Twitter racconta la nostra vita (e quella nello spazio)

Se YouTube racconta la storia (come dimostra l’archivio dell’Istituto Luce) abbiamo imparato che Twitter è ormai in grado di dirci con un buon livello di affidabilità cosa sta succedendo in tempo reale intorno a noi, nella nostra città ed anche nello spazio com’è accaduto questa notte con la spedizione su Marte del rover Curiosity.

Il sito della NASA è crollato ma il profilo Twitter prima e Facebook poi ci hanno tenuti con il fiato sospeso con almeno per 7 minuti di incertezza riguardo l’arrivo su Marte ma poi tutto è andato bene (guarda il video del prima e dopo, le scene dei festeggiamenti sono commoventi). Ed è nato un probabile idolo (c’è già un sito in suo onore), Bobak Ferdowsi, direttore del laboratorio che si occupa della missione, che ha raccontato dal suo profilo e su Instagram gli attimi di avvicinamento di Curiosity.

E mentre il canale YouTube della NASA pubblicava il video con le prime immagini che veniva erroneamente rimosso per un reclamo sul copyright, girava questa foto che è il miglior spot possibile che la Apple possa avere per i suoi Mac.

Per tornare a Twitter non è fanatismo considerarlo come strumento utile a fare report veloci e documentati (foto e video) in grado di disegnare (anche se non ancora archiviare o ricostruire come fa Storify ad esempio) situazioni importanti per il genere umano. Il prossimo potrebbe essere Instagram: d’altronde in Siria lo stanno già usando per raccontare la guerra civile.

P.S. Due video assolutamente da vedere per capire qualcosa in più di Curiosity: a cosa c’è servito mandarla lì per fare analisi chimiche e come comunichiamo con il robot.

I giornali per tablet non funzionano?

The Daily è (stato!?) il primo giornale a uscire solo su iPad: Rupert Murdoch – che come Confalonieri è sempre stato ostile nei confronti del Web minacciando Google e Microsoft – sollecitato dal figlio lanciò il quotidiano in pompa magna sparando dichiarazioni entusiaste sull’iPad.

E’ notizia dell’altro giorno che il The Daily è in crisi, ha una perdita di 30 milioni di dollari e che quindi la sua fine è vicina. Intanto ha tagliato 50 posti di lavoro su 170 licenziando quindi un terzo dei suoi dipendenti, eliminando la sezione dedicata allo sport e gli articoli d’opinione.
In 18 mesi ha raccolto 100 mila abbonati che pagano 99cent a settimana (o 40 dollari all’anno) per leggere The Daily ma evidentemente non bastano e la quota di 500 mila che era stata fissata per stare nell’investimento sembra lontanissima. Eppure The Daily nel 2011 è stata l’app nel settore News più scaricata sullo store di Apple.

Dopo quasi un anno a Maggio del 2012 il giornale di Murdoch è poi sbarcato anche su iPhone (e su alcuni Android) offrendo un modello più economico che si basa su alcuni articoli gratuiti e l’accesso completo alle notizie con un abbonamento a 1,99 dollari al mese o 19,99 dollari l’anno. Che senso ha fare da commidity di notizie quando le posso trovare gratuitamente altrove?

Probabilmente l’errore più grosso da editore di News Corp è stato quello di proporre “prima di tutti” quella che sembrava una apparente innovazione (giornale su iPad) non tenendo conto di ciò che accadeva e sarebbe successo nel mercato.
La maggior parte delle notizie che consumiamo arriva ormai da: social network (Twitter, Facebook, Google+ e reti sociali verticali), aggregatori in vecchio stile come Google News o Yahoo News, servizi di social magazine creati dagli utenti come Flipboard, Zite, Pulse, Prismatic, Editions.

Perchè quindi è più difficile che un giornale per tablet funzioni? Una applicazione di un quotidiano del genere diventa praticamente obsoleta o comunque decisamente meno interessante in quanto il suo contenuto è monotematico (ma non abbastanza forte come in un vero tabloid), esprime un solo punto di vista e spesso non è neanche arricchito da link. Inoltre un altro difetto di iniziative come The Daily è la mancanza di un sito web che possa favorire le discussioni e le condivisioni dei lettori.

Si possono fare tanti ragionamenti sulla piattaforma, tablet o smartphone, ma credo che il successo o l’insuccesso di un prodotto editoriale come The Daily dipendano sempre dalla qualità del suo giornalismo, dal valore dei contenuti e dalla scrittura. Cosa leggi di più sul tuo tablet: editoriali o news?

Sali e Tabacci

Questo è il nuovo logo con il quale Bruno Tabacci si candida per le primarie che come dice su Twitter: “non sono una conta ma un modo per aprire il ventaglio delle diversità“.

Dall’UDC all’Api (dove c’è anche Rutelli, per capirci), assessore con Pisapia, è difficile collocare politici come Tabacci che stanno al centro ma per ambire a una poltrona in più sono in grado anche di sfidare lo sfigato centro-sinistra e candidarsi per le primarie del PD.

Mancano solo Boeri e Montezemolo alle candidature. La politica italiana è quasi morta, ferma e senza alternative: non credo saranno i Sali e Tabacci a farla rinvenire.

Siamo tutti “inforgs”

Sight from Sight Systems on Vimeo.

Sight è un cortometraggio futuristico che mostra alcune delle tecnologie che già abbiamo ma che vanno ancora perfezionate. E tratta un concetto relativo a come la scienza e l’ict digitale hanno portato ad una trasformazione su come vediamo e comprendiamo la realtà riguardo noi stessi e gli altri superando una vecchia visione della fantascienza che ci vede asserviti o completamente inglobati dall’innovazione.

E’ la teoria di ciò che secondo il professore Luciano Floridi diventeremo tra qualche anno: non dei cyborg con la mera unione di artificiale e umano ma degli evoluti inforgs, “organismi informazionali interconnessi che condividono agenti biologici e artefatti ingegnerizzati in un ambiente globale costituito dalle informazioni, l’infosfera“.

Detto così è probabilmente un concetto complicato ma in sostanza rappresenta una delle conseguenze della rivoluzione dell’informazione.

KEEP CALM AND BUY NOW

Forse questa piacerebbe a Gianluca ed alla sua serie sul marketing insegnato (d)ai negozianti. L’ho trovata sulla vetrina di un negozio di calzature ad Ischia Ponte, la zona del vecchio porto di Ischia, abbastanza turistica grazie alla presenza del Castello Aragonese e del borgo antico.

In periodo di saldi tappezzare il proprio negozio con una indicazione di sconto usando uno dei meme più noti sul Web (almeno agli stranieri) dimostra un certo coraggio, ironia ed una buona intraprendenza.

Dai fake follower di Twitter ai robot di Facebook: chi clicca sulla pubblicità?

Limited Run è una piattaforma americana che si occupa di aiutare band e artisti a vendere musica e fare merchandising online.
Hanno deciso di chiudere la loro pagina Facebook tra qualche settimana in favore del profilo Twitter e in questo post spiegano che la loro scelta dipende dalla frustazione nei confronti della pubblicità di Facebook.

In sostanza avevano testato qualche mese fa per il lancio della piattaforma e il cambio del loro nome sono stati costretti a spendere per un mese 2000 dollari in pubblicità di Facebook. Hanno notato che durante la campagna è stato possibile verificare solo il 15-20% dei click convertiti dagli utenti reali sul loro sito web mentre l’80% dei click pagati è arrivato da robot in quanto non c’era JavaScript abilitato (secondo le loro statistiche solo l’1-2% degli utenti lo hanno disabilitato).

Da quando è circolata questa notizia però i fan della loro pagina Facebook sono raddoppiati senza spendere 1 euro. Facebook sta investigando sull’accaduto ed ha risposto che probabilmente c’è stato un problema proprio con il cambiamento del nome della pagina Facebook di Limited run.

E’ una estate fatta di fake follower su Twitter e di robot (fake fan) su Facebook con dati più o meno fumosi che vanno presi con le pinze: non è possibile affermare l’esperienza di un singolo come verità statistica di un fenomeno.
A qualcuno è venuto addirittura il sospetto che Facebook crei dei fake like attraverso il suo sistema pubblicitario.

Su Google+ accade la stessa cosa o il fenomeno è più contenuto?

[UPDATE 2 Agosto]

– Proprio oggi un articolo su BBC nel quale il social network in blu dichiara una alta percentuale di utenti fake su Facebook, circa 83 milioni.

Luca Perugini fa una sua piccola indagine e arriva più o meno alle stesse conclusioni riguardo la pubblicità su Facebook: alcuni click sembrano gonfiati e quindi si paga per un traffico che non è mai arrivato. Forse è meglio limitare i budget per l’ad sui siti esterni, che ne pensate?

Le Olimpiadi della censura

Credits: Barcroft Media

A quanto pare le Olimpiadi di Londra 2012 si stanno dimostrando come quelle con il più alto grado di sicurezza con delle regole che mostrano un rapporto inquinato tra gli sponsor, il CIO e l’organizzazione olimpica affannati alla difesa di una presunta proprietà intellettuale che invece cela gli interessi di lobby e multinazionali.

Dopo aver letto la segnalazione di Luca De Biase, Claudia alias Tigella mi ha segnalato il suo post che traduce un articolo preoccupante: come l’Olimpiade è stata trasformata in un incubo cyberpunk. L’articolo ha diverse fonti ma lancia accuse gravi e merita approfondimenti successivi e ulteriori affinchè alcune dichiarazioni e fatti vengano confermati.

Due divieti tra i tanti sembrano assurdi: quello di non poter linkare il sito delle Olimpiadi in caso di commenti negativo (come faccio in questo post in sostanza) e quello da spettatore delle Olimpiadi di non poter portare ed usare un router wi-fi o 3G perchè British Telecom ha un contratto di esclusiva e quindi si può accedere solo con quello pagando esclusivamente con carta Visa.
La domanda che ci si pone è se le Olimpiadi possono essere considerate quali un bene pubblico appartenente all’umanità oppure come un grande evento soggiogato completamente a interessi economici e alle multinazionali?Dove comincia la difesa del diritto d’autore e dove finisce la libertà di atleti, spettatori, abitanti di uno stato democratico?

Trasformare il proprio Paese durante le Olimpiadi in una dittatura come dice Clastre su Le Monde è una gravissima violazione alla quale nessuna nazione dovrebbe cedere.