Perchè l’obbligo di rettifica sui siti informatici è inapplicabile

logobavaglionetworkani

Quella del diritto alla rete non è una grottesca lotta giacobina tutta Italiana ma internazionale: se anche uno dei più influenti giudici americani propone di vietare di dare link ai giornali senza permesso diventa chiaro che bisogna preservare i diritti digitali e tra tutti quello di avere una informazione su Internet libera, non legata a dinamiche arcaiche. Tanto state tranquilli: la carta stampata difficilmente morirà (presto).

La strada verso il 14 luglio prosegue con alcune proposte ed iniziative parallele al silenzio rumoroso ideato da Alessandro Gilioli. C’era da aspettarselo, la rete è fatta così, si muove su idee di singoli che a volte finiscono inevitabilmente per incrociarsi.

In realtà finora ho letto in giro per la blogosfera ancora pochi commenti ed idee sull’obbligo di rettifica dei siti informatici: questo aggregatore sul 14 Luglio di Friendfeed lo dimostra, sono quasi convinto che finchè Beppe Grillo non farà un post sul suo blog ciò che sta succedendo resterà nel sommerso mondo di pochi blogger senza raggiungere la massa. E, vi prego, ancora una volta, per saltare banali ragionamenti come quello di Filippo Facci su Il Giornale di non dare risalto con risposte ad articoli volutamente provocatori e fuori luogo, che escono fuori solo ed esclusivamente in queste occasioni senza andare mai al nocciolo della questione. Si parla a sproposito di Rete, solo quando fa comodo stare sul pezzo oppure ci sono interessi in ballo da difendere e criticare.

L’obbligo di rettifica viene confuso con l’anonimato e la diffamazione online a spadatratta. Quanti di voi in Italia sono stati citati in tribunale da Gigi Moncalvo oppure da una azienda con denunce e querele arrivate per aver citato magari contenuti esterni al proprio sito web? E’ già accaduto infatti che, aver quotato online su di un blog un contenuto proveniente dalla carta stampata ha provocato reazioni simili a delle querele.
Dimostrare che obbligare alla rettifica i siti informatici (la definizione di “sito informatico” andrebbe definitivamente chiarita dal legislatore) è tecnicamente impossibile, risulta abbastanza facile, basta usare un esempio pratico.
Prendiamo il caso di questo post del blog Byoblu. Il titolare del sito, Claudio Messora, ha ricevuto una diffida da uno studio legale che per conto dell’Ing. Armido Frezza chiede ai sensi dell’art. 8 della Legge n. 47/1948 di rimuovere quel post da Byoblu e da altri siti web che non sono di proprietà e responsabilità dell’autore di Byoblu. Qui sotto la diffida:

Diffida Byoblu

Se non vuoi prenderti il torcicollo eccola in formato immagine:

obbligo-rettifica-byoblu

Nella citazione sono stati inseriti anche siti web completamente estranei a Byoblu che hanno semplicemente “rebloggato” attraverso la piattaforma Tumblr il contenuto in esame presente su Byoblu. Non è mia competenza disquisire riguardo le leggi e le modalità per applicarle ma con questo esempio mi sembra chiaro che applicare ad Internet questo e qualsiasi metodo di rettifica sarebbe completamente inefficiente oltre che inutile.

Pubblico l’email che Claudo Messora autore di Byoblu ha inviato allo studio legale. Sono scadute le 24 ore e Claudio non ha ricevuto ancora nessuna risposta:

Gentile avvocato,

posso senz’altro pubblicare la vostra richiesta di rettifica, cosa che tra l’altro avevo già dichiarato di avere intenzione di fare alla signora/signorina Silvia Frezza, la quale mi aveva scritto, mettendomi anche a disposizione per un’intervista all’Ing. Frezza in merito alla questione, in modo da dare risalto alla sua versione dei fatti e alla sua opinione. Non avendo la signora/signorina Frezza risposto, sono rimasto in attesa sul da farsi.

Tuttavia quello che non posso fare è rimuovere contenuti da siti informatici che non sono di mia proprietà, come quelli da lei indicati nella vs. comunicazione. Tali siti sono gestiti da persone a me sconosciute, che si prendono la briga di riportare i contenuti del blog sulle loro piattaforme, attività della quale non sono responsabile. Sarebbe, esemplificando, come dire che io pubblico un articolo su un giornale, altri fanno fotocopie di quell’articolo e le affiggono nelle loro bacheche o le inseriscono nelle caselle di posta del loro condominio, e mi venisse addebitata la responsabilità di tali fotocopie.

Posso, come dicevo, pubblicare la vostra rettifica. Suggerisco però anche a lei, poiché conosco la rete e la mentalità di chi la frequenta, che la questione sarebbe meglio risolta per il suo cliente con un’intervista dove egli stesso smentisce le voci che (come il mio articolo riportava, senza darne alcuna certezza) “corrono” a L’Aquila e dintorni. Una smentita legale come la vostra, pubblicata freddamente su un sito, verrebbe presa sicuramente come un atto negativo dall’opinione pubblica, mentre la disponibilità a confrontarsi costruttivamente con la rete è di solito un elemento risolutivo che anzichè allontanare, avvicina emotivamente i lettori.

Mi faccia sapere cosa ne pensa, e poi procediamo nella modlità da voi preferita.

Il caso di Byoblu cade proprio a fagiuolo: vogliamo usarlo entro il 14 Luglio per dimostrare che è possibile fare una legge migliore che non spari nel mucchio? Vogliamo chiedere finalmente una legge che parta da zero ed affrontanti in maniera seria e con una lunga discussione tutte le tematiche relative ai diritti digitali?

Se poi preferite stare in silenzio, fate voi, per me fate solo il gioco di chi vuole togliervi il megafono.

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9 thoughts on “Perchè l’obbligo di rettifica sui siti informatici è inapplicabile”

  1. Pingback: Skip blog » Diritto alla rete: 14 luglio 2009.
  2. Se Messora è emozionato, io non lo sono per niente.

    Ho notato in questi giorni che un mio appello alla professionalità dei giornalisti ed un invito a conoscere i fatti prima di parlare e parlare male sono stati restituiti al pubblico in rete come strumento per trattare la problematica del diritto alla libera circolazione delle notizie in rete e come modus per contribuire alla discussione in tema di “chiusura” dei blog a causa della questione della rettifica Rettifica Messora.

    In realtà nulla da eccepire riguardo l’approfondimento della questione che mi sembra importante e legittima, quanto piuttosto ancora una volta poco leale strumentalizzare la mia “giusta” difesa della verità di cronaca e dell’integrità personale di chi vittima e non carbefice è, insomma il mio diritto di rettifica, rispetto agli attacchi pubblicati da Messora nei confronti dell’Ingegner Frezza, come da altri e ripresi da altri ancora, per giunta basati sul si sente dire che.
    Cerco di spiegarmi. Il tutto è iniziato quando in rete e non solo sono state pubblicate notizie false sul conto dell’Ingegner Armido Frezza riguardo il crollo dei palazzi a L’Aquila.
    Ho letto ripeto per giorni il falso
    cineguerilla

    unartgroup

    calle del vento

    avvenimentionline

    il brigante rosso – il portale dell’informazione comunistaprefabbricati-allaquila-vincono-i

    e ancora e ancora..fino a facebook: informazione libera. Senza remore, ancora una volta Andrea Palladino.

    Da giorni aspettavo rettifiche pubbliche, per dare poi immediatamente un riscontro provato della falsità delle notizie pubblicate.
    Non appena il primo di una serie di giornalisti ingiuriosi e disinformati ha finalmente pubblicato la smentita mi sono accinta, come buona regola del web vuole, a inserire, attraverso la barra dei commenti le rettifiche di Andrea Palladino e che riporto come segue: “La società Frezza ha vinto un appalto che prevedeva, tra l’altro, la ristrutturazione dell’immobile sotto il blocco operatorio dell’ospedale San Salvatore. Non abbiamo mai detto che la Frezza avesse realizzato la struttura, parlando di ristrutturazione. Per quanto riguarda l’appalto, lo abbiamo definito «curioso» visto che affidava nello stesso capitolato e alle stesse aziende sia le opere edili che la fornitura delle strumentazioni ospedaliere. In questa fornitura è stato effettuato un ricarico estremamente elevato, come rilevato dal direttore dei lavori, ing. Sergio Angelini, in una nota inviata alla Asl il 29 marzo scorso. Per quanto riguarda il crollo dell’edificio di via XX Settembre 79, abbiamo riportato quanto raccontato da alcuni inquilini in un esposto presentato agli inquirenti”.

    Il Palladino neanche si è firmato per esteso, la smentita sul Manifesto on line è stata pubblicata come UDITE una NOTA ad un articolo sul PAPA e già non è disponibile on line.
    Ma non mi interessa fare qui polemica. Mi interessa chiarire. E voglio chiarire che il Sig Messora non ha mai pubblicato il mio commento al suo articolo su byoblu

    MESSORA ASCOLTA STRANE VOCI A L’AQUILA ove riportavo il VERO.

    Piuttosto mi ha mandato una mail chiedendomi ulteriori spiegazioni, che io ho prontamente formulato senza che mai lui le pubblicasse sul suo sito (!) e che per DEFINITIVA CHIAREZZA riporto qui di seguito:

    “Gentile Messora,

    le spiego subito. Ho visto sul vostro sito internet il seguente articolo : MESSORA ASCOLTA STRANE VOCI A L’AQUILA . In particolare il seguente passaggio

    “Ma quello che si dice a L’Aquila, e che non si dice altrove, è che Frezza possa essere proprio il de-costruttore che ha scavato sotto alla palazzina di via XX Settembre, causandone il crollo e uccidendo diciotto persone che potevano essere ancora vive. Per farci dei garage.

    Si dice che stiano facendo ricostruire L’Aquila a chi l’ha distrutta con le sue stesse mani. ”

    La notizia è completamente falsa, l’ingegner Frezza infatti non ha scavato sotto la palazzina di cui lei parla. Ha riqualificato un immobile vicino alla palazzina incriminata, nel quale, come da piano e lavori fatti alla regola dell’arte c’era anche la realizzazione dei garage.
    Un’altra palazzina, altro immobile, altro stabile, altro lavoro.
    Capisce? Ripeto, non quello crollato. ma un altro che è ancora perfettamente in piedi e inoltre visibile. Accostare quindi il suo nome, ossia il nome di un professionista che seriamente e coscienziosamente da 40 anni lavora, al si dice che…distrutta… decostruttore. Ma lei si rende conto??? è un accusa frutto di false informazioni, di mancanza di conoscenza della questione ergo di mancanza di professionalità.
    Le ho riportato la smentita, uscita sul Manifesto da pochi giorni e con tante scuse da parte di un altro suo collega giornalista, che ha poco e male informato, sostanzalmente ha sciacallato sulla vicenda gettando false accuse.
    Le ho riportato per intero la lettera dell’avvocato perché le stesse cose, in parte, appaiono sul suo blog.

    Intendiamoci, sono per l’informazione libera, ma che sia basata su fatti veri e non sul sentito dire. Questo vale in ogni circostanza ma ancora di più nel caso di tragedie umane. La ringrazio per l’attenzione”.

    Volevo solo e continuo a volere che quando si riportano informazioni non corrette e fortemente lesive sia quanto meno giusto pubblicare i commenti di chi qualcosa in più ne sa e fornisce al riguardo anche la prova dei fatti.

    La rettifica è anche un diritto.

    Silvia Frezza

    1. @Silvia Frezza: Ciao Silvia, come vedi qui trovi uno spazio aperto. Non entro nel merito della questione perchè non la conosco: il mio post prendeva il vostro caso come uno spunto per riflettere sulla necessità di un obbligo di rettifica. Perchè secondo me la rettifica diventa automaticamente obbligatoria se guidata dal buon senso, dalla giustizia e dalla verità. Spero la vostra vicenda riesca a trovare spazio e chiarezza sul blog di Messora.

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