I giornalisti sono aggregatori

Tempo e attenzione. Aggregare nell’accezione positiva del termine, nel riportare, far riemergere e approfondire ciò che le persone dicono. I giornalisti sono sempre stati aggregatori, non produttori di contenuti ma quindi di “senso”.
Ed è proprio nella ricerca e nel ping pong dell’informazione che si creano storie. Un po’ come fanno già strumenti come Storify e come sono certo faranno molti giornalisti attraverso la futura YouTube TV che con i loro Live da tutto il mondo aggregaranno divani, case, menti e necessità a volte comuni e condivise come nel caso delle radiazioni sociali.

Foto: http://breannschossow.tumblr.com/

Come organizzare la dieta digitale con i recommender system

Sono un consumatore di notizie e approfondimenti e sto cercando di risolvere il problema di come organizzare la mia dieta digitale visto che la carta è quasi scomparsa dalla mia scrivania.

La prima cosa che ho fatto è sistemare Google Reader ordinando i feed RSS per cartelle, argomenti (tag) e infine lingua. Ho già una serie di fonti che leggo spesso perchè mi piacciono e le trovo autorevoli ma stavo cercando un motore che raccolga i miei interessi automaticamente (magari trovando nuove fonti) e mi semplifichi la lettura.

Li chiamano sistemi di “recommendation systems“. Uno di questi è stato lanciato da Worio lo scorso Marzo: si tratta di Zite.
Zite si definisce come una sorta di “personal web filter” cioè un filtro organizzato in maniera che tu possa scegliere quali fonti leggere in funzioni dei tuoi interessi: nella procedura di iscrizione Zite chiede subito il tuo profilo Twitter e quello di del.iciou.us e li analizza per capire quali sono gli argomenti che leggi più spesso.

E’ proprio questa analisi automatica che fa la differenza rispetto a Google Reader: è possibile comunque nella sidebar di destra aggiungere o rimuovere gli argomenti che ti interessano (le keywords) in funzione dei tuoi bisogni e Zite compilerà per te una lista di blog e siti web di discreta qualità. Ho scoperto infatti diversi link interessanti da fonti che non conoscevo.

Se ti interessa ho due inviti per provare Zite (UPDATE: gli inviti sono finiti!): i più veloci nei commenti saranno invitati a questo servizio.

Ci sono altri motori che fanno il lavoro di Zite. Ne cito alcuni affinchè tu possa provarli, scegliere il migliore e segnalarmene qualcun altro: Yourversion, Oneriot, Lazyfeed.

Digg è morto! Viva Digg

digg

Puoi votare questa storia su DIGG

In un web sempre più aggregato e spezzettato muore quello che è stato per anni il principale aggregatore (e simbolo) dei geek ma non solo. Quando si installava WordPress non poteva mancare il suo plugin, era al primo posto tra tutti affinchè le persone votassero i tuoi post accrescendone la popolarità sul servizio.

Oggi le notizie forse non si leggono più per prima e solo su Digg come accadeva qualche anno fa ma arrivano in altri posti, sui social network, attraverso le applicazioni mobili. Vale lo stesso per Slashdot e Reddit che sono diventati soprattutto aggregatori di discussioni e commenti, citazioni.

Dall’altra parte anche strumenti come Google News hanno dimostrato una debolezza nel controllo delle notizie evidenziando l’inadeguatezza della qualità degli algoritmi nelle scelte, nei filtri, nelle rettifiche, che diventano di qualità soltanto attraverso una redazione umana.
Digg ha perso un terzo del traffico nel solo mese di Aprile con un crollo devastante mentre i cloni italiani dell’editoria sociale, OkNotizie, Diggita, ZicZac, non mi sembra se la passino meglio per volume di traffico ed importanza dei contenuti: quanti di voi s’informano usando questi strumenti?

Il declino di Digg ha tre cause: la prima è il fiorire dei social network e di Facebook e Twitter che sono riusciti a centralizzare buona parte del web o ancora meglio degli utenti attivi online. Sono nati aggregatori per Facebook e Twitter, le persone hanno cominciato a pubblicare le notizie esclusivamente sui social network, le conversazioni hanno cambiato il modo in cui si sviluppavano, la blogosfera si è allargata così come il tentativo di valorizzarla (con tutti i suoi difetti), è avvenuto il passaggio dai link alle relazioni.

Il secondo motivo riguarda Digg è la sua mancata e definitiva evoluzione negli anni: non c’è mai stata una strategia precisa che abbia puntato al futuro, tentativi maldestri di inserire l’advertising facendolo diventare informazione pura, cattiva gestione della community e del mercato dei voti, funzioni retrogade come la toolbar già morta e sepolta. La DiggTV con Diggnation ed altri show hanno cercato di fare traffico e smuovere un po’ la community ma a fine 2010 anche questi moriranno, per lo meno il programma di Kevin Rose.
Digg Labs era ed è uno splendido laboratorio che ha anticipato alcuni trend in Rete (penso a quello delle infografiche, al concetto di fan, dei preferiti, dell’attività degli amici, delle notizie in real time) ma non ha mai influito completamente sul motore di Digg e sulla sua idea di social rating.

Ultimo ma non meno importante è proprio il sistema di “social rating”, di voto della notizia. Un argomento che per te è interessante potrebbe essere completamente irrilevante ai miei occhi: deciderlo con un semplice voto ed un click è contro ogni possibile teoria su “coda lunga”, word of mouth e contenuti generati dagli utenti.
L’editoria sociale funziona per selezionare interessi ed affinità ma non è in grado in nessun servizio web di dettare un’agenda setting universale, che vada bene per tutti. A Digg se ne sono accorti subito con molte funzioni di personalizzazione e filtro ma probabilmente non è bastato.
Esprimere un gradimento (razionale ed emozionale dunque analogico) con un giudizio binario (quindi digitale) è insufficiente e superficiale: Facebook ci ha provato con il “mi piace” e per ora gli è andata bene ma rischia di coltivare un vuoto esercito di like pronto a dire “si” o “no” a comando.

Questo non è un coccodrillo o un funerale che consacra Digg nell’inferno delle internet company ma sono riflessioni su di un suo possibile futuro, in fondo per il suo ideatore (e forse per molta parte degli utenti) Digg è sempre andato bene così com’è, quasi fosse un ristorante come ha dichiarato all’ultimo Working Capital di Bologna Giacomo “Peldi” Guilizzoni per il suo Balsamiq.

Chissà come sarebbe andata se Google avesse comprato Digg

L’aggregatore fai da te

Dopo Liquida ora c’è Blognation sponsorizzato da mamma Telecom che forse farebbe meglio a mettere i soldi subito nelle idee che vengono fuori dai Working Capital. In Italia ormai facciamo solo aggregatori di blog (sempre gli stessi) e classifiche, sembra che sappiamo fare (e neanche tanto bene) solo questo.

Dov’è finita la creatività e la voglia di mettersi in gioco per fare qualcosa di nuovo, che non sia la brutta copia di un Digg, uno Slate? Per fortuna ci sono ancora iniziative se non originali per lo meno coraggiose come Buskerlabel.