9 Siti Web che ti renderanno più intelligente

nerdIeri Google ha compiuto 15 anni, una storia ricca di cose che non conosciamo. Il motore di ricerca ci ha reso la vita più facile anche se ultimamente gli addetti ai lavori notano una certa stanchezza nell’innovare con risultati che sempre più spesso sembrano seguire il business invece che le reali esigenze degli utenti (cercare ciò di cui hanno bisogno).

Una delle citazioni che mi ha più colpito di recente è quella di Rebecca Grant:

Humans are primitive creatures. We crave food, sex, and apparently, Facebook likes. [twittala]

Sì, è vero, la Rete ci ha reso maestri della procrastinazione, click e like hanno assunto troppa importanza con il multitasking che ha probabilmente ha alimentato il deficit dell’attenzione. E però Internet ci ha anche aiutato.
Ne è un esempio questa lista che ho tratto (aggiungendo del mio) da Open Forum: 9 siti web che ci aiutano ad essere più intelligenti e svegli, “smart” come dicono gli inglesi.

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Settembre al Borgo e la cultura dell’emergenza

Torno a scrivere anche se il blog è ancora un cantiere aperto per una questione che riguarda la mia città Caserta e la storica rassegna Settembre al Borgo (al suo 43 esimo anno) che si tiene al suo borgo medievale, Casertavecchia.
Questo festival stava per scomparire ed è stato appena salvato in extremis mettendo su 7 giorni di concerti alla modica cifra di 400 mila euro (300 provenienti da fondi + 100 da privati) e ponendo l’accento sul carattere “social” (facetofest) quando non ha nulla di tutto ciò (il sito è una immagine statica e la vecchia pagina Facebook https://www.facebook.com/settembrealborgocaserta è stata cancellata in favore dell’uso di un profilo, lascio a voi ogni commento).
Questi soldi che erano destinati al turismo non potevano essere spesi in tutt’altro modo (ripristinare ad esempio la rassegna Percorsi di Luce, potenziare itinerari turistici, lanciare un contest dedicato alla promozione internazionale del territorio, etc)?

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Qual è il futuro dei Musei in Italia?

Credits: http://www.flickr.com/photos/77294564@N00/3665679150/
Credits: http://www.flickr.com/photos/77294564@N00/3665679150/

I musei in Italia, soprattutto quelli “piccoli”, vengono visti (e in parte molti lo sono) spesso come delle scatole vuote insostenibili, dei veri e propri container ma senza la spinta innovativa che hanno avuto questi contenitori nel trasporto e nel commercio. Lo ricordavano a BTO 2012 nel panel Cosa vuol dire davvero ‘Innovazione’, Mirko Lalli con le sue slide ed i professori Rodolfo Baggio e Carlo Alberto Carnevale Maffè.

Contenitori ricchi di cultura, carenti nella comunicazione e nell’accoglienza perchè considerati (soprattutto dai turisti!) come polverosi e passivi strumenti di conservazione (a che serve la legge che non permette di fare foto!?) (N.d.A. Molti si sono soffermati su questa mia frase. Volevo precisare che proprio perchè conosco la legge Ronchey del 1993 superata dal testo unico di Urbani del 2004 ci tenevo a sottolineare che la teoria dice una cosa, ossia il diritto per motivi di studio, ma viene automaticamente ed inutilmente messa in pratica in un altro modo da Soprintendenze e direttori che dovrebbero solo tutelare il bene e invece si comportano come fosse di loro proprietà negando questo diritto e applicando la legge in modo troppo ristretto e tradizionale, cosa che non avviene in molti musei del mondo) e non di valorizzazione, lontani anni luce dall’idea di Ecomuseo di Hugues de Varine. Ammetto di essermi avvicinato ai musei da professionista del marketing soltanto nell’ultimo anno perchè sto curando un progetto per l’ente Provincia di Caserta (ma non è questo l’oggetto del post).

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Quel giorno che scrissi sul Corriere della Sera


Lo so che sto trascurando il blog (dalle vacanze natalizie lo riprenderò) ma sto facendo molte cose in questo periodo (devo ancora parlare di Buy Tourism Online).

Tra le tante c’è stato l’aver seguito il ballottaggio tra Bersani e Renzi con uno Storify sul Corriere della Sera nel nuovo blog #6gradi. Ovviamente il contenuto è stato rilanciato in homepage, nello speciale e su Twitter.

Come ho scritto su Usernet questo è ormai un metodo consolidato per tenere traccia delle conversazioni sui Social Media e magari anche per fare fact-checking. Ho provato a sperimentarlo su di un pubblico più ampio come quello del Corriere e il risultato è stato comunque soddisfacente anche se credo si possa fare di più e meglio per quanto riguarda i contenuti e l’approccio con i lettori.

Ragionando invece in termini statistici queste sono le visite ricevute dallo Storify:

seigradi.corriere.it: 2031
usernet.blogautore.espresso.repubblica.it: 282
storify.com: 71
other: 16

Per il primo turno ne realizzai uno simile segnalandolo su Fanpage (che lo ha condiviso anche su Facebook e Twitter):

fanpage.it: 909
storify.com: 415
usernet.blogautore.espresso.repubblica.it: 244
other: 11

Consigli per i giornalisti digitali che si occupano della content curation nel loro ruolo di social media editor e vogliono usare Storify.

– Non inserite eccessive immagini;
– Scegliete dei tweet significativi;
– Dividete in sezioni scegliendo un ordine preciso delle notizie (la più recente sopra?);
– Formattate il testo e inserite titoli brevi;
– Compilate lo Storify con al massimo 2 pagine (quasi ogni 22 elementi se ne aggiunge una);
– Siate cronisti ma siate ironici o almeno personali: i Social Media non sono la verità assoluta.

Due novità: un blog su l’Espresso, storyteller per BTO

Interrompo la pausa (è un periodo incasinato ma riprenderò presto: devo ancora trasferire questo blog) per segnalare due novità.

La prima è che ho aperto un blog su l’Espresso che si chiama Usernet dove parlo di Web e del rapporto tra utenti e social network (casualmente pochi giorni dopo il Corriere ha lanciato 6gradi). Aggiungilo ai feed RSS perchè sarà aggiornato continuamente.

L’altra è che sarò presente la prossima settimana a Firenze per la conferenza sul turismo Buy Tourism Online. Sono stato scelto insieme ad altri come storyteller e quindi racconterò tutto su Twitter, su questo blog e forse anche su Usernet e Fanpage. Ci incontriamo a Firenze?

Il settore turismo mi sta molto a cuore: sto lavorando ad un progetto di valorizzazione di alcuni musei e quindi non posso che cogliere di buon grado la consultazione pubblica ilmuseochevorrei (ricorda quella del Mulino Bianco, vero?) lanciata dal MiBAC. Io vorrei un museo che non è chiuso la Domenica e che sia un Ecomuseo. E tu?

Il blog si trasferisce e va in pausa

E’ da un po’che non scrivo nonostante le date dei post siano sbagliate, una delle tante cose che non funzionano qui. Non ho il blocco del blogger, avrei tante cose da dire e in parte lo faccio su Twitter o Facebook.

Per riprendere un po’ in mano le sorti di questo blog ho deciso di trasferirlo dagli Usa all’Italia: Dream Host non è male ma c’è troppa latenza per i miei gusti, se voglio scrivere un post non posso impiegare un secolo. Inoltre questo template è vecchio e fa schifo, devo cambiarlo.

Questo post è per avvisarvi che se non troverete il blog online ripassateci dopo qualche giorno oppure ora e riuscirete a leggerlo. Sto pensando anche di tornare a scrivere definitivamente in Inglese e lasciar perdere l’Italiano: che ne pensate?

A presto. Sempre online.

Mai più senza Internet: il principio di disuguaglianza digitale

Dopo i tanti “Internet ci rende più stupidi” si è passati a la “Rete crea aspettative e bisogni” per finire a “Internet ci rende pazzi“.

Se Internet non è un soggetto, come dice Fabio Chiusi, la sua presenza diventa ingombrante solo per chi ne fa un uso distorto classificandolo come universale. L’assenza, invece, risulta davvero pesante e insostenibile diventando quindi un diritto fondamentale per l’uomo, un servizio indispensabile proprio come l’acqua.

A sostegno di questa tesi c’è un articolo de il Corriere che segnala una sentenza del giudice di Pace di Trieste:

Una casalinga ed i suoi tre figli sono rimasti per oltre quattro mesi senza Internet e per oltre due mesi senza telefono per un disservizio del gestore. La compagnia telefonica è stata condannata ad un risarcimento del danno non solo patrimoniale (1.600 euro) ma anche esistenziale (800 euro), riconoscendo lo stress causato dall’impossibilità di connettersi.

Un diritto non si compra ma si acquisisce. Non sono un avvocato ma credo che d’ora in poi questo principio di disuguaglianza digitale entrerà in molte dispute e sarà appellato da quanti non riescono a vivere senza Internet. E lo faranno se almeno una volta si sono collegati nella loro vita.

Non si sentano emarginati tutti quelli fermi al Medioevo digitale: avranno i loro buoni motivi per non esercitare un diritto.