Quando i bambini fanno “je so’ pazzo”

Oggi è Pasquetta ed il meteo nelle regioni italiane non dice nulla di buono: temporali, neve a bassa quota, nebbia. Insomma la classica gita fuori porta potrebbe essere rovinata.

Ed allora gli Italiani per consolarsi della stagione infame (considerando anche quella politica) hanno comprato ben 380 milioni di pezzi per il pranzo di oggi e durante la settimana santa (per molti ma non per altri) appena trascorsa. Otto italiani su 10 poi rimarranno a casa: in tempi di magro conviene anche tenerli da parte i soldini. Tanto il ponte del 1 Maggio sarà abbastanza lungo quest’anno.

Un aneddoto di vita vissuta però ve lo racconto, perchè mi va.

Io non sono credente, per me Pasqua è un periodo come un altro: ieri ero fuori strada con la mia fedele acustica (il regalo più bello che mi abbiano mai fatto in vita mia) che attendevo l’arrivo degli amici quando passano un gruppo di tre ragazzini, due fratelli ed una sorella. Qualcuno potrebbe chiamarli scugnizzi ma sono bambini come tanti altri che a causa di una qualche difficoltà di vivere crescono più in fretta. O semplicemente perchè sono molto vivaci: il più grande avrà avuto poco più di 11 anni.
Mi chiedono una sigaretta ma non sanno che non fumo: a grande richiesta mi esortano a suonare una canzone con il loro accento napoletano. Inizio con “La Canzone del sole” di Lucio Battisti: per la semplicità del testo e del motivo la conoscono tutti anche i più piccoli. Quasi meglio che l’Inno di Mameli.

Sono entusiasti di come suono (me la cavo ma come uno strimpellatore da osteria, anzi forse neanche) e attendo che arrivi qualche altra richiesta magari di qualche canzone più moderna: uno di loro in un lampo di passione mi dice “la sai quella dei Cesaroni?“. Io non so neanche chi siano questi Cesaroni e squoto la testa, infreddolito dal vento per nulla primaverile.

Così, mentre mi dicono i loro nomi raccontandomi della domenica di Pasqua, prendo un vecchio spartito di Pino Daniele: “la conoscete Je so’ pazzo?”. “Siiiii, dài suonala!!!“.
All’inizio mentre suonavo mi sentivo come “Papà Castoro” poi mi sono lasciato andare fino all’ultimo “je sò pazzo” con censura. La più grande, Marzia mi lascia dicendomi: “mi raccomando, non ti drogare nè fumare mai“. Ed io un po stupito: “guarda che dovrei dirlo io a voi. Non fumate o per lo meno se proprio lo dovete fare, fumate poco…“.

Vanno via al riparo dal vento e dal cielo grigio pedalando di corsa. Li sento da lontano cantare a squarciagola e fischiare: “Je so’ pazzo!“.

Author: Dario Salvelli

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