Gli occhiali 3D: la nuova pandemia?

Avatar ha portato il boom del cinema 3D finora rimasto confinato in Italia a poche sale cinematografiche. E come tutte le cose nuove basta un nulla per far scatenare la psicosi. In questo caso l’attenzione si è posata sugli occhialini 3D e sul rischio di infezione che potrebbero portare a causa del riciclaggio degli stessi.

“L’assenza del rischio di un pericolo grave per i consumatori è garantita da tale marchio” – sottolinea il comitato consumatori. “La Comunita’ europea ha definito una serie di norme sulla sicurezza dei prodotti per tutelare i consumatori, e la commercializzazione e immissione in consumo è consentita solo ai prodotti che rispettano tutti i requisiti normativi“. Non solo. Sempre l’indagine dell’associazione rileva come, nella busta in cui sono contenuti gli occhiali forniti da alcuni importanti catene cinematografiche, si legga chiaramente la scritta ‘Made in China‘ e le avvertenze sui pericoli connessi all’utilizzo degli stessi non siano riportate in lingua italiana.

“Inoltre” – continua il Codacons – “in moltissimi cinema gli occhiali vengono riciclati e passano da uno spettatore all’altro, con rischio elevatissimo legato alla possibilità che attraverso le lacrime cadute sui vetri si trasmettano anche gravi infezioni“.

Oltre a fare le analisi di sicurezza del caso c’è da dire che ci sarebbero un elenco di cose che utilizziamo nella vita quotidiana che sono made in China oppure che vengono riciclate. Perchè le associazioni dei consumatori non pubblicano un bell’elenco con un controllo a tappeto?