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La RAI impone il canone anche su computer e iPad

Isola Virtuale: http://isolavirtuale.tumblr.com/post/17711827683/frafallina-farfallina

Leggo questa notizia sul blog di Dario Di Vico e impallidisco:

Nei giorni scorsi sono fioccate su milioni di imprenditori e lavoratori autonomi anche le richieste della Rai di pagare il canone speciale dovuto in virtù di un Regio Decreto del 1938.
A far scattare la protesta di Rete Imprese Italia (Casartigiani, Confartigianato, Cna, Confcommercio, Confesercenti) è l’imposizione del tributo sul possesso non solo di televisori ma anche di qualsiasi dispositivo atto o adattabile a ricevere il segnale tv, inclusi monitor per il Pc, videofonini, videoregistratori, Ipad, addirittura sistemi di videosorveglianza.
Come dire che basta avere un computer per essere costretti a pagare una somma che, a seconda della tipologia di impresa, va da un minimo di 200 euro fino a 6.000 euro l’anno.
E così Rete Imprese Italia ha calcolato che quasi 5 milioni di aziende italiane dovranno sborsare 980 milioni di euro.
Chi non paga è soggetto a pesanti sanzioni e a controlli da parte degli organi di vigilanza.

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Il computer nella scuola italiana: questo sconosciuto?

Leggevo questa indagine sull’uso delle tecnologie in ambito scolastico riguardo PC ed ebook:

Le aule informatiche e la connessione a internet sono presenti nella maggioranza delle scuole, ma solo il 16% degli insegnanti ne fa un uso plurisettimanale. La quasi totalità degli insegnanti e degli alunni confida di avere in casa un computer. Solo il 72% degli insegnanti, però, dichiara di farne uso in ambito scolastico per finalità didattiche, mentre il 28% nega ogni utilizzo dello stesso.

Per il 60% dei genitori gli e-book possono contribuire a contenere il caro-scuola, a fronte di un 40% che li ritiene di scarso o nullo contributo.

Il problema della scuola italiana non riguarda solo le infrastrutture inadeguate con aule informatiche obsolete ma anche la scarsa volontà-predisposizone-possibilità (anche economica e temporale) dei professori ad utilizzarle, a spremerle, a colmare quel gap che li mette in cattiva luce nei confronti degli alunni.
L’altro mito da sfatare è quello della lotta tra ebook e libro di carta, quale dei due mezzi sia migliore per fare didattica. Da un lato c’è l’esigenza di fermare il caro libro e contenere i costi, dall’altro migliorare la qualità dell’offerta formativa senza pesare sulle famiglie e sul bilancio degli istituti.

In tal senso il progetto Book in progress sembra un segnale positivo con casi eccellenti come quello dell’ITI di Brindisi che è andato oltre: con il progetto “Net in progress” i computer finiscono direttamente in classe nelle mani degli alunni che dovranno utilizzarli per studiare, apprendere le lezioni coordinati dal professore.

Altra iniziativa interessante è quella di Liceo Melchiorre Gioia di Piacenza che, grazie ad un accordo con Asus, darà in dotazione ad ogni alunno delle prime classi un EEE PC da usare a scuola ed a casa per studiare.
Credo che educare già dalla scuola primaria ad un utilizzo consapevole del computer porterebbe i ragazzi ad apprezzare anche la lettura di un buon libro cercando già da piccoli il giusto compromesso, necessario se vogliamo crescere delle menti pensanti, elastiche.

Facebook ha avuto successo perchè amiamo i computer

Clifford Nass è un professore della Stanford University ed ha scritto un bell’articolo sul Wall Street Jounal, Sweet Talking Your Computer dove fa una analisi del rapporto tra gli esseri umani ed i computer regolato da comportamenti appartenenti alle scienze sociali. Come quando la BMV ha dovuto ritirare la voce femminile del navigatore delle sue auto perchè gli uomini non si fidavano delle indicazioni di una donna.

E forse nella parte finale dell’articolo è possibile capire perchè Facebook ha avuto tutto questo successo:

The simplest and most effective way for dislikable people to become more accepted is for them to find a scapegoat. While computers are usually thought of as the antithesis of sociality and caring, understanding the value of conformity to social rules by technology has made computers and other machines more likeable, effective and persuasive. Indeed, we may be reaching the point at which our technologies are actually more socially effective than our colleagues.
It would be ironic if in the future, people will be turning to computers to learn how to win friends and influence people rather than the other way around.

Ho preso il virus dal computer

Ricordo improbabili domande di amici sui worm informatici oppure quando mi incazzavo perchè avevo preso uno dei tanti virus sul computer e mia madre si preoccupava che stessi male io. A quanto pare non erano poi così matti.

La BBC racconta del primo uomo infettato da un virus del computer: state tranquilli, prendete pure tutti i virus del PC che volete (anche se è sempre meglio evitare) non vi succederà niente. A meno che non avete all’interno del vostro corpo un chip…

[UPDATE]

- Il titolo di questo post mostrava tutto il mio scetticismo e l’ironia di questa notizia. Ora tutti dicono che la BBC ha preso un abbaglio e che la notizia era una bella bufala. Beh, bastava informarsi meglio, no?

Il computer giusto per Silvio Berlusconi (e la maggior parte degli italiani)

Ha già dichiarato di non capirci niente di computer Berlusconi ed ora una onlus italiana ha trovato la soluzione: realizzare un computer per ultra sessantenni.

Il modello del computer si chiama SimplicITy ed è realizzato da una società inglese mentre il nome del sistema operativo è Eldy ed è stato progettato da una onlus italiana. Forse ti farà sorridere, magari è anche un fake però chissà che non possa funzionare a far comprendere alcuni meccanismi della Rete ai politici italiani.

Via [Corriere]