L’inutilità delle agenzie di (digital) PR

Questo assioma di Mark Cuban letto su Tagliaerbe demolisce gran parte delle agenzie di (digital) PR che lavorano in questo settore a meno che non utilizzino al meglio alcuni piccoli ma grandi consigli:

Mai assumere una agenzia di pubbliche relazioni. Chiameranno o manderanno email ai giornali che già leggi, ai programmi TV che già guardi e ai siti sui quali già navighi. Fanno solo pubblicità a loro stessi. Quando consumi una qualsiasi informazione relativa al tuo settore, prendi l’email della persona che l’ha pubblicata e mandagli una presentazione di te e dalla tua azienda. Il lavoro di chi fa informazione è quello di scovare nuove cose. Sarà ben felice di parlare col fondatore di una startup invece che con l’agenzia di PR. Una volta che hai stabilito una comunicazione diretta con questa persona, renditi disponibile a rispondere alle sue domande circa il tuo settore e fai in modo di essere una fonte per lui. Se sarai furbo e intelligente, ne trarrai beneficio.

Italia.it: non aprite quel portale

Grazie a Enrico Ferrero per la segnalazione e la scansione scopro che oggi Sergio Rizzo dalle pagine del Corriere Economia analizza la situazione del portale Italia.it e si chiede cosa farà il nuovo ministro del turismo Piero Gnudi.

Il pezzo non dice nulla che non sappiamo già, riassume frettolosamente la vicenda (e anche Rizzo se ne esce con quel “popolo del web”) e poi scade sulle classiche vicende di favori personali e vacanze pagate (magari ad insaputa) per finire col chiedersi cosa farà Gnudi.
A dire la verità ce lo chiedevamo da un po’ di tempo in molti, basti pensare la lettera pubblica di Roberta Milano che forse non è arrivata ai giornali, in tv ed al nuovo ministro del turismo.

Bisogna sperare davvero che l’ENIT risolva tutto? Sono un po’ scettico, chissà di tutto ciò Magic Italy cosa ne pensa (credo male, molto male).

La RAI impone il canone anche su computer e iPad

Isola Virtuale: http://isolavirtuale.tumblr.com/post/17711827683/frafallina-farfallina

Leggo questa notizia sul blog di Dario Di Vico e impallidisco:

Nei giorni scorsi sono fioccate su milioni di imprenditori e lavoratori autonomi anche le richieste della Rai di pagare il canone speciale dovuto in virtù di un Regio Decreto del 1938.
A far scattare la protesta di Rete Imprese Italia (Casartigiani, Confartigianato, Cna, Confcommercio, Confesercenti) è l’imposizione del tributo sul possesso non solo di televisori ma anche di qualsiasi dispositivo atto o adattabile a ricevere il segnale tv, inclusi monitor per il Pc, videofonini, videoregistratori, Ipad, addirittura sistemi di videosorveglianza.
Come dire che basta avere un computer per essere costretti a pagare una somma che, a seconda della tipologia di impresa, va da un minimo di 200 euro fino a 6.000 euro l’anno.
E così Rete Imprese Italia ha calcolato che quasi 5 milioni di aziende italiane dovranno sborsare 980 milioni di euro.
Chi non paga è soggetto a pesanti sanzioni e a controlli da parte degli organi di vigilanza.

NoBill: delazione fiscale in salsa social

E’ possibile combattere l’evasione fiscale dell’Italia attraverso un meccanismo di delazione “2.0”? E’ ciò che pensano di fare i ragazzi di NoBill con una mappa dove chiunque può segnalare, anche attraverso app per mobile, la mancata emissione di una ricevuta fiscale. Seppure io creda che basti PRETENDERE da chiunque ricevuta o fattura, ho chiesto agli autori di NoBill più di 1 mese fa di spiegarmi come mai hanno avuto questa idea.

Darios: Mi spiegate cos’è NoBill?

NoBill: Nel momento in cui un commerciante non rilasci lo scontrino, il cittadino che avrà scaricato l’applicazione NoBill potrà segnalare il nome dell’esercizio evasore, l’importo e una nota personale.
I nomi delle attività segnalate sono pubblicati sul sito in maniera georeferenziata sulla base delle coordinate satellitari da cui è partita la segnalazione. Tutte le segnalazioni effettuate sono inoltre anonime, mantenendo cosi l’identità dei Vigilantes segreta.

Il progetto è un esperimento frutto di un continuo disappunto nei confronti di un paese in cui la furbizia è considerata virtù, l’evasione è dilagante e i canali ufficiali sembrano essere lontani da una risoluzione del problema.

Darios: E se qualcuno s’inventa una mancata ricevuta ma in realtà vuole danneggiare un concorrente?

NoBill: L’idea si basa su una strategia simile a quella adottata da siti come Trip Advisor, dove la veridicità della singola segnalazione/review non può essere sempre garantita, ma sui grandi numeri i falsi appaiono con una minima incidenza (faremo, ad ogni modo, del nostro meglio per rimuovere le segnalazioni palesemente fasulle).

Darios: Gli utenti che segnalano non sono poi così anonimi così come i luoghi commerciali. Non sono a rischio denuncia? E voi invece chi siete?

NoBill: Stiamo tenendo l’anonimato come strumento di tutela, essendo l’esperimento abbastanza controverso per ovvie ragioni. Dietro le maschere vi sono due ingegneri sardi trentenni che hanno trascorso gli ultimi sei anni lavorando all’estero in vari paesi prima di tornare in Italia e scontrarsi con una realtà per certi versi dimenticata.
NoBill nasce quindi come esperimento e contributo personale al cambiamento in un paese dove in molti strillano e in pochi fanno qualcosa.
Per realizzare il sito e le applicazioni per Android e iPhone abbiamo impiegato le notti fonde dopo il lavoro, dal momento in cui l’ennesima mancata ricevuta (accompagnata dall’ennesima birra) fece scattare l’idea.
Alla fine anche noi ci consideriamo dei semplici Vigilantes, come chiunque altro possa aggiungere segnalazioni sul sito.

Darios: Ricordo che qualcuno aveva già ideato servizi del genere ma non hanno mai avuto un seguito. Come mai secondo voi?

NoBill: Abbiamo esaminato attentamente sia tassa.li che evasori.info (a dirla tutta scovati una volta che NoBill era completato) e non reputiamo nessuno di loro valido per lo scopo che ci prefiggiamo. La nostra idea originale, e punto di forza, era creare un servizio scomodo, capace di esporre pubblicamente nomi e cognomi (o perlomeno nomi di esercizi commerciali) di coloro che evadono, cosi che questo possa fungere da deterrente per l’evasione e non solo come evenienza statistica: “oh guarda, in questa città si evade molto nei bar”. Segnalazioni come quelle su tassa.li ed evasori.info lasciano inoltre il tempo che trovano essendo facilmente falsificabili (essendo generiche è semplice inventarle per coprire la cartina in modo uniforme).
Ci interessava inoltre rendere le persone partecipi della segnalazione dando loro la possibilità di condividere delle note, aggiungendo dettagli e quindi una connotazione “social” al sito.

Rispetto agli altri servizi menzionati inoltre NoBill non permette la segnalazione via web, per scelta. Lo scopo è quello di scoraggiare un utilizzo improprio per diffamazione, rendendo requisito fondamentale che le coordinate della segnalazione corrispondano con quelle dell’esercizio commerciale (segnalazioni troppo lontane dall’esercizio sono considerate dubbie e candidate alla rimozione).

Da qualche giorno ho visto che riguardo quest’ultimo punto qualcosa è cambiato perchè è possibile segnalare anche via Web. Lo chiedo qui pubblicamente dal mio blog: come mai avete cambiato idea?

Aggiungi una bimba a tavola

La foto dell’eurodeputato del PDL Licia Ronzulli mentre vota insieme a sua figlia è finita fin sul Wall Street Journal. A prima vista può sembrare una bella immagine, carina, divertente e addirittura simbolo di civiltà perchè probabilmente nel Parlamento italiano una cosa del genere sarebbe impossibile.

Poi sono andato a vedere sul sito della Ronzulli ed ho trovato un video in cui prende la parola con la bimba di fianco pretendendo che in aula ci sia silenzio; chissà forse era la stessa sessione di lavoro ma pare non sia la prima volta.
E mi viene il dubbio che sia un modo per farsi pubblicità, che se le mamme italiane che lavorano tutto il giorno potessero probabilmente anche loro (ma forse assolutamente no) porterebbero i propri figli sul luogo di lavoro, anche in quelle aziende che se ne fregano di fare l’asilo nido interno. E invece non lo fanno e si fanno in quattro.

Quand’è che abbiamo cominciato a spettacolarizzare la politica in maniera così squallida?

Political Digital Academy

Foto: http://ilgloriosocamerata.tumblr.com/

Mentre Obama realizza il truth team, il team della verità, oggi il segretario del PDL Angelino Alfano presenta la Political Digital Academy che dovrebbe essere una “iniziativa permanente per la formazione, informazione e sensibilizzazione sulle opportunità offerte dalla Rete, rivolta ai deputati, ai sostenitori e più in generale a tutti coloro che si riconoscono nei valori del partito. L’iniziativa prevede sia una serie di incontri sia la distribuzione online di materiale utile ad approfondire gli scenari e gli aspetti tecnici della comunicazione politica online“.

Se la memoria mi aiuta ricordo una cosa del genere da parte di un gruppo di parlamentari espressione di più forze politiche riunite sotto “l’integruppo parlamentare 2.0“. Era il 2009: quante volte si sono visti e quanti incontri sono stati di formazione? Hanno imparato veramente qualcosa i politici che hanno poi legiferato con ridicole e restrittive misure tese a imbavagliare la Rete che hanno fatto ridere tutto il mondo?

Dopo anni di Governo, dopo aver sbandierato la creazione di posti di lavoro, ora che non sono più al timone di questo Paese cominciano a parlare di economia digitale e di una Silicon Valley italiana. Ma cos’hanno fatto per le startup? Nulla.

Evidentemente la campagna elettorale è già cominciata, diffidare sempre di chi fa proclami: abbiamo dovuto aspettare Monti per cominciare a leggere qualcosa sull’Agenda Digitale e avere uno schifo di SRL semplificata (che pure serve a poco): nonostante al Governo ci fosse l’imprenditore Berlusconi non ha fatto nulla per riformare il diritto societario (se non con norme quali l’assurda abolizione del falso in bilancio e altre porcherie) e lo sviluppo dell’Italia. Contatemi quanti posti di lavoro ha creato ed agevolato per aziende non sue; per questo parlare di Digital Academy ora fa un po’ sorridere e riempire il sito di Alfano con sue foto mentre gioca con l’iPad non serve a niente.

Il PDL intende rimodernarsi perchè aveva un leader antico che a malapena riusciva a scrivere gli SMS e ora ce ne è uno che forse è in grado di usare un tablet: davvero credete che questo cambiamento sia più decisivo ora della creazione di un programma politico serio, articolato e condiviso? Partecipare a una conversazione sui social media senza aver deciso prima e in maniera ponderata i contenuti non è completamente inutile se non deleterio?

In Italia, dove è più facile aprire un partito che una azienda, ci vorrebbe ben altro che una accademia che istruisca i politici sul digitale, su come comunicare al meglio se non hanno niente da dire.