Da Instagram a Facebook Camera?

Da ieri Instagram entra ufficialmente nella famiglia di Facebook: l’acquisizione prende forma e seppure l’applicazione resterà un prodotto a sé stante d’ora in poi i team di entrambe le aziende lavoreranno per capire cosa potranno sviluppare e quale sarà l’integrazione.

Se Facebook infatti viaggia ad una media di 300 milioni di upload di foto al giorno, Instagram ha da pochissimo raggiunto 5 miliardi di fotografie caricate dopo neanche 2 anni dalla sua nascita.
Non bisogna vedere quindi come una mera coincidenza il lancio avvenuto ieri anche per l’Italia dell’applicazione Facebook Camera (cercate sullo store Fotocamera di Facebook) disponibile per iPhone.

E’ noto che tra i contenuti più caricati sui social network ci siano le foto ed è per questo che Facebook Camera si dedica esclusivamente a questo aspetto: si possono caricare più foto contemporaneamente usando anche il rullino dell’iPhone, ritagliare, ruotare ed applicare filtri alle foto scattate oltre che taggare gli amici, aggiungere didascalie e il luogo, vedere tutte le foto degli amici (anche quelle in cui sono stati taggati) oppure quelle che abbiamo caricato (selezionando Amici oppure Tu). Continue reading

La pubblicità online? E’ solo questione di budget: viva AdWords!

Leggevo il post Is Google Search Really Only 18.5% Organic Results dove l’autore riprende una considerazione di Jitbit riguardo i risultati di ricerca di Google: se provi a fare una ricerca con Google, escludendo la pubblicità, sul tuo schermo solo il 18,5% sono risultati organici.

Premettendo che un motore di ricerca commerciale vive sulla pubblicità come scrivevano Brin e Page nel loro pamphlet, uno dei motivi per i quali personalmente non amo molto AdWords è perchè non risponde alla domanda: come fai (e come fa Google) a correlare l’acquisto di AdWords con la qualità dei contenuti? Non è forse più utile, se proprio vuoi fare advertising così, usare al meglio il loro Display Network?

Non ho mai usato l’AdWords editor offline o gestito campagne con milioni di euro attraverso migliaia di keyword e relative corrispondenze negative ma da utente mi interessa tutt’altro.
Provando a cambiare device con uno screen più piccolo infatti la situazione sembra peggiorare. Ultimamente sono andato ad un colloquio dove il CEO mi ha detto: “Da piccolo credevo che la pubblicità fosse questione di creatività poi ho capito invece che si tratta soltanto di budget“.

Il punto è che se molti utenti non ritengono utile ciò che Google propone come risultati di ricerca allora nessuno vorrà più acquistare AdWords. Eppure uno studio recente di Google dice che Content is King, the screen is Queen (and context is God).

Vale davvero la pena usare a manetta campagne di AdWords spendendo grossa parte del vostro budget o concentrare gli sforzi nel Content Marketing producendo contenuti (ed ovviamente un prodotto o servizio) di qualità?

The Man who lived on his Bike

THE MAN WHO LIVED ON HIS BIKE from Guillaume Blanchet on Vimeo.

Guillaume Blanchet è noto per questo cortometraggio che ha dedicato a suo padre, amante delle due ruote. Il racconto dei suoi 382 giorni in bici nella città di Montreal ha vinto diversi premi.

E’ di qualche mese fa e forse per qualcuno sarà già OLD ma è più divertente e interessante guardare il making of. Ideale per prepararsi ad un momento di transizione tra l’estate e l’autunno come questo.

MAKING-OF / THE MAN WHO LIVED ON HIS BIKE from Guillaume Blanchet on Vimeo.

bella politica

Ciao, sindaco pescatore

Uscivo di mattina presto con mio fratello e un altro marinaio. Alle volte dopo aver pescato mi fermavo e sventolavo due, forse tre nuvole sperando che quel grigio che il vento mi soffiava in faccia ogni giorno diventasse l’azzurro del mare.

E’ la parte di un testo teatrale che cominciai a scrivere tanto tempo fa. Dopo 2 anni mi piace ricordare così Angelo Vassallo: come non l’ho mai visto e vissuto.

E – a margine del titolo del convegno che faranno oggi ad Acciaroli – mi viene una amara domanda che può sembrare banale: è veramente ‘bella’ solo quella politica che mette in pericolo la vita di chi la fa?

Solo una sana e consapevole Industria Culturale ci salverà

Italia Che Verra’ 2012 by Symbola Unioncamere Regione Marche – Industria Culturale

I dati sulla disoccupazione giovanile (che dovrebbe intendersi più nella fascia 15-24) dell’Istat sono preoccupanti ma li conoscevamo già: il tasso degli under 35 che non hanno lavoro, solo nel secondo trimestre, è salito al 10,5%, registrando la più alta disoccupazione dal 1999 ad oggi. Gli occupati nella classe d’età tra i 55 e i 64 anni invece sono aumentati del 26% in 5 anni.

Nessuno scontro generazionale: in un momento del genere sono in tantissimi ad essere in difficoltà. E se non si è fatto nulla in questi ultimi 10 anni per la produttività oraria bisogna almeno puntare sulla qualità e sull’innovazione.

Qualche giorno fa Repubblica ha segnalato i dati di Unioncamere, Symbola e ministero del Lavoro sui posti di lavoro creati dalla Cultura in Italia: cresciuta del 0,8% annuo, tra il 2007 e il 2011 nell’industria culturale ci sono stati 55 mila nuovi posti di lavoro. E nel 2012 sono previste 32250 nuove assunzioni.

Le imprese culturali (ma anche in altri settori) ovviamente hanno bisogno di lavoratori sia con alta esperienza che competenza. E in un Paese che è sempre più difficile per gli studenti (figurarsi poi per quelli che sono studenti-lavoratori) diventa fondamentale per tutti, in qualsiasi fascia d’età, investire sulla Cultura e non smettere mai di studiare e apprendere altrimenti le prospettive dei giovani si stringeranno sempre di più.

La classe politica e spesso anche i media si fermano al famoso made in Italy e parlano più facilmente di cultura e creatività solo per quelle espressioni manufatturiere come il design e la moda. La generazione 1 euro non potrà uscire dalla crisi – dall’impasse che la vede ferma a causa della perdita di molti diritti ed opporutunità – se non userà la cultura.

Al di fuori dei bit, nelle nostre città ci sono già realtà che hanno fatto della cultura un bene comune e che resistono perchè hanno capito che può e deve essere una risorsa importante per farci ripartire.

Dobbiamo chiederci e quindi chiedere ai politici: come si può produrre valore attraverso la Cultura? Chi non è interessato a rispondere o non ha soluzioni a questa domanda non potrà governare l’Italia.

Twitter: non ci sono fake follower ma utenti timidi

 

Ricapitolando la vicenda degli utenti fake su Twitter, il social network ha dichiarato che è complicato identificare i falsi account e che usa alcuni dati per farlo. E quindi:

1) Non contano il numero di tweet ma il numero di login, un dato disponibile solo a Twitter

2) Su più di 140 milioni di utenti che si collegano una volta al mese il 40% infatti legge solo i tweet nella timeline e non cinguetta secondo Twitter perchè è timido (non si può neanche essere più dei lurker?). Iniziative come gli email digest, le Twitter card, le branded pages, e la tab Discover tendono ad esaltare l’esperienza di consumo per indurre gli utenti a fare tweet oltre che leggere.

3) Non conta il numero di follower (chi è dotato di buon senso l’aveva già intuito) ma sono importanti i retweets ed il clickthrough, quante e – aggiungerei – quali persone cliccano un link condiviso su Twitter.

4) Strumenti come Fake Follower Check di Status People seppur perfezionati non possono valutare il comportamento di un utente, se è “timido” o meno come suggerisce Twitter.

 *Questo è un post della mia pagina d’autore su Fanpage.

 

Generazione 1 euro

Da oggi per decreto e come scrivono certi articolacci, tutti i giovani (fino ai 35 anni) correranno a “costituire una società con 1 euro”. E’ la nuova srl semplificata (srls) che di semplice non ha quasi niente perchè non cambia veramente l’accesso al credito, fondamentale per costituire una solida impresa.

Nessuno dice però che tali società dovranno iscriversi comunque alla Camera di Commercio che difficilmente le approverà. Perchè il capitale sociale è solo un balzello, serve a creare imposte, ingrossare i notai, non ha alcuna utilità per gli imprenditori, i clienti, i soci. In Usa lo chiamano equity ed è in sostanza il patrimonio netto della società senza fronzoli.

E’ e sarà forse più interessante la iSrl alla quale il Governo sta lavorando, giovani e non che vorranno innovare potranno tenerla d’occhio.

La generazione 1 euro però vuole essere capo di se stessa e smettere di aspettare un posto di lavoro. Crede nella propria idea nonostante il momento di crisi e mangia una volta sola al giorno impiegando tutto il tempo a lavorare.

La generazione 1 euro è ottimista ma la politica la rende pessimista. La generazione 1 euro non scrive manifesti, non si perde in proclami ma realizza cose concrete, posti di lavoro, prodotti, servizi.

La generazione 1 euro è convinta che si debba partire da scuola e università perchè studiare tutta la vita è l’unico modo per far crescere la propria idea imprenditoriale.

La generazione 1 euro si ferma a 35 anni: chi ne ha di più ingrossa la schiera degli esodati d’Italia e non può mettersi in società con soci misti.

La generazione 1 euro non è quella che fa la fila per diventare protagonista del programma di Briatore ma prende treni ed aerei per incontrare personalità che la possono ispirare e guidare verso il futuro.

La generazione 1 euro esisterebbe anche senza la burocrazia, è precaria di nascita ma è decisa a conquistare una stabile flessibilità che le consenta di prendere decisioni e trasformare al meglio il territorio in cui vive per avere una qualità della vita più alta della generazione precedente. La generazione 1 euro è stata in tutte le generazioni.

La generazione 1 euro non la cullano i commercialisti, gli avvocati o i manager ma vuole prendersi la libertà di coinvolgerli come persone e non come parcelle.

La generazione 1 euro può descriverla chi ne fa parte ma non lo farà per non autoproclamarsi.

Questo non è un manifesto, questo è un post dedicato a tutti quelli che provano a farcela in ogni epoca storica, contesto e Paese partendo da zero. O se vuoi da 1 euro.