E’ morto il Flash: Adobe si tuffa nell’online advertising

Oggi è morto il Flash: dopo tante lotte anche con Apple (Steve Jobs aveva ragione?), Adobe non svilupperà più il plugin Flash Mobile per Android e BlackBerry Playbook (ammesso qualcuno abbia mai comprato questo tablet).

E si appresta a licenziare 750 dipendenti tra Nord America ed Europa con un cambio di rotta nel suo business: si tuffa nell’advertising online con il progetto Project Adthenticate, una piattaforma per distribuire e testare annunci pubblicitari sul Web con alcune funzioni simili a quelle di Google AdWords, AdSense e Analytics, rinuite in un solo strumento.

D’altronde di recente Adobe ha acquistato Auditude specializzata in tecnologie per la realizzazione, distribuzione e monetizzazione dei video digitali che riguardano la pubblicità sviluppata da editori e società di media.

Il Flash per dispotivi mobili sta per scomparire: il futuro parla sempre più HTML5 e CSS 3?

Google, Pagine Gialle, Register e Poste Italiane rubano 27 mila clienti alle agenzie

Ci si è sempre lamentati che le pmi italiane, le piccole-medie imprese non avessero una presenza online, neanche lo straccio di un sito web. E così, mentre molti lavoratori del settore hanno storto il naso qualche mese fa al lancio del progetto La Mia Impresa Online di Google, Pagine Gialle, Register e Poste Italiane, altri hanno invece espresso un parere positivo all’iniziativa considerandola quale apri pista per nuove opportunità anche per le piccole agenzie. Continua a leggere

Google lancia le pagine aziendali su Google+

Google apre il suo social network alle aziende e aggiunge la possibilità di creare pagine aziendali su Google+. Da leggere tutto il regolamento, trovi la mia pagina qui.

In Italia c’è già la Google Pages di FIAT mentre all’estero c’è la pagina di H&M, Pepsi, della squadra di calcio FC Barcelona.
Mi riservo dal fare ogni commento senza approfondire prima ma è chiaro che le Google Pages siano un clone delle pagine di Facebook. La novità più interessante invece è la Direct Connect che Google fa sui suoi risultati di ricerca come mostra questo video:

Basta inserire una stringa del tipo +nomedelbrand su Google per aggiungere la pagina della marca o dell’azienda direttamente alle cerchie di Google.
Al gigante di Mountain View non basta la convergenza che sta facendo di tutti i suoi servizi verso Plus ma cerca anche di usare il suo motore di ricerca a tutto vantaggio del suo social network. Con questo sistema aggressivo riuscirà a strappare utenti a Facebook? Quale metriche dovremo utilizzare (Ripples e Analytics?)?

Via [WSJ]

Spingitori di comunicazione

Mi è arrivata questa email da www.comunicazioneitaliana.it e mi è venuto un po’ da ridere:

L’Atlante della Comunicazione è un unico strumento di relazione diretta, costruito in 10 anni di interazione con la Communication Community Italiana. Consiste in oltre 600 pagine di contatti, contenuti e relazioni professionali. Comprende anche la versione Online che consente di entrare in contatto con i principali decision maker italiani. L’Atlante 2011 è una vera e propria “special edition”, dedicata ai 150 anni di comunicazione in Italia: brand, prodotti e campagne accompagnate a storie di vita, raccontate dai protagonisti e dagli opinion leader del mondo della comunicazione italiana.

Il prezzo della Guida è 72 Euro compreso IVA e utilizzo della versione Online per un anno“.

Femen e la stampa italiana

Queste ragazze fanno parte di Femen, il gruppo di attiviste dell’Ucraina che lotta per la libertà delle donne. Erano sabato alla manifestazione di Roma del PD a protestare contro Silvio Berlusconi con un “Fuck you, Silvio” e ieri erano in Vaticano perchè avevano come obiettivo il Papa ma sono state fermate.

E’ vero che il giornalismo è in crisi ma la stampa italiana si dimostra ancora una volta di bassa qualità: facendo una rapida ricerca su Google News i giornali italiani hanno cominciato a parlare di Femen soltanto da Febbraio 2010 e con i soliti titoli da boxino morboso “ragazze in topless protestano“. Il collettivo è nato nel 2008 ma nel 2009 gli unici a parlarne sono quelli di University.

Non sono neanche più convinto che il problema sia l’italianissimo “provincialismo” applicato a chi fa i giornali ed a chi li legge.
Fare giornalismo (che sia d’inchiesta o meno) vuol dire anticipare temi, approfondire ed è ovvio che questo costi di più rispetto alle flash news. Affidarsi però soltanto ed esclusivamente alle notizie (spesso anche addirittura fasulle o mal poste) è un segnale di debolezza e sconfitta per i giornalisti e per gli editori.
E soprattutto per i lettori che avendo maggiore possibilità e consapevolezza di scelta si dirottano verso altri media o programmi come Le Iene che sono stati gli unici ad andare in Ucraina per intervistare le attiviste di Femen proprio qualche settimana fa.