per farci ripartire.

Dobbiamo chiederci e quindi chiedere ai politici: come si può produrre valore attraverso la Cultura? Chi non è interessato a rispondere o non ha soluzioni a questa domanda non potrà governare l’Italia.

Culture and Economy

In Italia chi fa cultura (o almeno prova a coltivarla) è uno sfigato, un radical chic, un disadattato, perchè in molti rami della società ciò che non viene visto come attività di profitto è un hobby (mi viene in mente Peppino De Filippo che va a fare i lavori di casa dal capo ufficio).
Quelli che la pensano così forse sono barbari, non lo so, l’unica cosa che penso è che niente cultura niente sviluppo.

La Cultural Heritage è oggetto di studio in tutta Europa perchè l’unione tra patrimoni ereditati e competenze porta ad una vera e produttiva valorizzazione della cultura, all’economia creativa ma anche allo sviluppo del territorio. Se con la cultura si mangia ovunque tranne che in Italia la Regione Puglia è diventata un caso da prendere ad esempio per quanto riguarda gli oculati investimenti in cultura.

L’Italia non è in grado di sfruttare l’immenso patrimonio che ha perchè spesso le Soprintendenze sono peggio dei partiti politici e questo crea divisioni, oligarchìe tra un ente e l’altro spaccando un sistema Italia che dovrebbe avere una visione unitaria e coordinata degli interventi a favore dei beni culturali. Non bastano quelle poche fondazioni, associazioni e realtà virtuose a operare sul territorio: gli amici del Teatro Civico 14 credo siano tra i pochi esempi di sacrifici che portano più o meno frutti se non direttamente economici per la loro attività almeno culturali e di valore (anche economico) per un territorio.

In questo periodo mi sto occupando del rilancio dell’immagine di alcuni musei qui in Provincia e dunque sto studiando alcune problematiche che vorrei risolvere: poichè ho a disposizione un budget davvero misero ho deciso di puntare tutto sulla Cultura, sul far venire fuori storie, valori, emozioni.
In tal senso mi hanno colpito due commenti (che non ho tempo di indagare) a corredo di un articolo de Linkiesta che ho già citato qui sopra nel post: uno è di un commentatore che dice che a Basilea (città Svizzera con 180 mila abitanti) nei 5 giorni della fiera dell’arte vengono vendute opere per circa 500 milioni di euro, l’altro fa delle considerazioni sull’incapacità di fare merchandising da parte dei nostri musei fermi al prezzo del biglietto (in tutto il mondo hanno capito che questo non riesce mai a coprire i costi).

Hai qualche esempio di museo e Bene Culturale virtuoso in Italia o all’estero?

S’io fossi Carmelo

Se la cultura è colonizzazione cosa sarà mai l’informazione che non informa mai dei fatti, informa i fatti.

Sono contento che stia girando la mia lettera ai teatranti affinchè organizzino il 27 Marzo una giornata dedicata al teatro. Il 16 Marzo 2002 moriva Carmelo Bene che sopra parla di informazione e qui sotto invece spiega che cos’è il teatro.

Il Paese del taglia e cuci

Avevo proposto di organizzare una giornata per il teatro il 27 marzo ma nessuno ha risposto alla mia lettera, d’altronde questo è un blog personale chi vuoi che lo legga? Ho capito che non serve tanto rivolgersi ad attori, registi, teatranti: sono tanti, difficilmente raggiungibili e spesse volte disuniti, persi nei loro lavori e in giro per l’Italia ed il mondo.

E allora mi rivolgo agli italiani, gli spettatori, da quelli abituè a quelli che vorranno fare da pubblico in futuro: sono arrivati altri tagli alla cultura, 27 milioni bloccati dei 258 milioni di euro del fondo Fus. State vicini agli operai sempre ma anche a chi lavora nel mondo della cultura.

C’è una cosa che non ho capito: in cosa vuole investire l’Italia con tagli di qui, di là, alcuni necessari ma tutti sempre drammatici. Sul nucleare ad esempio tagliando le rinnovabili completamente? Non è solo l’Italia del Bunga Bunga ma dell’approssimativa politica, quella del taglia e cuci: fai un provvedimento tanto per vedere come la prendono le parti in causa e poi provvedi ai correttivi dando contenini agli uni e agli altri. Alla fine c’è sempre qualcuno che è scontento perchè così lo sguardo finisce sempre sul dito e non sulla luna. E se ricami sempre un Paese non cresce mai.

La cosa più divertente di oggi? Che è online il nuovo sito del Ministero dello Sviluppo Economico.

Lettera ai teatri ed ai teatranti italiani: organizzate il 27 Marzo una giornata dedicata al teatro

Cari attori, lavoratori dello spettacolo, teatri e “teatranti” italiani,

dopo la prima e forse propagandistica edizione del 2010 quest’anno in Italia il 27 marzo non ci sarà la Giornata Mondiale del Teatro. L’ha deciso il comitato scientifico organizzatore perchè “non c’è nulla da festeggiare“. Insomma pochi decidono per molti e piccole iniziative come quelle Maurizio Scaparro non bastano a salvare il teatro, a far riflettere ancora questo Paese.  Continue reading “Lettera ai teatri ed ai teatranti italiani: organizzate il 27 Marzo una giornata dedicata al teatro”