A-sociali digitali: i ragazzi non usano i social network per 6 motivi

Via Instagram: http://instagram.com/p/MdKBCSwXYy/

Alcuni psicologi australiani hanno chiesto ad un gruppo di ragazzi che vanno dai 13 ai 18 anni se e come usano i social network. Di questi 69 studenti hanno dichiarato di non usarli mentre solo 6 di aver avuto esperienze con piattaforme social (senza considerare l’email ed MSN). Nell’era di Facebook non ci avresti mai pensato, eh?

Eppure dalle loro risposte sono emersi 6 motivi per i quali i giovani non usano i social network:

1. Mancanza di motivazione

Non vedo il motivo per usarli, non sono divertenti in alcun modo“.

2. Una perdita di tempo

“Ci sono troppe distrazioni, è tempo perso

3. Preferenza per altre forme di comunicazione

Preferisco parlare con le persone al telefono o faccia a faccia. Ho un indirizzo di posta e mi basta

4. Preferenza nel fare altro

Preferisco leggere, guardare Lost o X-Files

5. Preoccupazioni riguardo la sicurezza nel cyberspazio

Non mi fa stare tranquillo avere foto di me su Internet che le persone possono commentare

6. Antipatia per le auto presentazioni online

Odio l’idea di categorizzare i miei amici o di essere schedato dai miei amici. Non ho molti amici nel mondo reale quindi non vedo la necessità di farne altri online.”

Ovviamente questo campione non è statistico, riguarda ragazzi australiani e qualcuno potrebbe obiettare di una folta presenza di ragazzi sui social network che contraddice completamente questo sondaggio.

Giornalisti troll

Repubblica oggi ha toccato il fondo prima con una galleria fotografica su Facebook dedicata agli onorevoli in vacanza e poi con questo articolo assurdo di Marco Pasqua che critica il trollare ma finisce per diventare egli stesso un troll con tanto di esperto autorevole (e non parlo della Concia che un altro po’ ci fa credere che l’omosessualità si possa diagnosticare nei feti).

Sono diventati un giornale serissimo, più di Spinoza. Staccate Internet ai giornalisti di Repubblica, vi prego.

[UPDATE]

– Dopo uno scambio tra Republicca e Arianna Ciccone il giornale ha rimosso la terribile galleria da Facebook ma non basta l’aver dato ascolto: ormai la frittata è stata fatta e le foto girano. Da leggere comunque il post di Giovanna Cosenza sui modi per difendersi dai troll.

Il Web parlante

Mel Bochner, Language Is Not Transparent

A partire dal 25 Giugno si possono registrare i domini accentati per i .com e i .net e dall’11 Luglio l’IDNA arriverà anche sui .it: in pratica d’ora in poi si possono registrare i domini web con caratteri speciali non ASCII come le vocali accentate (à, è, ì, ò, ù), la cediglia francese (ç), la dieresi (o Umlaut) tipica del tedesco (ä, ö, ü) o del francese (ë) e così via.

Sul registrar toscano Vola ad esempio si possono già registrare questi tipi di domini. Capita spesso che gli utenti sbaglino a digitare i nomi dominio (a tutto vantaggio del typosquatting) figurarsi ora con gli accenti anche se è comunque una buona cosa per diverse lingue (arabo, cinese) e per regioni bilingue come l’Aosta e il Trentino.

Perchè bisognerebbe registrare un dominio accentato se non se ne ha bisogno? Che nome registreresti?

[UPDATE]

– Cominciano i primi casini e c’è già il movimento #noaccentate con una richiesta al NIC di posticipare la data di entrata in vigore del regolamento.

Il distributore automatico dove si paga con un tweet

Dopo il distributore automatico che regala viaggi ecco arrivare in Sudafrica la @BOSMachine, un distributore automatico dove si paga con 140 caratteri dunque attraverso un tweet.

Il meccanismo di Bos è simile al “Pay with a Tweet“: per comprare una lattina del tea Bos basta inviare un tweet con il proprio account e citare la marca @bos usando l’hashtag #BOSTWEET4T . La macchina restituirà una lattina di tea.

La pubblicità di Facebook arriva sui siti web e sfida AdSense

Presto potremmo vedere gli stessi annunci pubblicitari che sono presenti su Facebook anche sui siti web. E’ comparsa infatti la pubblicità di Facebook sottoforma di annunci o Sponsored Story anche sul web: il primo esempio è il partner del social gaming Zynga.com.

In questo modo l’annuncio pubblicitario perderà di valore o le inserzioni potranno ottenere risultati migliori perchè mirate sul sito che stiamo visitando? Come ne risentiranno le conversioni (CTR decisamente più alto)? Come cambierà il social media marketing con l’ingresso del network pubblicitario di Facebook?
Mentre qualche giorno fa si era fatto un gran parlare delle performance dei Facebook Mobile Ads ed ecco spuntare la rete display di Facebook.

[UPDATE]

– Facebook ha smentito riguardo il display ad: quel banner fa parte di un accordo con il partner Zynga (ma questo si era capito). Resta comunque da capire che ci faceva lì…

Essere blogger in Italia

Mentre spesso circolano dei pipponi esagerati sull’utilità dei blog in giro ci sono anche tanti bambini digitali che se ne fregano e continuano a scrivere.

Anche se ho sempre detestato il termine blogger usato come aggettivo o distinguo, una delle iniziative editoriali che sto apprezzando molto è la serie del Corriere del Mezzogiorno “Essere blogger a” in città come Napoli e Palermo. I blogger vengono intervistati in maniera originale, non si parla soltanto dei loro blog ma anche della loro vita, cosa fanno, cosa pensano.

Il blog dunque diventa soltanto un accessorio come un altro per esprimere non più il proprio ego ma le passioni più genuine, la voglia di condivisione, sapere, cambiamento. Come Corrado di Vigopensiero, un agronomo siciliano che scrive quasi 100 post al mese e che se ne frega di Google e della SEO: a lui basta coltivare la sua terra, vendere le sue arance rosse e occuparsi delle spinosissime questioni degli agricoltori siciliani. Con un blog al posto di un forcone.

Una bici ci salverà dalla crisi

Il movimento Salva i ciclisti si è diffuso rapidamente anche in Italia grazie all’adesione di molti blogger e ad un passaparola offline: non è la primavera degli ambientalisti ma la consapevolezza che si può e bisogna ormai vivere le città in modo diverso, che le comunità se si uniscono possono fare tanto sia per il territorio che per la qualità della vita.

Nella mia provincia, Caserta, si stanno diffondendo delle “critical mass” settimanali, eventi in cui centinaia di persone si radunano in piazza in bici e la percorrono con diversi percorsi. E poichè le città sono “continue” (gli architetti meglio di me sapranno spiegare cosa significa) e le piste ciclabili ancora poche capita spesso che si raggiungano facilmente diversi paesi e frazioni anche molto grandi ed estesi.
I numeri dunque cominciano a diventare notevoli: la scorsa settimana in una piccola città come Santa Maria Capua Vetere sono state raggiunte 850 bici.

Non sono un fanatico della bici nè un appassionato ma la utilizzo normalmente come mezzo ed è questo il passo successivo che tutti dovremmo fare: si comincia a parlare a ragion veduta di smart cities e di progetti di mobilità sostenibile. Se lavorare una settimana in più all’anno come proposto da Paolillo può essere una proposta fattibile ma messa così sicuramente insufficiente (bisogna lavorare meglio non di più, solo così si aumenta la produttività), è invece auspicabile che il Governo adegui la norma per tutelare chi fa uso della bicicletta per andare a lavoro. C’è anche una campagna della FIAB che ha scritto questa lettera a Monti che tutti possono sottoscrivere.

L’auto elettrica per ora resta una soluzione lontana e inutile soprattutto quando la produzione di energia non arriva da fonti rinnovabili. Perchè non imponiamo e incentiviamo tutti a usare laddove possibile per almeno 3-4 mesi l’anno la bicicletta come mezzo per spostarsi (non solo per andare a lavoro)? E se a salvarci dalla crisi fosse una bicicletta?

P.S. Dimenticavo di citare l’iniziativa “Napoli in bici..ti conviene” con sconti del 20% da parte dei commercianti per chi usa la bici come mezzo per circolare nella ZTL (e in seguito hanno aderito anche sui litorali).