Non hai Facebook? Sei psicopatico!

The Week riassume un articolo del magazine tedesco Der Tagesspiegel che è circolato molto in Rete in queste ore riguardo una correlazione tra chi non usa Facebook e la possibilità di essere pericoloso per la società. Sono stati citati i casi del massacro compiuto da James Holmes e dal norvegese Anders Behring Breivik i quali non usavano Facebook.

Si cita uno studio di Richard E. Bélanger che mette in correlazione il rifiuto dei social media con la depressione ma dove troviamo anche scritto che chi usa i social media in eccesso ha gli stessi rischo rispetto a chi non li usa. La provocazione lanciata dal quotidiano sembra rimanere tale senza alcun fondamento scientifico.

I motivi della mancanza di un profilo Facebook o Twitter potrebbero essere tanti e comunque non tutti negativi anzi qualcuno potrebbe stare comunque bene, essere felice e frequentare le persone che ha a cuore anche senza dover usare necessariamente il digitale (anche per esprimerlo). Insomma la Rete ha fatto viaggiare tra blog e magazine una non-notizia proprio mentre Facebook lancia le Facebook Stories per di-mostrare le più straordinarie storie di vita presenti sul social network in blu.

Le nostre Timeline sono più immagine o memoria, visione o ricordo? O in realtà non rappresentano in fin dei conti nulla di tutto ciò se non un piccolo giardino e ritaglio della nostra esistenza?
E chi non ha un diario digitale cosa (se) usa per conservare la propria esperienza di vita?

Prima ancora di esseri connessi tra di loro – di inforgs come si diceva giorni fa – siamo umani ed emozionali e forse per molti una lunga lista di 0 ed 1 è facilmente sostituibile dalla mente, dal cuore e dall’anima. Dovrebbe essere facilissimo da comprendere.

Twitter racconta la nostra vita (e quella nello spazio)

Se YouTube racconta la storia (come dimostra l’archivio dell’Istituto Luce) abbiamo imparato che Twitter è ormai in grado di dirci con un buon livello di affidabilità cosa sta succedendo in tempo reale intorno a noi, nella nostra città ed anche nello spazio com’è accaduto questa notte con la spedizione su Marte del rover Curiosity.

Il sito della NASA è crollato ma il profilo Twitter prima e Facebook poi ci hanno tenuti con il fiato sospeso con almeno per 7 minuti di incertezza riguardo l’arrivo su Marte ma poi tutto è andato bene (guarda il video del prima e dopo, le scene dei festeggiamenti sono commoventi). Ed è nato un probabile idolo (c’è già un sito in suo onore), Bobak Ferdowsi, direttore del laboratorio che si occupa della missione, che ha raccontato dal suo profilo e su Instagram gli attimi di avvicinamento di Curiosity.

E mentre il canale YouTube della NASA pubblicava il video con le prime immagini che veniva erroneamente rimosso per un reclamo sul copyright, girava questa foto che è il miglior spot possibile che la Apple possa avere per i suoi Mac.

Per tornare a Twitter non è fanatismo considerarlo come strumento utile a fare report veloci e documentati (foto e video) in grado di disegnare (anche se non ancora archiviare o ricostruire come fa Storify ad esempio) situazioni importanti per il genere umano. Il prossimo potrebbe essere Instagram: d’altronde in Siria lo stanno già usando per raccontare la guerra civile.

P.S. Due video assolutamente da vedere per capire qualcosa in più di Curiosity: a cosa c’è servito mandarla lì per fare analisi chimiche e come comunichiamo con il robot.

I giornali per tablet non funzionano?

The Daily è (stato!?) il primo giornale a uscire solo su iPad: Rupert Murdoch – che come Confalonieri è sempre stato ostile nei confronti del Web minacciando Google e Microsoft – sollecitato dal figlio lanciò il quotidiano in pompa magna sparando dichiarazioni entusiaste sull’iPad.

E’ notizia dell’altro giorno che il The Daily è in crisi, ha una perdita di 30 milioni di dollari e che quindi la sua fine è vicina. Intanto ha tagliato 50 posti di lavoro su 170 licenziando quindi un terzo dei suoi dipendenti, eliminando la sezione dedicata allo sport e gli articoli d’opinione.
In 18 mesi ha raccolto 100 mila abbonati che pagano 99cent a settimana (o 40 dollari all’anno) per leggere The Daily ma evidentemente non bastano e la quota di 500 mila che era stata fissata per stare nell’investimento sembra lontanissima. Eppure The Daily nel 2011 è stata l’app nel settore News più scaricata sullo store di Apple.

Dopo quasi un anno a Maggio del 2012 il giornale di Murdoch è poi sbarcato anche su iPhone (e su alcuni Android) offrendo un modello più economico che si basa su alcuni articoli gratuiti e l’accesso completo alle notizie con un abbonamento a 1,99 dollari al mese o 19,99 dollari l’anno. Che senso ha fare da commidity di notizie quando le posso trovare gratuitamente altrove?

Probabilmente l’errore più grosso da editore di News Corp è stato quello di proporre “prima di tutti” quella che sembrava una apparente innovazione (giornale su iPad) non tenendo conto di ciò che accadeva e sarebbe successo nel mercato.
La maggior parte delle notizie che consumiamo arriva ormai da: social network (Twitter, Facebook, Google+ e reti sociali verticali), aggregatori in vecchio stile come Google News o Yahoo News, servizi di social magazine creati dagli utenti come Flipboard, Zite, Pulse, Prismatic, Editions.

Perchè quindi è più difficile che un giornale per tablet funzioni? Una applicazione di un quotidiano del genere diventa praticamente obsoleta o comunque decisamente meno interessante in quanto il suo contenuto è monotematico (ma non abbastanza forte come in un vero tabloid), esprime un solo punto di vista e spesso non è neanche arricchito da link. Inoltre un altro difetto di iniziative come The Daily è la mancanza di un sito web che possa favorire le discussioni e le condivisioni dei lettori.

Si possono fare tanti ragionamenti sulla piattaforma, tablet o smartphone, ma credo che il successo o l’insuccesso di un prodotto editoriale come The Daily dipendano sempre dalla qualità del suo giornalismo, dal valore dei contenuti e dalla scrittura. Cosa leggi di più sul tuo tablet: editoriali o news?

Sali e Tabacci

Questo è il nuovo logo con il quale Bruno Tabacci si candida per le primarie che come dice su Twitter: “non sono una conta ma un modo per aprire il ventaglio delle diversità“.

Dall’UDC all’Api (dove c’è anche Rutelli, per capirci), assessore con Pisapia, è difficile collocare politici come Tabacci che stanno al centro ma per ambire a una poltrona in più sono in grado anche di sfidare lo sfigato centro-sinistra e candidarsi per le primarie del PD.

Mancano solo Boeri e Montezemolo alle candidature. La politica italiana è quasi morta, ferma e senza alternative: non credo saranno i Sali e Tabacci a farla rinvenire.

Siamo tutti “inforgs”

Sight from Sight Systems on Vimeo.

Sight è un cortometraggio futuristico che mostra alcune delle tecnologie che già abbiamo ma che vanno ancora perfezionate. E tratta un concetto relativo a come la scienza e l’ict digitale hanno portato ad una trasformazione su come vediamo e comprendiamo la realtà riguardo noi stessi e gli altri superando una vecchia visione della fantascienza che ci vede asserviti o completamente inglobati dall’innovazione.

E’ la teoria di ciò che secondo il professore Luciano Floridi diventeremo tra qualche anno: non dei cyborg con la mera unione di artificiale e umano ma degli evoluti inforgs, “organismi informazionali interconnessi che condividono agenti biologici e artefatti ingegnerizzati in un ambiente globale costituito dalle informazioni, l’infosfera“.

Detto così è probabilmente un concetto complicato ma in sostanza rappresenta una delle conseguenze della rivoluzione dell’informazione.

KEEP CALM AND BUY NOW

Forse questa piacerebbe a Gianluca ed alla sua serie sul marketing insegnato (d)ai negozianti. L’ho trovata sulla vetrina di un negozio di calzature ad Ischia Ponte, la zona del vecchio porto di Ischia, abbastanza turistica grazie alla presenza del Castello Aragonese e del borgo antico.

In periodo di saldi tappezzare il proprio negozio con una indicazione di sconto usando uno dei meme più noti sul Web (almeno agli stranieri) dimostra un certo coraggio, ironia ed una buona intraprendenza.