SIAE indebitata e nei guai: arriva il commissario

La tassa sull’elettronica (l’equo compenso) si alza anno per anno e dal 1 Luglio aumenterà di 1 euro il biglietto del cinema si spera per sgravi fiscali del settore cinematografico e non per foraggiare società in debito. Ad esempio quali?

Dal 30 Novembre scorso la SIAE è senza Presidente: Giorgio Assumma si è dimesso e per mancanza di quorum sono saltate 3 votazioni. Il MiBac (Ministero dei Beni Culturali) quindi in una lettera ha deciso di commissariare la SIAE. Quando in Italia non si sa cosa fare si commissaria un ente o un ramo invece che affrontare subito e di petto i problemi.

La SIAE ha un debito nei confronti dei suoi stessi associati, gli autori ed editori, di 800 milioni di euro, la cifra più alta tra questo tipo di società in Europa tanto che si parla già di una nuova Alitalia. Ciò significa che quando avete speso qualche euro o centesimo di tassa per il bollino quei soldi non sono finiti direttamente all’autore ma a pagare i debiti della SIAE.

Dove troverà quei soldi il commissario? Cominceranno a setacciare studi dentistici, salumerie e supermercati d’ogni tipo, cori di bambini, per tirare fuori qualche soldo? Vuoi vedere che questi soldi usciranno magicamente fuori pari-pari da quelli che erano destinati alla banda larga (ricordo la probabile tassa sulle ADSL)?

Se fossi un autore quali interessi avrei nell’iscrivermi ad una società che è in debito? E poi: ha ancora senso la SIAE per come è istituita ora? Le risposte le lascio agli esperti di diritto d’autore.

Aprile è il mese più divertente dell’anno: Boris ed Habemus Papam

Dal 15 aprile al cinema c’è Habemus Papam, il nuovo film di Nanni Moretti che amo molto soprattutto per i suoi primi lungometraggi. Nel cast recita anche Tony Laudadio, un attore della mia città che conosco e stimo. Come vedete il trailer è misterioso: per quanto ne so vedremo un Papa che si perde per le strade di Roma e questo basta per farmi ridere.

Dall’altra parte il giorno 1 aprile esce invece il film di Boris, irriverente serie televisiva partita su Sky diversi anni fa e che vede al “centro” della storia un pesciolino. Le aspettative sono alte, la colonna sonora è di Elio e le Storie Tese.

In Italia 1 treno su 2 è in ritardo

Non posso non citare l’ultima indagine di Altroconsumo sui treni italiani che dipinge il pessimo stato del nostro traffico in ferro con ritardi e lentezze che riguardano non solo i pendolari ma anche l’alta velocità. Tutto questo forse però lo sapevamo già e allora che fare?

Non solo i treni dei pendolari (che arrivano in ritardo nel 65% dei casi), l’allergia alla puntualità di Trenitalia coinvolge anche l’Alta velocità e tutti gli altri convogli a lunga percorrenza, il 57% dei quali giunge a destinazione oltre l’orario previsto. Il 57% dei 510 treni a lunga percorrenza monitorati è arrivato in ritardo: il 14% dopo un quarto d’ora e il 7% addirittura dopo mezz’ora.

Non va meglio per i pendolari: il 65% dei convogli non è riuscito ad arrivare nei tempi previsti, uno su cinque ha un ritardo tra i 5 e i 15 minuti, il 5% va oltre il quarto d’ora. Le corse che vanno peggio sono quelle dirette verso Sud, dove i convogli si fanno attendere più spesso (65%) e l’entità dei ritardi è più consistente.

 

Disclaimer: ho un contratto di collaborazione con Altroconsumo.

Happy Birthday Steve Jobs

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Steve Jobs attualmente non è più il CEO di Apple perchè ha preso una pausa malattia: c’è anche chi sostiene che non dovrebbe tornare più al suo posto. Una bufala tempo fa gli dava solo 6 settimane di vita. Oggi Jobs compie 56 anni e io da ieri ho il mio primo Mac.

A metà tra acqua santa e diavolo vale la pena celebrarlo: Happy Birthday Steve Jobs.

 

Se la Libia ci tagliasse il gas la bolletta aumenterebbe dell’8,5%

Foto: http://ilgloriosocamerata.tumblr.com/

Mi è appena arrivato un comunicato preoccupante di Allthesys, società che si occupa anche dell’indice di Borsa delle energie rinnovabili. Lo giro affinchè chi ha tempo e modo possa approfondire la questione. Il mio commento è semplice: avere una strategia energetica è fondamentale (non solo per il Paese che ne delinea una ma anche per quelli vicini) e affidarsi completamente a regimi poco stabili come quello della Libia non deve essere stato molto saggio.

Se il blocco del gas dalla Libia arrivasse a durare un anno ci sarebbero delle ripercussioni sulle bollette degli italiani pari a circa l’8,5%. Valutando che l’import dalla Libia sia di 9,2 miliardi di metri cubi all’anno, pari al 12% dei consumi – osserva Alessandro Marangoni, amministratore delegato di Althesys – abbiamo calcolato cosa succederebbe se l’Italia, come avvenuto in precedenza con la crisi tra Russia e Ucraina, decidesse di invitare i produttori di energia elettrica a cercare combustibili alternativi. Una scelta che potrebbe esser fatta per non fermare le industrie e per non chiedere sacrifici ai cittadini sul riscaldamento. L’effetto sarebbe un aumento del costo di produzione dell’elettricità pari a 20 euro per ogni megawattora prodotto. Su un anno, considerata l’attuale produzione, provocherebbe un aumento di 800 milioni di euro, pari a circa 32 euro a famiglia, ovvero il 7,6% della bolletta media attuale”.