Il discorso di Farage contro l’Eurocrazia della Commissione Europea

Sta girando in Rete questo discorso acceso di Nigel Farage deputato britannico nel parlamento europeo. Farage è da sempre contro l’Europa e in favore delle sovranità nazionali, sostiene ad esempio che il Regno Unito debba uscire dall’UE e in nome di questa politica è stato eletto.

Non è questo che ci interessa di Farage ma il suo scagliarsi contro il potere del parlamento dell’UE, una sorta di Eurocrazia. E’ un discorso che fa riflettere sul ruolo stesso dell’Unione Europea e su alcuni meccanismi di potere con i quali il nostro ministro degli Esteri dovrà confrontarsi e barcamenarsi. Farage infatti dice:

Secondo qualsiasi misuratore l’Euro è un fallimento. Chi è il responsabile? Chi è in carica di voi? Nessuno di voi perché nessuno di voi è stato eletto. Nessuno di voi ha una legittimazione democratica per il ruolo che ricoprite in questa crisi.

E in questo vuoto è entrata in scena Angela Merkel e viviamo ora in un’Europa dominata dalla Germania, un’eventualità che il progetto europeo intendeva escludere. Io non voglio vivere in un un’Europa dominata dalla Germania e non lo vogliono i cittadini europei.

Avete deciso che Berlusconi doveva andarsene. Così è stato rimosso e rimpiazzato da Monti, un ex commissario europeo, un architetto del disastro dell’Euro e un uomo che non era nemmeno membro del Parlamento.
Sta diventando come un romanzo di Agatha Christie, dove stiamo cercando di capire chi è il prossimo che sarà fatto cadere.

E devo dire, signor Van Rompuy (n.d.r. il Presidente del Consiglio europeo), che lei, uomo non eletto, è andato in Italia e ha detto: “Questo non è il tempo per le elezioni, ma è il tempo delle azioni”. Per Dio, chi le dà il diritto di dire queste cose al popolo italiano?

Socl: il social network di Microsoft

Basta un po’ di social networking e il business va su. E’ quanto sostiene Microsoft che da tempo ha costituito un gruppo di lavoro nei suoi laboratori di ricerca per realizzare un nuovo social network dal nome evocativo: Socl (spero che non si legga nel bolognese Socc’mel).
Su The Verge c’è una anteprima di quello che nella scorsa estate fu svelato per errore da Microsoft come progetto Tulalip e che dovrebbe essere il suo social network.

Fare una rete sociale che funzioni e sia usata dalle persone non è facile e soprattutto non è per tutti: ci ha provato Apple e anche Goolge con Plus per ora fallendo. Twitter ha intrapreso una strada diversa da quella di un vero e proprio social network e per questo forse si è salvato.

Tutti in Class: la class action contro Silvio Berlusconi

A me questa cosa di Tutti in Class, la class action contro Silvio Berlusconi promossa da Radio Popolare, Valori e Federconsumatori che partirà domenica mi sembra soltanto una gran menata pubblicitaria per la campagna abbonamento a Radio Popolare. E però magari a qualcuno piace l’idea che sia stato solo Berlusconi il male di questa Italia e non anche gli italiani che lo hanno votato e che ne ripercorrono le gesta nel loro piccolo.

Non voglio più sentire parlare di Berlusconi, ho anche messo in vendita il sito che tanti speranzosi visitavano ogni giorno. Se ne è andato, lasciamolo morire politicamente in pace e cerchiamo di fare attenzione a ciò che riuscirà (?) a fare il governo Monti.

E’ necessario un ministro di Internet?

Mentre in queste ore Mario Monti scioglie la riserva e presenta la sua lista di ministri, nelle ultime ore si sono fatte avanti diverse proposte riguardo un possibile ministro di Internet anche senza portafogli come scrive Massimo Sideri. C’è stato anche un appello durante l’ultimo Internet Governance Forum di Trento con una lettera indirizzata proprio a Monti e nella quale si chiede maggiore attenzione nei confronti del web, dell’economia digitale e del digital divide.

Credo che il numero dei ministri e dei ministeri debba essere sempre ragionevole e ottimale, che abbia il dovere di rispondere all’economia di un Paese più che alle sue lobby ma d’altronde anche Paola parlò già qualche tempo fa dell’esistenza all’estero in altri Paesi di un dicastero che è vicino a questo settore.
E chissà che non sia il momento giusto: anche il Partito Pirata Italiano “scende in campo” risvegliandosi improvvisamente dal torpore che lo ha tenuto ai margini della politica fin dalla sua nascita.