Quel tiranno dell’algoritmo di Google

Cercare “Vatican” su Google e ritrovarsi siti che riguardano la pedofilia ed il sesso è solo uno degli esempi in cui l’algoritmo di un motore fa cilecca. Gli ingegneri di Google agiscono sull’algoritmo un centinaio di volte l’anno (questo dovrebbe essere uno dei tanti) ed hanno un potere enorme sulla gestione delle tue pagine web.
L’impatto dell’algoritmo di Google sull’economia di Internet è forte, non a caso l’antitrust ha richiamato diverse volte l’azienda di Mountain View per pratica scorretta nei confronti dei concorrenti in quanto ha favorito i propri servizi e per diverse storie di brevetti.

D’altronde Google ha sempre puntato solo a migliorare la qualità dei propri risultati di ricerca senza nessun aiuto a sviluppare il business dei concorrenti. Rimane da sempre un mistero come sia possibile valutare e favorire un sito web invece che un altro: forzare la pubblicazione dell’algoritmo da parte di Google lo distruggerebbe come motore di ricerca mentre chiedere che ogni aggiornamento passi sotto gli occhi degli organismi di controllo ne rallenterebbero e limiterebbero la crescita.

Google sta cercando di sistemare i risultati per la parola “Vatican” solo in seguito a segnalazioni ed articoli usciti sui media e sembra riuscirci male:

Se Google vuole essere ancora l’autostrada nella quale viaggiano le informazioni più importanti allora deve adeguarsi e cambiare, forse anche aprirsi. Quanto è importante essere sempre alla ricerca di alternative: una di queste è DuckDuckGo e spero di parlartene presto.

Google rischia grosso: se alla fine il Web diventasse un enorme archivio di Wiki con un motore di ricerca indipendente e non commerciale?

L’algoritmo che riconosce il sarcasmo

DilbertSarcasm

Non so se saranno contenti i ragazzi di Spinoza ma sembra proprio che alla Hebrew University abbiano realizzato un algoritmo in grado di riconoscere il sarcasmo.
Il suo nome è SASI (Semi-supervised Algorithm for Sarcasm Identification) e può identificare l’ironia nelle frasi delle recensioni dei prodotti con una precisione del 77%. Per creare questo algoritmo infatti i ricercatori hanno analizato circa 66 mila recensioni su Amazon.com.