Qual è la vita media di un post su Facebook?

Facebook è ancora il social che porta più traffico di tutti ed è in costante crescita con un impatto sull’economia difficile da verificare e probabilmente non da considerare come una manna dal cielo. Qual è allora la vita media di un post su Facebook?

Edgerank Checker ha analizzato più di 30 mila post pubblicati da 500 pagine di Facebook: quando l’engadgment del post scende sotto il 10% allora quel contenuto è definitivamente morto. Un utile indicatore per capire cosa funziona e soprattutto quando pubblicare un nuovo post perchè quelli vecchi non vengono più letti e non appaiono più sul News Feed degli utenti. Si evince che se c’è un post che continua ad avere successo è meglio non pubblicarne uno nuovo perchè si potrebbe ridurre l’engadgment di entrambi.

Secondo l’analisi la vita media di un post su Facebook è di 3 ore e 7 minuti e la durata del post varia da un massimo di 10 ore a 15 minuti. Questo perchè più è alto l’EdgeRank più i post occupano per più tempo il News Feed: per aumentarlo è possibile fare i modo che tanti facciano Share in modo che la vita di quel post duri a lungo e si riproduca.

Se su Facebook è facile cannibalizzare i contenuti data l’alta mole e il sistema di news che difficilmente consente di scoprire contenuti che non sono freschi, su Twitter un tweet ha una vita media decisamente più lunga. E’ questa la differenza sostanziale tra Facebook e Twitter?

I cinegiornali di Alemanno

Dal Puttan Tour alle uova di Pasqua non è la prima volta che mi tocca parlare di Gianni Almanno. Ora che l’avete visto tutti l’alpino Alemanno che comanda le ruspe nei suoi cinegiornali sulla neve di Roma che sta pubblicando sul suo profilo YouTube, forse mi darete ragione che si tratta di Trashpolitique allo stato puro.

Questo di sotto invece fu realizzato da alcuni ragazzi nella nevicata di 2 anni fa. Avevano già capito tutto sul podestà Alemanno.

La risposta di Google alla Google car a Caserta

Pubblico la risposta che mi ha dato Google riguardo il tracciamento da parte della Google car della città di Caserta avvenuti nei giorni di Gennaio quando la città era piena di rifiuti a causa dello sciopero della società di raccolta Caserta Ambiente.
Leggendo il mio blog il problema lo aveva rilanciato il Corriere del Mezzogiorno e altri giornali che si sono interessati dunque mi sembra corretto aggiornare tutti sugli sviluppi della faccenda.

La risposta è arrivata proprio da Alessio Cimmino, Corporate Communications&Public Affairs Manager di Google Italia, al quale avevo scritto:

Dario, grazie per la segnalazione ma in questo momento non abbiamo molto da dire. Stiamo parlando di un’eventualità puramente prospettica e ad oggi non si può neppure sapere quale parte specifica della città sia stata mappata dall’auto, rispetto a quanto è già online come frutto di attività precedenti.

Come sai le immagini non vengono caricate istantaneamente ma devono prima subire un processo di elaborazione abbastanza lungo, importante per rispettare e tutelare la privacy dei cittadini attraverso l’oscuramento di volti e targhi. Per qualsiasi informazione si fa riferimento al sito di StreetView che abbiamo creato proprio per chiarire tutte le informazioni e i possibili interrogativi sul servizio, sulla tecnologia impiegata, le procedure in atto per tutelare la privacy, fino ad informare i cittadini sulle aree che stiamo percorrendo con i nostri mezzi.

Dunque per ora il pericolo non è scongiurato e per questo ho chiesto a Cimmino di informarmi quando avrà più informazioni su cosa è stato mappato e cosa verrà pubblicato da Google. Di più davvero non so cosa fare, le ultime immagini (non belle per la verità in quanto c’erano tanti cantieri) di Caserta su StreetView risalgono al 2008 e l’aggiornamento dunque potrebbe scattare già da quest’anno. Speriamo bene.

Grido Casalese

E’ qualche giorno che gira questo videoclip neomelodico che cerca di riabilitare i cittadini di Casal di Principe, i Casalesi. La parrocchia di San Salvatore a Casal di Principe con Don Carlo Aversano (presente nel videoclip) avrebbe organizzato una manifestazione sulla legalità in cui presenta questo video: Marilena Natale della Gazzetta di Caserta, che tanto ne sa di quel territorio, scrive che questo parroco sembra non sia proprio un esempio da seguire. Se penso a Don Peppe Diana mi viene da piangere.

La verità è un’altra che per decenni si è assistito al suicidio dello stato con l’avallo della politica collusa che ha reso la camorra agricola in holding criminali. I cittadini di casale per anni hanno votato amici degli amici e soliti noti;per poter costruire abusivamente, aprire attività commerciali senza licenze etc, per non parlare delle assicurazioni RC auto( che sono care in tutta la campania), l’uso del casco, delle cinture, dei furti di energia elettrica e dei mancati pagamenti delle utenze idriche. Per decenni la camorra ha vissuto di grandi investimenti, ma la gente perbene non ha mai pagato le tasse. Quando sono stati trovati i rifiuti tossici ( a casale la falda acquifera è inquinata) nessuno mai si è ribellato. Ora che arrivano le regole le vedono come discriminazioni, a me viene da dire Benvenuti in Italia cari casalesi. Passiamo al prete. Personalmente chi mi consoce sa bene cosa penso di Don Carlo Aversano ma lasciatemi dire che la curia dovrebbe prendere seri provvedimenti.. Con la scusa della parabola della pecorella smarrita, il don Abbondio ha benedetto le case di camorra e dato la comunione con l’assoluzione alle donne manager del crimine, senza contare a presenziare a funerali anche se questi non erano celebrati nella sua parrocchia (vedi Vincenzo Schiavone Copertone), per non parlare delle case famiglie avute in passato con persone discutibili ed attualmente sotto inchiesta per mafia. Adesso il parroco promuove una canzone il grido delle persone per beneeeee??????? In tanti anni che seguo la realtà casalese non ho mai visto don Carlo o il popolo di Casale scendere in piazza contro la camorra .Don Carlo se vuole salvare la sua gente, manifesti contro la camorra, cacci fuori le persone che vivono sul sangue della povera gente e accompagni i giovani in piazza villa per dire basta i casalesi siamo noi, i camorristi figli compresi devono andarsene. Solo allora potrà parlare.

Via [Oltregomorra]

Una email a Mario Monti

Negli anni passati abbiamo visto utilizzare i canali istituzionali dei ministeri per comunicazioni ridicole che spesso riguardavano fatti privati: dagli annunci dei libri di Brunetta alle smentite di Tremonti e Berlusconi chi più ne ha ne metta. Era la politica del precisare l’imprecisabile.

Ieri sul sito del Governo è apparsa la sezione Dialogo con il cittadino nel quale Monti pubblica una analisi (della quale dobbiamo fidarci perchè non possiamo leggere la controprova) delle circa 2000 email che ha ricevuto direttamente dai cittadini italiani. Sono da leggere sia gli estratti dei messaggi che le richieste: secondo le statistiche solo l’8% di questi, ossia 160 cittadini, lo ha criticato. Il Governo invita a scrivere e annuncia che aggiornerà presto la sezione con quesiti e risposte:

Più della metà dei cittadini (56%) scrive al presidente Monti per esprimere un sentimento di “gratitudine e fiducia” nel suo operato e con l’intento di formulare proposte per contribuire a risolvere la crisi e far ripartire la crescita. Il 44% delle mail chiedono soprattutto un maggiore sforzo al governo per ridurre i “costi della politica e della pubblica amministrazione” e una maggiore attenzione verso i giovani, il lavoro, la famiglia. A tutti questi cittadini il presidente Monti sta rispondendo personalmente ringraziandoli per il sostegno dato al governo.

Sarebbe bello realizzare una sorta di Wikicrazia se tutti gli italiani, almeno quelli connessi, inviassero una email (oppure un tweet, perchè no?) con ciò che pensano sull’operato di Monti ma soprattutto con domande, proposte, descrizione dei problemi che notano su stessi e sul Paese. Un gruppo ha già cominciato da qualche tempo con il progetto Wikitalia e chissà che il Governo non lo possa utilizzare, inglobare o realizzarne uno simile.

In un Paese però in cui pure la democrazia si regge a mala pena, mi sembrano ancora un po’ utupostiche dunque accontentiamoci di inviare una email a Monti (si si, non la leggerà Monti ma finirà in quelle statistiche) e tagghiamola come la nostra #montipen.