Reinventare i giornali: what is the newspaper of the future?

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Photo Credit: inju

E’ quasi seccante leggere da ogni parte che i giornali sono morti e che la carta stampata sarà superata dal Web e dai Plastic Logic reader. Quando la realtà è ancora molto legata all’analogico e tradizionale modo di sfogliare gli articoli, raccogliere la pubblicità per sostenere economicamente i giornali. La vera domanda è: scompariranno per davvero i giornali e tutte le relative figure professionali o rimarrano quei pochi eletti in grado di rappresentare una vera evoluzione dell’informazione? Se si, come saranno?

Non sono un editore nè un giornalista che vive da dentro queste dinamiche. Da lettore sono però convinto che la risposta stia nel secondo scenario: eppure ormai leggo pochissimo i quotidiani. E’ per questo che ritengo sia importante reinventare i giornali. Non basta solo innovarli e portarli online: quella è una fase necessaria se si vuole contrastare il Web.

– Quanto e come sono importanti le news e l’Instant Op-Ed ed avere un team di esperti opinionisti pronti a commentare ed a coinvolgere i lettori? Quanto rende investire invece in inchieste e dossier di qualità?
Giornalismo partecipativo (on-off line): funziona veramente? E’ in grado di costruire contenuti affidabili e di valore?
Analizzando il lavoro di redazioni spontanee come quella di Agoravox Italia cosa ne esce fuori?

– Think local, global o glocal?

– Quali modelli pubblicitari usare? Abbonamento low cost o advertising spinto? Conviene focalizzarsi più sull’online o incrociare l’edizione cartacea con quella digitale?

Ok, per l’economia non è un bel periodo. E se invece fosse questo quello giusto per aprire un nuovo giornale? Seth Godin scrive alcune (troppo semplici?) regole su come far partire un newspaper, un giornale locale. Think local, quindi.
E, casualmente, tra i diversi suggerimenti Godin si avvicina a raccontare un po’ la storia di editori come l’italiana minimum fax.

1) Raccogli alcune persone che siano disposte a scrivere in un ufficio.
2) Intervista studenti o rappresentati politici della tua zona (magari telefonicamente) e procacciati indirizzi email di almeno 20 famiglie ai quali proponi la sottoscrizione gratuita del tuo giornalino.
3) Invialo due volte a settimana via email.
4) Dopo una settimana avrai più di 500 lettori e circa 20 piccoli ed interessanti articoli o suggerimenti dei tuoi readers, i vicini di casa insomma.
5) Dopo un mese ogni persona della tua città lo leggerà e lo segnalerà agli amici.

Ok, non avrai realizzato il New York Times ma forse più qualcosa simile ad un giornalino universitario (ricordi quando c’erano quelli parrocchiali che veniva impaginati dal cugino bravo con Publisher?) però tutto comincia sempre dalle piccole cose, dai dettagli. Si, certo, siamo pieni di free press. E’ che menarla sul “local” a parole è abbastanza facile, specie per gli americani.
Qui in Italia le persone leggono meno, a partire dai libri per continuare con la carta stampata. La sfida è aperta: chi vuole provare a vedere se funziona veramente pensare locale?

[UPDATE]

– Lo stesso Godin riflette nuovamente sui giornali analizzando in un veloce elenco le sezioni dei newspapers.