La crisi e il Baratto 2.0

In Grecia alcune comunità stanno abbandonando l’euro e riscoprendo il baratto: il fai da te con prodotti realizzati in casa o grazie alla propria professionalità in cambio di servizi o altri prodotti. E sta accadendo anche in Italia come il baratto agricolo messo in piedi dalla Cia di Pisa.

Probabilmente tornare al baratto, installare orti sui balconi, andare il sabato al supermercato per approfittare dei ribassi dei prezzi di frutta e verdura non rappresenta la soluzione definitiva, non risolve il problema dell’uso speculativo della moneta e forse alimenta anche un po’ la consumistica filosofia dell’usa e getta.

Eppure online sono nate diverse iniziative riguardanti il baratto 2.0: l’eco-store Reoose per il baratto e il riutilizzo degli oggetti oppure ZeroRelativo, ScambioCasa per scambiarsi gli alloggi, La Settimana del Baratto per soggiornare in B&B in cambio di servizi o prodotti.

E poi nascono cose come gli SCEC, dei buoni che rappresentano un sistema di contabilità da usare insieme all’Euro all’interno di una comunità affinchè si creino rapporti e legami di fiducia e crescita sviluppando nelle persone un senso di libertà, indipendenza e legalità. Una idea che non è innovativa ma che pare abbia riscontrato la fiducia di tanti.

E’ questo il futuro dell’economia dei Paesi?

[UPDATE 17 Aprile]

– Intanto anche in Sardegna a Ogliastra si è tornato al baratto ed allo scambio merce.

Nel fuggi fuggi generale

Cominciano a scappare tutti (o forse fanno finta e da ir-responsabili si nascondono sotto mentite spoglie). Spero che se proprio debba arrivare Mario Monti il nuovo Governo non sia figlio di quello che è morto per le proprie incapacità. L’Economist già pensa al dopo Berlusconi (e al dopo Monti, direi), dobbiamo farlo da subito anche noi.

P.S. Rimontiamo in questo caso è adattissimo.

Via [Eclipsed]

E’ meglio che l’Italia fallisca?

Le previsioni davano il fallimento dell’Italia per l’11 Novembre. Ci siamo quasi? Ieri ironicamente mi chiedevo se non fosse meglio per l’Italia andare in default come la Grecia in modo da chiedere il dimezzamento (lì è avvenuto ma solo al 13,5%) del debito pubblico. A quanto pare non sono l’unico a pensarla così: Francesco Idovina su Il Manifesto parla di preparare un fallimento “controllato” (sarebbe davvero possibile?) in modo da lottare contro la speculazione e cominciare a far perdere soldi a chi specula.

Non sono un esperto ma davvero c’è rimasto il fallimento come unica soluzione di salvezza? Quale sarebbe lo scenario in caso di default? Poichè non esiste una valida alternativa politica e di programma, mandare a casa il Governo Berlusconi e fallire sarebbe comunque un harakiri che non ci possiamo permettere.

Agile: un’azienda fantasma

Lo so che è Sabato dunque un giorno più lieto ma segnalo ugualmente la storia di circa 2100 avoratori di Agile (c’è anche una cronologia ed un dossier) che sono da 3 mesi senza stipendio. Grazie al lavoro di Vittorio Pasteris.

Purtroppo questa è una storia comune anche ad altre aziende. Per questo motivo vorrei realizzare un wiki per le aziende in crisi o in grossa difficoltà. L’iniziativa è sempre valida e chiunque può metterla. Se non altro serve a tenere traccia dello stato delle piccole-medie (e anche grandi) aziende italiane.

Riposino in pace: un wiki per le aziende in crisi

Senza creare allarmismi o ripetere l’odiosa parola “crisi” voglio segnalare questa lista di aziende avviate alla chiusura in Italia: nessuna regione è esclusa, dal Nord al Sud molte hanno profonde radici nel territorio perchè hanno disegnato una parte di storia della piccola-media impresa, quella che tiene a galla il nostro PIL.

Sarebbe bello se qualcuno tenesse su almeno un wiki (diviso per regioni) che tenga conto di tutte le realtà lavorative in grossa difficoltà e prossime alla chiusura. Lo facciamo?