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Il post più longevo del mondo

Una donna australiana ha scritto l’ultimo post sul suo blog all’età di 108 anni.

Sai quanti post ci sono finora su questo blog? 1549. Per non parlare dei commenti: 4990.

Ho fatto un calcolo: 1 post al giorno per 365 giorni, 365 post. Ora ho 25 anni ed obiettivamente non credo di farcela fino a 108, finirei in galera certamente molto prima.
Supponiamo che arrivi sano almeno fino a 100 anni. Restano altri 75 anni: 75×365 fa 27375 post.
Non raggiungere e lasciare ai (è proprio il caso di dirlo) “posteri” la milionata di stronzate mi consola.

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La Blogosfera non è fatta solo di link

Una brevissima riflessione alla conseguente prossima nuova apertura di Blogbabel e della sua classifica dei blog i cui parametri vengono accennati in questo post di Enrica.
Da sempre c’è la filosofia del “linka tu che linko anche io“, i blogger intrattengono relazioni online citandosi tra di loro, senza avere dei secondi fini ma anche solo per le affinità delle loro idee e costruire così una conversazione.

Ho ripetuto più volte che determinare una classifica tra un numero stretto e chiuso di blog – senza tenere conto delle infinite blogosfere parallele – ha poco senso specie nel realizzare una hit parade che si basa sullo scambio di link più che sul traffico dei rispettivi blog. Ce ne possono essere ad esempio alcuni molto noti e visitati che non sono ancora indicizzati.
Non solo: ci sono altri e nuovi strumenti come Tumblr, Twitter, Friendfeed, Technorati, Google Reader, che cambiano il modo nel quale si sviluppano le conversazioni.

Ha senso dunque continuare a considerare l’importanza di un blog soprattutto e solo dal numero di link che riceve dagli altri?

Leggendo il post di LouisGray, The importance of Blog Linking Seems to Be Declining, si comprende come le statistiche dei blog si formino in maniera diversa: ricevere un link da un importante blog, un A-list blogger, risulta ancora fondamentale per avere molti visitatori ma non basta. C’è infatti un ulteriore ma significativo sciame di voci (altri link, commenti, citazioni) che attraversano i social media per giungere fino al tuo blog. E’ un parametro da tenere in considerazione non solo numericamente ma anche qualitativamente.

Da altre parti, fuori dalla blogosfera che linka, ci sono pensieri ed idee che si evolvono e viaggiano. In futuro sarà interessante e fondamentale tenerne traccia.

Via [Phonkmeister]

L'Iran propone la pena di morte per i bloggers

iran_blogosphere_map.jpg

La mappa della blogosfera Iraniana – Via [Mapping the Iranian Blogosphere: A Harvard study]

A questo indirizzo c’è una proposta di legge tradotta in inglese introdotta nel Parlamento dell’Iran il giorno 2 luglio. Si tratta di alcune iniziative tra le quali quella di espandere alcuni crimini alla condanna della pena di morte per quelle persone che fanno attività di blogging e gestiscono siti web che “promuovono la corruzione, la pornografia e l’ateismo“. Qualcuno pensa che anche la Cina farà lo stesso.

Credo che quanto sia stato proposto dal governo dell’Iran si commenti da sè. Il Berkman Center for Internet & Society ha recentemente realizzato uno studio sulla blogosfera in Iran (file .PDF) che ha dimostrato la presenza di 60 mila blog continuamente aggiornati, un movimento giovane che sviluppa alcune contraddizioni.
Il paper descrive la blogosfera in Iran come un luogo dove le donne possono parlare dei loro diritti, i giornalisti combattere contro la censura ed i dissidenti esprimere il loro parere ed organizzarsi. Dall’altra parte però, la blogosfera Iraniana è abitata da persone che difendono la Rivoluzione Islamica, celebrano gli Hezbollah, hanno opinioni completamente differenti.
La religione è di certo uno dei temi più discussi insieme alla storia Persiana, la musica, le arti visive, lo sport e soprattutto la poesia. I bloggers Iraniani più famosi sono (come si vede nella mappa di sopra) nel settore dei “secular/reformist” che include i dissenti e quelli che hanno lasciato l’Iran negli ultimi anni per le critiche nei confronti del governo. Ci sono poi altri tre gruppi (ed i relativi sottogruppi) abbastanza diversi ed eterogenei tra loro.

Basta questo pluralismo di voci ed espressioni libere presenti online per affermare che l’Iran sia un Paese realmente democratico? Qual è la cognizione sociale che esce fuori dai nuovi media rispetto a quelli tradizionali?

In un paese liberal democratico i blog sono la maggiore e forse migliore espressione degli strumenti di comunicazione presenti su Internet: il governo in Iran blocca, filtra e censura la visibilità di molti blog facendo spostare così le conversazioni (e la loro qualità) nelle chat room e in un modello offline del tipo “taxi culture”, abbastanza simile alla condivisione delle informazioni che avviene nella blogosfera.

Questo è quanto ho potuto capire da una prima lettura dell’interessantissimo studio.

Via [Boing Boing]

L’Iran propone la pena di morte per i bloggers

iran_blogosphere_map.jpg

La mappa della blogosfera Iraniana – Via [Mapping the Iranian Blogosphere: A Harvard study]

A questo indirizzo c’è una proposta di legge tradotta in inglese introdotta nel Parlamento dell’Iran il giorno 2 luglio. Si tratta di alcune iniziative tra le quali quella di espandere alcuni crimini alla condanna della pena di morte per quelle persone che fanno attività di blogging e gestiscono siti web che “promuovono la corruzione, la pornografia e l’ateismo“. Qualcuno pensa che anche la Cina farà lo stesso.

Credo che quanto sia stato proposto dal governo dell’Iran si commenti da sè. Il Berkman Center for Internet & Society ha recentemente realizzato uno studio sulla blogosfera in Iran (file .PDF) che ha dimostrato la presenza di 60 mila blog continuamente aggiornati, un movimento giovane che sviluppa alcune contraddizioni.
Il paper descrive la blogosfera in Iran come un luogo dove le donne possono parlare dei loro diritti, i giornalisti combattere contro la censura ed i dissidenti esprimere il loro parere ed organizzarsi. Dall’altra parte però, la blogosfera Iraniana è abitata da persone che difendono la Rivoluzione Islamica, celebrano gli Hezbollah, hanno opinioni completamente differenti.
La religione è di certo uno dei temi più discussi insieme alla storia Persiana, la musica, le arti visive, lo sport e soprattutto la poesia. I bloggers Iraniani più famosi sono (come si vede nella mappa di sopra) nel settore dei “secular/reformist” che include i dissenti e quelli che hanno lasciato l’Iran negli ultimi anni per le critiche nei confronti del governo. Ci sono poi altri tre gruppi (ed i relativi sottogruppi) abbastanza diversi ed eterogenei tra loro.

Basta questo pluralismo di voci ed espressioni libere presenti online per affermare che l’Iran sia un Paese realmente democratico? Qual è la cognizione sociale che esce fuori dai nuovi media rispetto a quelli tradizionali?

In un paese liberal democratico i blog sono la maggiore e forse migliore espressione degli strumenti di comunicazione presenti su Internet: il governo in Iran blocca, filtra e censura la visibilità di molti blog facendo spostare così le conversazioni (e la loro qualità) nelle chat room e in un modello offline del tipo “taxi culture”, abbastanza simile alla condivisione delle informazioni che avviene nella blogosfera.

Questo è quanto ho potuto capire da una prima lettura dell’interessantissimo studio.

Via [Boing Boing]

From Bookmakers to Wordmakers?

saplicensing.jpg

L’Associated Press secondo il New York Times (un membro di AP) vuole regolamentare l’uso degli articoli dei magazine sui blog con una proposta che appare davvero bizzarra: come scrive Boing Boing se sei un giornalista o un blogger e vuoi citare almeno 5 parole di un articolo di un giornale dovrai pagare una licenza (che potrebbero revocare quando vogliono loro) di circa 12,50 dollari. Il tariffario completo è presente nell’immagine sopra.

Proposte come quelle di AP dimostrano – per quanti fossero ancora scettici – che il controllo delle informazioni su Internet come per i media tradizionali è un settore fondamentale per l’economia e la nostra società. Il punto è che i Social Media e la Rete stessa impediscono per la loro natura intrinseca una forma di bavaglio seppure sempre più frequentemente si commetta l’errore (?) di scrivere (e/o leggere) per la macchina.

Tu ce li vedi i bookmakers trasformarsi in wordmakers? Immagina la scena: “Scusi, a quanto lo danno oggi questo articolo di Repubblica?”

Ma ‘ndo vai se il blog all’estero non ce l’hai?

Vorrei sfatare con il vostro aiuto uno dei tanti miti che si sono diffusi in questi anni su Internet.

Devo dire che con il proliferarsi in Italia dei blog, sono aumentate anche le denunce e querele per diffamazione ai blogger che scrivono sul loro diario personale. Ben più grave è, specie se non ci sono altri tipi di illeciti, il sequestro preventivo del sito web, in questo caso del blog. E’ successo a Sergio Sarnari ed ultimamente è capitato in maniera decisamente più pesante al blog di Antonino Monteleone, il quale discute di politica e criminalità (trovate qui i post fino ad Agosto): qui Antonio spiega i motivi per i quali gli hanno sequestrato preventivamente il sito web.

Per stare tranquilli non basta avere il proprio blog su un server che si trovi all’estero. Cito da pagina 85 de “Il Minottino” di Daniele Minotti:

La Cassazione osserva che essendo la diffamazione un reato consistente nell’offesa alla reputazione, essa si consuma nel luogo e nel momento in cui i destinatari della comunicazione (diversi dall’offeso) percepiscono le espressioni offensive.

Se l’evento si è verificato (anche) in Italia (nel senso che l’offesa è stata recepita – anche – in Italia), allora il giudice italiano può giudicare. Ecco perché, allora, in tanti casi il “trucco” del “server all’estero” non ha molto senso.

Inoltre per quanto riguarda la possibilità di sequestro dei blog, sempre da “Il Minottino”:

“Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili”.

Quello appena riportato è il testo dell’art. 21, comma 3, della nostra Costituzione repubblicana. E, sul punto, un giudice milanese ha già fatto chiarezza (Tribunale di Milano, 2002) affermando, appunto, che la stampa, anche quella telematica, non è sequestrabile.

Giusto o non giusto, piaccia o meno (e malgrado quanto detto sin qui) il Web non è, di per sé, stampa. Ne consegue che le regole di quest’ultima non possono trovare applicazione, nel bene e nel male. Se parliamo di sequestri, dunque, il Web che non sia
stampa (testata registrata) può essere sottoposto a sequestro.

Mi chiedo allora come mai ad esempio il blog di Travaglio, Gomez e Corrias non sia stato mai attaccato da nessuno: anche sul Web vale la legge del “i pesci grandi colpiscono quelli piccoli”?

[UPDATE, Sunday 15]

- Sul blog di Beppe Grillo c’è un intervista video con Antonino Monteleone.