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Essere blogger in Italia

Mentre spesso circolano dei pipponi esagerati sull’utilità dei blog in giro ci sono anche tanti bambini digitali che se ne fregano e continuano a scrivere.

Anche se ho sempre detestato il termine blogger usato come aggettivo o distinguo, una delle iniziative editoriali che sto apprezzando molto è la serie del Corriere del Mezzogiorno “Essere blogger a” in città come Napoli e Palermo. I blogger vengono intervistati in maniera originale, non si parla soltanto dei loro blog ma anche della loro vita, cosa fanno, cosa pensano.

Il blog dunque diventa soltanto un accessorio come un altro per esprimere non più il proprio ego ma le passioni più genuine, la voglia di condivisione, sapere, cambiamento. Come Corrado di Vigopensiero, un agronomo siciliano che scrive quasi 100 post al mese e che se ne frega di Google e della SEO: a lui basta coltivare la sua terra, vendere le sue arance rosse e occuparsi delle spinosissime questioni degli agricoltori siciliani. Con un blog al posto di un forcone.

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Gli aggregatori e i blog nei giornali funzionano?

Qualche anno fa mi colpì un dato su Google News: metà degli utenti guardavano le news senza cliccarci sopra. Un bel tema da affrontare al prossimo Festival del Giornalismo potrebbe essere quello di ripensare a questo modello.

Patrick B. Pexton ieri racconta le vicende di BlogPost, una sezione del Washington Post che consiste in un blog che segue le notizie più popolari in Rete, sia quelle nazionali che internazionali cavalcando i trend del momento.

Il blog doveva raggiungere da 1 a 2 milioni di visite ma non ci è mai riuscito. La media di post pubblicati al giorno è stata di circa 6 e la signora Flock, l’unica a curare questa sezione, ha ricevuto di recente delle note negative perchè ha preso delle grosse cantonate con due articoli che erano scritti male e non erano veritieri. Il Washington Post ha delle linee guida editoriali precise e richiede ai propri blogger un elevato grado di qualità affinchè le seguano e non si occupino di essere sul pezzo o attirare traffico ma di pubblicare notizie precise (almeno è quanto dichiarano pubblicamente).

Negli anni molti degli aggregatori che avevo nei bookmark del mio browser sono morti, scomparsi, sepolti un po’ da Google, un po’ dall’informazione liquida. Digg e Reddit se la cavano a malapena mentre sono interessanti esperimenti come Muck Rack che evidenzia gli argomenti più caldi discussi dai giornalisti che hanno un profilo su Twitter.

Sono 3 infatti i livelli principali e più diffusi nell’aggregazione delle news:

- Raccogliere le storie che hanno più successo su di un argomento e segnalare i link ai lettori;
- Riconfezionare le notizie prendendole da diverse fonti riscrivendole e corredandole di link e fonti cercando anche di “curarle” al meglio;
- La peggiore, molto vicina alla prima, è il totale furto di articoli, notizie, citazioni o approfondimenti senza citare la fonte dalla quale viene presa.

E’ plausibile e utile che Repubblica, Corriere, Il Fatto Quotidiano e gli altri inseriscano al loro interno servizi come Liquida? A che serve coltivare un gruppo di blogger affinchè scrivano se poi lo fanno male? Traffico e introiti pubblicitari non sono tutto.

Il problema dei lettori resta sempre quello: mettere ordine nell’information overload decidendo dove, come e perchè diventare prosumer. Penso ad esempio all’arrivo dell’Huffington Post in Italia (voci dicono che lo dirigerà Lilli Gruber…) e al vecchio e inutile scontro tra blogger e giornalisti “digitali” che potrà creare delle zuffe divertenti e irritanti.
Servizi come Zite, Storify, Wavii, Etalia (son curioso di scoprirlo) forse ci aiuteranno a creare canali personalizzati, a fare ordine tra le informazioni ma poichè abbiamo imparato che le notizie partono, nascono, si diffondono e vivono attraverso i social media, Facebook, Twitter o Google+ che siano, sarà sempre più difficile e complicato distinguere quelle buone da quella cattive.

Corso di WordPress: pubblicare un sito web e scrivere felici senza saper programmare

Corso di WordPress

Non amo molto fare formazione, preferisco imparare. Questa volta però ho accettato l’invito dell’associazione culturale TresArt (che si occupa di corsi sulla grafica e fotografia) e ho deciso di fare un Corso di WordPress.

E’un corso base sia pratico che teorico rivolto ai principianti, a chi non ha mai usato WordPress o si avvicina per la prima volta alla pubblicazione su Web e vuole muovere i primi passi. E’ un primo tentativo di fare cultura digitale in maniera semplice qui a Caserta, non credo ci sia mai stato un corso del genere in Provincia.
Su www.corso.dariosalvelli.com ci sono tutte le informazioni su modalità, luogo e costi mentre c’è anche un evento Facebook da girare agli amici interessati.

Il 20 Febbraio alle ore 20 presso la sede di TresArt ci sarà il primo breve incontro preliminare di presentazione del corso, la partecipazione è aperta a tutti, non obbliga e non vincola alla frequentazione del corso ma consiglio di prenotarsi per avere priorità se si decide di fare il corso.

Sicuramente molti dei lettori di questo blog non avranno bisogno di queste competenze dunque invito a far girare il sito del corso ad altre persone che magari sono a digiuno di piattaforme CMS e di blogging. Sarà un modo per me per imparare dagli altri, confrontarmi e soprattutto smettere di lamentarmi della scarsa alfabetizzazione che c’è in giro e fare finalmente qualcosa.

I Blog e l’essere un “Bambino Digitale”

Da sempre mi chiedo dove e come si sviluppino le conversazioni ed è per questo che al calare dell’influenza di qualche blog già nel 2009 avevo l’impressione che avremmo dovuto parlare presto di microsfera accontentando quindi quanti ciclicamente gufano sui blog (e su qualsiasi cosa per la verità, un po’ come se aspirassero alla pirandelliana patente di secciatori).

Dall’esplosione Big Blog Bang del 2006 alla mappa della blogosfera italiana di Vincos del 2011: come sono cambiati i blog? Non so risponderti ma posso dire come sono cambiato e parlarti del mio 2011.

Questo blog conta circa 3792 post pubblicati dal 2002 quando era su WordPress.com, probabilmente qualcuno è andato perso tra un trasferimento e l’altro. Nel 2011 ho scritto e pubblicato 471 post, più di 1 post al giorno: non so quanti di questi fossero stronzate ma tutti sicuramente spontanei come mi sono imposto nelle regole del blog. Facendo i conti ho pensato che forse dovrei addirittura diminuirne il volume.

Gigi non è colpa tua, stai tranquillo, è da tempo che mi chiedo come si valorizza la blogosfera e sono arrivato alla conclusione che generalizzare e aggregare gusti, preferenze e necessità è profondamente sbagliato.
C’è chi ama leggere i forum o curiosare tra i blog e i profili YouTube, chi ama usare Google News, feed RSS o la search, chi preferisce fare lo smanettone su IRC (si, esiste ancora!), un gruppo di Facebook o chattare su Skype e Facebook, usare Second Life, una web app o Angry Birds, chi ama bullarsi di sfogliare Flipboard, Goodreads, Anobii, Hacker News e altre diavolerie.

L’equazione Blog= You + Autoreferenziale + Influente si scontra da sempre con l’impressione che la blogosfera sia collaborativa solo quando deve declamare de profundis o sostenere cause partigiane. Qualche anno fa lessi la lista dei luoghi peggiori dove essere un blogger e c’erano quasi tutti i Paesi dove poi sono scoppiati moti di rivoluzione. E’ un caso?

Ognuno ha le sue gioie ed i suoi dolori digitali, basterebbe comprendere, ascoltare le differenze e magari dialogare evitando di cantare sempre in coro l’ultima messa. Se ti stufi di avere un Tumblr o un profilo Facebook non puoi urlare a tutto il mondo che un tlog è noioso o un social network da stupidi.
Io mi sentivo fuori dal tunnel della blogosfera e ho ancora la stessa sensazione ma sono contento di essere un “blogger disadattato” perchè solo così riesco ad essere me stesso. Posso permettermi di continuare a sperimentare in libertà con la stessa voglia di scrivere questo blog del primo post (anch’io ho avuto momenti di stop ma credo siano comprensibili come in tutte le attività della vita) e lo stesso stupore quando qualcuno dice di leggermi.

Probabilmente non sono un vero e proprio nativo digitale ma consentitemi di essere un “bambino digitale“: potete cambiate le regole, i giocatori, il tabellone ed il pallone ma non inibire la mia voglia matta di giocare.

Quando di blog e social network si muore

Quarantamila persone uccise in 5 anni per la droga. Qualche giorno fa il massacro di 35 persone assassinate in una strada trafficata a Boca del Rio, sabato a Nuevo Laredo la giornalista María Elizabeth Macías Castro viene decapitata e i narcotrafficanti lasciano accanto un messaggio:

Nuevo Laredo en Vivo e siti di social network, sono La Nena de Laredo e sono qui a causa dei miei e dei vostri resoconti. Per quelli che non ci vogliono credere, questo mi è successo a causa delle mie azioni, perché ho creduto nell’esercito e nella marina. Grazie per la vostra attenzione, con rispetto, La Nena de Laredo…ZZZZ

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Pausa vacanza

Secondo me abolire la legge elettorale, il Porcellum, è cosa buona e giusta così come eliminare gli sprechi delle Province: bisognerà vedere però quali saranno le proposte di legge popolare che Di Pietro e Grillo porteranno avanti. Ne riparleremo a fine agosto: questo blog per ora va in vacanza per una settimana circa ma è possibile seguirmi su Facebook e Twitter dove qualcosa pubblicherò (immagino foto). Contrariamente a quanto fanno i nostri politici (buone vacanze stronzi!) le mie vacanze durano meno perchè non so stare senza fare niente.

Per qualsiasi cosa scrivimi a: info chiocciola dariosalvelli.com