Embrace the Remix (adottiamo il Remix)

Da Bob Dylan a Steve Jobs chi non ha creato un nuovo media usando vecchi media attraverso un Remix? Copiando, trasformando e combinando, elementi che sono alla base del Remix che ridefinisce quindi anche il concetto di proprietà intellettuale. La nostra creatività arriva dall’esterno non dall’interno e poichè dipendiamo dagli altri forse è il caso di adottare per sempre il Remix e non rinnegare in maniera ostile questa idea ma lasciarsi ispirare.

E’ ciò che dice in questo splendido talk al TED pubblicato in agosto Kirby Ferguson. Ed è decisamente prospettico se pensi, ad esempio, a ciò che è successo solo poco tempo dopo nella disputa tra Samsung ed Apple.

Il lato oscuro del Web 2.0

Sono tre le notizie di oggi che portano diverse riflessioni sui servizi che vengono chiamati “social” (lo è ad esempio anche Gmail secondo me).
La prima è stato il lungo down di Friendfeed che non ha funzionato per molte ore: diversi utenti in panico (soprattutto blogger che evidentemente non hanno molto da fare) riversano i propri messaggi su Twitter che diventa uno strumento dedicato sempre più alle “emergenze” di tutti i tipi (peccato che la Protezione Civile ancora non lo usi…). Ed è importante capire che non si può pretendere un copyright sui propri tweet.

La seconda riguarda il casino che ha fatto Facebook che a causa di un problema tecnico negli ultimi giorni ha smistato in maniera errata alcuni messaggi sbagliando il destinatario. Un errore capitato a diversi utenti ha messo in pericolo la privacy ed i contenuti diffusi a sconosciuti: i primi sintomi saranno un calo della fiducia ed il ritorno alla email.
Dall’altra parte Facebook ha badato più alla quantità (degli utenti) che alla qualità ed alla content strategy.

La terza, ultima ma forse più importante, è il brevetto sul News Feed che Facebook ha presentato nel 2006 e sta per ottenere, una dura mossa nei confronti dei concorrenti diretti (Twitter, LinkedIN, Ning, Google Buzz, MySpace) ma anche degli utenti costretti ad usare una tecnologia proprietaria e chiusa che li considera come dei veri e propri consumatori. Ed ora si comprende anche meglio l’acquisto di Friendfeed: Zuckerberg vuole mettere a segno un bel colpo e diventare l’ideatore ufficiale del metodo che prevede un flusso di news associato ad un utente che si sviluppa in tempo reale.

E’ il lato oscuro del Web 2.0. Se sei un utente secondo Dave Winer puoi e devi scegliere chi ti offre maggiore libertà, comincia ad aprire gli occhi perchè nessun servizio è indispensabile:

Buy your own services and put your content in places where you are treated like a customer with rights that are respected. That’s still possible. In many industries it’s no longer possible, but you can get that kind of service on the Internet now, but you have to pay for it.

D’altronde la prima ed unica regola della privacy è “i’am the only one who can decide what i want to share“. Se invece lavori in una media industry comincia a dare fiducia alle piccole realtà:

If you’re in the media industry, stop partnering with the tech industry, and hire away some of their best people and give them power to run your business. This is how your boat will stay afloat. Pretending these companies are your friends is ridiculous. They don’t care about you. Look at how well they’re doing monetizing your content. This is probably what you need to learn to do, and there’s no time to learn. Hire their people away and get ready to compete.