In Italia 1 treno su 2 è in ritardo

Non posso non citare l’ultima indagine di Altroconsumo sui treni italiani che dipinge il pessimo stato del nostro traffico in ferro con ritardi e lentezze che riguardano non solo i pendolari ma anche l’alta velocità. Tutto questo forse però lo sapevamo già e allora che fare?

Non solo i treni dei pendolari (che arrivano in ritardo nel 65% dei casi), l’allergia alla puntualità di Trenitalia coinvolge anche l’Alta velocità e tutti gli altri convogli a lunga percorrenza, il 57% dei quali giunge a destinazione oltre l’orario previsto. Il 57% dei 510 treni a lunga percorrenza monitorati è arrivato in ritardo: il 14% dopo un quarto d’ora e il 7% addirittura dopo mezz’ora.

Non va meglio per i pendolari: il 65% dei convogli non è riuscito ad arrivare nei tempi previsti, uno su cinque ha un ritardo tra i 5 e i 15 minuti, il 5% va oltre il quarto d’ora. Le corse che vanno peggio sono quelle dirette verso Sud, dove i convogli si fanno attendere più spesso (65%) e l’entità dei ritardi è più consistente.

 

Disclaimer: ho un contratto di collaborazione con Altroconsumo.

Se la Libia ci tagliasse il gas la bolletta aumenterebbe dell’8,5%

Foto: http://ilgloriosocamerata.tumblr.com/

Mi è appena arrivato un comunicato preoccupante di Allthesys, società che si occupa anche dell’indice di Borsa delle energie rinnovabili. Lo giro affinchè chi ha tempo e modo possa approfondire la questione. Il mio commento è semplice: avere una strategia energetica è fondamentale (non solo per il Paese che ne delinea una ma anche per quelli vicini) e affidarsi completamente a regimi poco stabili come quello della Libia non deve essere stato molto saggio.

Se il blocco del gas dalla Libia arrivasse a durare un anno ci sarebbero delle ripercussioni sulle bollette degli italiani pari a circa l’8,5%. Valutando che l’import dalla Libia sia di 9,2 miliardi di metri cubi all’anno, pari al 12% dei consumi – osserva Alessandro Marangoni, amministratore delegato di Althesys – abbiamo calcolato cosa succederebbe se l’Italia, come avvenuto in precedenza con la crisi tra Russia e Ucraina, decidesse di invitare i produttori di energia elettrica a cercare combustibili alternativi. Una scelta che potrebbe esser fatta per non fermare le industrie e per non chiedere sacrifici ai cittadini sul riscaldamento. L’effetto sarebbe un aumento del costo di produzione dell’elettricità pari a 20 euro per ogni megawattora prodotto. Su un anno, considerata l’attuale produzione, provocherebbe un aumento di 800 milioni di euro, pari a circa 32 euro a famiglia, ovvero il 7,6% della bolletta media attuale”.

Lo spot sul Nucleare è ingannevole: il Giurì lo blocca

Lo spot a favore del nucleare in Italia realizzato dal Forum Nucleare che aveva portato ad un controfilmato di Greenpeace è stato bloccato dal Giurì perchè giudicato ingannevole. Il provvedimento a mio avviso arriva in grosso ritardo: non c’è una commissione che valuta prima della messa in onda tutti gli spot che vanno in televisione?

Il messaggio contestato è: E tu sei a favore o contro l’energia nucleare o non hai ancora una posizione? – www.forumnucleare.it

Avranno letto il mio post? Scherzi a parte sono soddisfatto, mi hanno contestato in tanti ma sono contento che il Giurì la pensi come me.

E’ cominciata una nuova bolla delle dotcom?

E’ affascinante pensare che la tua idea diventi quella di tutti e sia un successo mondiale proprio come Facebook e Twitter. Sono sempre più quelli che sognano di fare gli startupper seguendo l’onda continua degli annunci di venture capital o valutazioni astronomiche.

Twitter che vale 10 miliardi di dollari, Zynga 9 miliardi, Groupon 15, eccecc. Questo enorme giro di soldi a fronte di ricavi ancora minimi fa pensare ad una nuova bolla del Web e delle dotcom: già nel 2009 si parlava di bolla del Web 2.0 poi invece è arrivata la crisi mondiale in tutti i campi, nuovi fattori sono entrati nel valutare la competizione tra aziende in un’economia che al CES ha presentato 20 mila nuovi prodotti mentre in Europa arranca il venture capital.

Qui non si parla solo di Internet Startup ma di sostenibilità dell’economia. La demografia di alcuni social network è inevitabilmente a favore delle donne (che sono di più) e alcuni studi conferiscono ai media sociali il potere di farci sentire meno soli. Dunque perchè non provarci?

A parlare di una nuova bolla sono stati Eric Schmidt qualche giorno fa e Carol Bartz di Yahoo. Secondo il Telegraph potrebbe scoppiare una nuova bolla delle dotcom. Nell’articolo c’è un decalogo (credo non ci sia bisogno di tradurlo) di Alan Patrick utile a comprendere i segnali dell’arrivo di una bolla che comincia sempre con una piramide:

1. The arrival of a “New Thing” that cannot be valued in the old way. Dumb-money companies start paying over the odds for New Thing acquisitions.

2. Smart people identify the start of a bubble; New Thing apostles make ever more glowing claims.

3. Startups with founders deemed to have “pedigree” (for example, former employees of New Thing companies) get funded at eye-watering valuations for next to no reason.

4. There is a flurry of new investment funds catering for startups.

5. Companies start getting funded “off the slide deck” (that is, purely on the basis of their PowerPoint presentations) without actually having a product.

6. MBAs leave banks to start up firms.

7. The “big flotation” happens.

8. Banks make a market in the New Thing, investing pension money.

9. Taxi drivers start giving you advice on what stock to buy.

10. A New Thing darling buys an old-world company for stupid money. The end is nigh

Gheddafi è intervenuto per porre ordine

 

Mentre la gente muore e l’Italia non fa nulla siamo alle comiche ma di quelle più tristi. Guardate verso la fine del video: il TG4 è vergognoso anche in politica “estera”.

[AGGIORNAMENTO]

- Il video viene eliminato di continuo su YouTube, Mediaset come al solito si fa sentire e c’è già una disputa tra le due aziende. Ad ogni modo per guardare il filmato vai su http://www.video.mediaset.it/programma/tg4/tg4.html e cerca l’edizione delle 19 del TG4 del 21 Febbraio.