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La rivoluzione digitale della carta stampata? Dal 2018!

Molto interessante l’articolo Digital revolution comes to printed word (traduzione in italiano) dell’International Herald Tribune sul futuro dei libri in digitale. Lo scenario che ne esce fuori è quello di un lento movimento che negli anni porterà ad un consapevole aumento da parte degli editori nel realizzare ebook e mettere a disposizione opere coperte da copyright che non vengono più stampate.
E’ probabilmente questo il primo passo in Usa ed anche in Europa, dove Google ha fatto accordi con alcune grandi librerie nazionali che hanno già capito l’importanza della condivisione su Internet tanto da formare Europeana, un grande database con milioni di libri, film, giornali, disegni, musica.
Possibile che Google debba fare la parte del leone ed aprire questo mercato incoraggiando (costringendo) gli editori a muoversi in diverse direzioni come sperimentare nuovi modelli pubblicitari e di offerta?

Resta ancora abbastanza fondamentale la scelta di come diffondere i libri digitali ai lettori. Gli eReader sono frammentati ed hanno ancora prezzi alti e disponibilità scarse: i lettori in concorrenza in Usa sono Sony Reader e Amazon Kindle mentre in Europa si aggiungono anche Cybook, iRex iLiad (hai ricerche di mercato in tal senso?). A me ha impressionato l’e-reader Plastic Logic (guarda il video), forse l’unico che si avvicina di più al foglio di carta.
E’ difficile immagine un futuro in cui i libri non esisteranno più come li conosciamo oggi. Secondo un sondaggio citato nell’articolo, dal 2018 il 40% dei libri venduti attraverso i canali digitali (indipendentemente dal loro formato) dovrebbero sorpassare quelli ad inchiostro su carta. Vediamo cosa succede in questi dieci anni.

Non sono un blogger. Chiamatemi Dario :)

Nel 2007 dicevo di essere fuori dal tunnel della blogosfera, mi sentivo un corpo estraneo in un mare che molti oggi definiscono più morto che vivo.

In giro infatti ci sono nuove menate sul fatto che il blogging si stia avvicinando ai modi di fare del mainstream allontanandosi dalla originale funzione di “blog personale” (da leggere questo studio sulle pagine dei blog).
Chiacchierando in chat con un amico (che dice di leggermi poco qui sul blog) mi fa notare con sorpresa alcune impressioni sul mio carattere che pare abbia fornito attraverso il mio blog ed i servizi che uso (ad esempio Twitter, Friendfeed): dal profilo esco fuori come un personaggio invidioso, permaloso (su Friendfeed dicono di no,bontà loro) che pretende tutto e subito, che va in giro a chiedere favori, sponsorizzazioni a destra ed a manca.

Del giudizio delle persone non mi è mai importato più di tanto ma ho un’alta sensibilità che mi rende aperto all’ascolto ed al confronto: fare teatro mi ha insegnato a conoscere bene i miei limiti ed il modo con il quale mi rapporto con gli altri su canoni, come il linguaggio del corpo, che nel virtuale cadono completamente. Ho sempre creduto anche per questo di essere incapace nel gestire rapporti d’amicizia attaverso Internet: ad esempio mi chiedevo ieri su Twitter quante persone davvero conosco e posso considerare amici, lo stesso discorso è applicabile a Facebook. Ho due amici veri che conosco da tanto (con uno dei due ci conosciamo da piccoli) e reputo quelli ai quali chiamaresti di notte in preda al panico della solitudine o per i quali faresti i favori più pesanti e noiosi. Sono persone che frequento tutti i giorni nella vita reale, quella che è fatta di mani e non di bit.

Prendila come una piccola premessa, ora veniamo al sodo. Manfrys (che a me sta simpaticissimo) quando ci vediamo mi prende sempre in giro sfottendomi “Luca Conti“; non ho mai capito bene il motivo che non deve essere per tratti somatici simili in quanto non ci assomigliamo (per fortuna di entrambi,direi).
Il motivo pare sia un altro: sembra che attraverso queste pagine abbia voluto pretendere o chiedere qualcosa a chi mi legge, come se scrivessi per averne un tornaconto e non per il grande piacere di farlo, di confrontarmi continuamente. Qualcuno ha frainteso e non ha visto di buon occhio i due post (Web 2.0 Expo NY, Web 2.0 Expo Berlin) che finora ho scritto per cercare mecenati che mi permetessero di andare alle conferenze che mi interessava seguire.
Cerco di chiarire brevemente qual è la mia filosofia e la policy di questo blog già espressa nel colophon ed in questo post: ciò che leggi su questo blog è tutto quello che riguarda le cose che faccio, non c’è nessun omissis, se non ti fidi puoi andare su altri blog.
Non ho mai fatto telefonate o inviato email ad aziende, amici, conoscenti per chiedere sponsorizzazioni non perchè ci sia qualcosa di male ma perchè non amo per niente farlo: l’unico strumento di comunicazione che uso in questo ambito sono i post di questo blog. Insomma se non mi cerchi tu non vengo da te perchè non sono indiscreto.
Sono convinto che ci voglia anche fortuna oltre che bravura. Ad esempio recentemente mi è capitato di avere un contatto con Dada per poter andare a Le Web Paris ma soltanto a causa di una segnalazione dei miei post che Napolux ha fatto sul suo blog e via chat con questo contatto.

Lasciatemelo dire: che ci sia il badge viola o meno la storia dei blogger che ottengono rimborsi dalle aziende per andare agli incontri (aperitivi, presentazione di prodotti) girando mezza Italia è verissima, d’altronde non potrebbe essere altrimenti se sacrifichi il tuo lavoro.
Se mai avessero offerto a me qualcosa del genere probabilmente avrei rifiutato o posto una condizione perchè preferisco essere trasparente, sincero e diretto, è una regola che mi sono imposto per la mia sanità mentale. Perchè alla fine, egoisticamente, non scrivo per la blogosfera nè per una fantomatica azienda, forse neanche per te che mi leggi.
Scrivo soprattutto per me, mi sento meglio dopo che lo faccio (stai tranquillo non ho nessun orgasmo), diventa quasi una terapia che invece di pompare il mio ego apre avanti a me nuovi obiettivi e mondi, alimenta la mia curiosità.

Feedmastering #19

Breve rassegna giornaliera (che puoi trovare a volte anche durante il weekend) di notizie utili, incredibili e magari al tempo stesso in qualche modo ridicole che non hanno trovato posto sul mio tumblr durante il giorno.
Feedmastering verrà pubblicata ogni sera in una fascia oraria che va dalle ore 20 alle 22 (8-10 pm CEST). Scrivi qui cosa pensi di Feedmastering.

Continua…

Allarmi son pirati!

Tira una brutta aria e d’altronde non posso nemmeno lantermami più di tanto dell’immagine che diamo all’estero riguardo il processo d’innovazione qui in Italia.
Luca Spinelli segnala la lista di nomi del Comitato italiano antipirateria messo su con il decreto contro la pirateria digitale e multimediale redatto dall’attuale governo.

A quanto leggo pare che questo Comitato sia stato istituito con compiti che esulano dalla creazione di un tavolo di confronto che studi ed analizzi il problema della pirateria: gli stessi membri, tutti capo gabinetto e politici, sembrano siano stati messi lì per fare regole e leggi, reprimere più che per ascoltare e proporre. Tra i nomi esterni figurano soltanto il presidente della SIAE (e questo basta a farmi preoccupare) e due “esperti” che saranno nominati dal presidente del consiglio di concerto col ministro dei beni culturali: secondo te bastano? Non dico che a fianco al Comitato devono sedersi quelli di The Pirate Bay ma i consumatori chi li rappresenta (per gli artisti c’è già la SIAE)?

Non mi fascio la testa prima che si rompa ma è bene tenere gli occhi aperti. Invece di manganellare solo gli utenti perchè non iniziare a fare qualcosa seriamente? Ad esempio: eliminando (abbattendo) la tassa sui supporti vergini e il sempre troppo alto prezzo dei CD? Facendo più iniziative sul sociale (incentivi, meno tasse?) a favore delle famiglie e dei giovani?
Scrivimi cosa pensi si debba fare, non dico una soluzione ma delle tue impressioni al riguardo.

Keyword Questions: cosa chiedono le persone ai motori di ricerca?

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Una delle cose più diffuse quando si naviga in Internet è quella di aprire il motore di ricerca (Google o chi per esso) ed interrogarlo con i quesiti ed i dubbi più vari. Secondo me, esclusa la posta elettronica, è una delle cose più utili e semplici da fare anche per i meno esperti. Scoprire cosa interessa agli utenti è fondamentale per chi crea contenuti e fa online advertising.

Keyword Questions è uno strumento molto veloce che permette di aiutare i webmaster o chi gestisce siti web: in funzione della “keyword” (la parola chiave) scelta fornisce come risultato le frasi (spesso questions, domande) correlate che gli utenti inseriscono nei motori di ricerca. Le parole sono in lingua inglese ma il tool può tornare comodo anche per chi usa altre lingue.
Un esempio concreto: inserendo la parola sex il primo risultato è l’incestuoso “how can i get my older sister to have sex with me” ovvero “come posso convincere mia sorella a fare sesso con me“. Lo so che sei subito tentato da scrivere un post del genere ma non è la strada giusta per realizzare contenuti sul Web e costruirti il tuo audience.

Con Keyword Questions puoi scaricare i risultati sotto forma di tabella: probabilmente questo strumento analizza le ricerche di Google ma sul sito non c’è traccia di come funziona, ho già mandato un email per saperne di piu. C’è in giro qualcosa del genere anche in italiano?

[UPDATE]

- Andy Mindel mi spiega che Keyword Questions mostra il numero di volte delle domande che vengono raccolte dai maggiori metacrawler negli Usa. I dati sono presi dagli ultimi 140 giorni. Presto ci sarà una versione per l’UK, il Regno Unito. Non sono previste ad ora altre lingue.

Feedmastering #18

Scrivi qui cosa pensi di Feedmastering.

Continua…

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