La pubblicità su Facebook e Twitter non è per bambini

The Advertising Association, the industry body which represents the UK advertising and media industry, has agreed a set of proposals to tighten some digital advertising practices so that they are policed by the Advertising Standards Authority in the same way as TV, press, poster and radio ads.
The ASA regulates all paid-for digital advertising, such as banners and display ads on websites, but so far does not police advertising activity on a company’s own website, a campaign microsite or the via profiles on sites such as Facebook, MySpace and Twitter.

In UK vogliono regolamentare la pubblicità su Twitter, Facebook, MySpace, insomma tutti i siti “social”. Quanto siamo vicini alla nascita di un Moige della Rete?

Via [Guardian]

La RAI si dimentica dei bambini

Rispetto chiunque lavora per il servizio pubblico televisivo, ci mancherebbe. Ci saranno sicuramente professionalità eccelse e da difendere.
Non capisco invece alcune scelte della RAI come l’eliminazione da Ottobre di alcuni programmi televisivi per bambini quali la melevisione, trebisonda, il tg dei ragazzi (quest’ultima l’ho sempre trovata un’idea molto intelligente). Insomma Dodò aveva una pessima voce ma non era così male l’Albero Azzurro.

E’ come se ci fossero bambini di serie A, quelli che possono permettersi il satellite con un’ampia varietà di scelta, ed altri di serie B, quelli che a malapena riescono ad accontentarsi del digitale con mille repliche dei soliti cartoon.
Non è solo un problema economico e di opportunità ma culturale: l’impressione che la tv italiana sia peggiorata negli anni coincide proprio con l’eliminazione di alcune categorie d’interesse trainanti, i libri, il teatro, la musica classica, la pubblicità intelligente, il dibattito costruttivo.
Ci si è voluti complicare inutilmente le cose con reality e format inutilmente innovativi spesso soltanto trash quando bastava continuare a coccolare ed alimentare le passioni di un pubblico variegato.

E la disattenzione nei confronti dei giovani e dei bambini è sintomo di una insensibilità che porta ad un palinsesto incosciente e non eterogeneo: se da una parte infatti allontanerà i più piccoli dalla tv, dall’altra li spingerà verso altri strumenti. Internet, i computer, i media center, le console per videogame, gli smartphone.
Perchè i contenuti ovvero la creatività e le idee dei bambini saranno sempre centrali e vinceranno anche sui bilanci: sarà importante per gli autori adattarsi a device diversi da una passiva e noiosa scatola chiusa.

Ditegli sempre di si

Il copione è quello di una vecchia commedia di Eduardo De Filippo con tanto di barzelletta. Silvio Berlusconi in gran forma chiede ai bambini de l’Aquila se è un buon Presidente: ma buono nel senso di gentile o di efficiente?
Ai posteri – i bambini quando saranno cresciuti e si troveranno senza pensione – l’ardua sentenza.

Troppo giovani per cercare su Google

Oggi mi ha colpito l’articolo del New York Times “Helping Children Find What They Need on the Internet” sui bambini di 7, 9 e 13 anni che sono frustati perchè non trovano sui motori di ricerca ciò che cercano o meglio quello di cui hanno bisogno. Perchè sbagliano a cercare non usando le keyword giuste o perchè i risultati non li soddisfano.

Ed è soprattutto su questi limiti dei motori di ricerca che questo studio si sofferma: se gli adulti scelgono Google secondo alcuni metri di giudizio, un bambino potrebbe sceglierlo oppure optare per Bing, Yahoo, in base ad altri punti di vista. D’altronde i search engine sono costruiti e progettati nel mondo più semplice possibile affinchè vengano usati da tutti ma sono pensati da adulti per altri adulti.
Sarebbe un grosso errore considerare le problematiche dei bambini molto lontane rispetto a quelle che hanno gli adulti nei confronti dei motori di ricerca. Lo afferma nell’articolo Irene Au, direttore della User Experience a Google:

If we can solve that for children we can solve that for adults

E’ vero però anche il contrario, i bambini non sono poi così stupidi anzi spesso sono più veloci ed intelligenti dei grandi quando devono riconoscere una immagine oppure un suono. Chissà come si comportano ad esempio quando usano YouTube!

Benjamin Feshbach, uno dei bambini che hanno partecipato allo studio giunge alla sua conclusione secondo la quale in futuro “ci sarà un programma dove Google farà ai bambini delle domande su ciò che stanno cercando

La diseducazione della politica

Cantanti, comici, attori, gli artisti in generale sono tra i primi comunicatori ma hanno preso il posto dei politici che, invece, sempre più spesso deludono, si allontanano da qualsiasi principio e diseducano. Come nel caso del coro razzista di Salvini nei confronti dei meridionali, una brutta pagina dipinta da un singolo che forse rappresenta una più larga parte adulta e consapevole della società italiana. E questa colpevolezza non sorprende nè in fondo preoccupa perchè siamo abituati alla mediocrità anzi a non fare nulla per distinguerci se non per ambizioni personali.
Ciò che invece deve destare attenzione è la scuola e l’istruzione, perchè il mondo dei bambini e dei giovani sono il presente ed il futuro dell’Italia. Quello che è successo a Treviso ad un bimbo napoletano è un segnale abbastanza grave che deve portare ad idee serie più che a riflessioni:

Lo chiamavano “figlio di camorrista”. Dicevano che “puzzava” perché era “meridionale”. In classe i compagni gli cantavano il coro che l’eurodeputato Matteo Salvini intonava nelle feste di piazza: “Senti che puzza, scappano anche i cani. Stanno arrivando i napoletani”.
Hanno sbeffeggiavano mio figlio per mesi. Dicevano che era un camorrista perchè era nato a Napoli. Lo emarginavano neppure fosse un appestato. Disinfettavano le penne dopo che lui le aveva toccate: dicevano che puzzavano. C’era una situazione per nulla serena e il rendimento di mio figlio ne ha risentito”. A luglio Antonio è stato bocciato, eppure l’anno precedente, in quinta elementare, le maestre erano soddisfatte del suo rendimento scolastico, convinte che avrebbe superato le medie brillantemente.

Per quel bambino “napoletano” sarà un aggettivo dispregiativo, una colpa ed una macchia che lo rendono in qualche modo diverso dagli altri, da una presunta normalità imposta dagli adulti. Solo crescendo capirà che la vita è fatta di stronzi, quelli sì che puzzano davvero.
La politica deve tornare ad essere responsabile di ciò che fa (assumendone i rischi), dare il buon esempio poggiandosi su un qualsiasivoglia principio che sia completamente diverso dall’attuale: nascondere prima ed affondare poi la mano nella pentola di contraddizioni tanto evidenti quanto ridicole. Se questa politica non vuole educare e proporre – perchè non può e non ne è capace – per lo meno non deve diseducare al peggio.