TEDx sbarca a Napoli: “Creativity and Crisis, old fellows”

Sono contento che finalmente una TEDx conference sbarchi a Napoli: il 14 aprile 2012 presso il Riotstudio di Napoli ci sarà TEDxNapoli 2012 con il tema “Creativity and Crisis, old fellows” ossia Crisi e Creatività. E qual esempio migliore se non la pizza?

Scherzi a parte, nell’evento, che è gratuito (bisogna iscriversi), verrà affrontato il tema di come usare la creatività per affrontare i propri problemi con l’intervento di 11 speaker di buon livello alcuni anche internazionale. E’ da un anno che cercavo di contattare l’organizzazione per dare una mano, ci sono riuscito solo ora.

E tu verrai a TEDx Napoli?

6 anni di Twitter: insoddisfatti grazie ai Social Media?

Uno degli sport di questi ultimi mesi di alcuni digital radical chic è quello di sparare a zero su Twitter parlando di media, informazioni e relazioni; tanto su Facebook ci sono davvero tutti ed è più facile snobbarlo per gli opinion leader o in fondo arrendersi ed usarlo a manetta.

Mentre gli intellettuali non capiscono che seppure stia diventando social-centrico tutto il proprio mondo “social” non rappresenta poi tutto il Web ma più un personal network, Twitter compie 6 anni. Il mio profilo qualche giorno fa ne ha fatti 5: ne sono scritti di cinguettii (più o meno veri) dal mio account, più di 7000 pubblicati e chissà quanti altri letti.

La quantità dei tweet è stata superiore o inferiore agli SMS ricevuti e inviati da quando uso un cellulare (ossia da circa 10 anni)? E le conversazioni in che modo hanno influenzato le mie scelte?

In realtà Twitter è una newsletter: l’aspetto più interessante non è la possibilità di raggiungere in maniera diretta un audience di persone che ti scelgono (e quando qualcuno sceglie in libertà a meno che non fai o dici cazzate è quasi per sempre) e con le quali puoi interagire ma allargare, diluire e integrare le conversazioni consegnandole al mondo del Web, non solo al recinto di Facebook. E la percezione di non essere più soli ma a volte controllati dai media con una eccessiva ansia per la privacy (Johathan Franzen in Come stare soli ci ricorda che forse per la privacy era peggio quando stavamo peggio) e la deformazione dell’agenda setting fa smarrire il senso dei “follower”: seguiamo le persone che ci interessano perchè la pensano come noi oppure hanno un punto di vista completamente differente e ci offrono una visuale del mondo non quotidiana, inusuale.

Questa indigestione su Twitter di spunti brillanti, consigli, informazioni e quindi in sostanza di intelligenza collettiva crea una sorta di insoddisfazione nei confronti della realtà causata dalle ampie possibilità offerte dai social media. E allora a volte vorresti che molti follower fossero tuoi amici ma non per cullarsi in tedianti salotti elitari: in un contesto di Provincia ad esempio potrebbero essere decisamente più interessanti i follower di Twitter e cosa pensano con i loro tweet che i dicorsi dei propri amici.

E’ sempre una questione di sostanza delle nostre relazioni: i social media non fanno altro che amplificare la criticità delle nostre scelte.

Direct Email Marketing fallimentare

In questi giorni mi sono arrivati due casi di email marketing secondo me fallimentare perchè non compie il suo scopo di reach degli utenti e successiva azione.

Una DEM non può arrivare in ritardo se riguarda un’offerta promozionale da cogliere al volo, ci fai una figura barbina: è capitato con questa email di Declathon che segnalava la possibilità di trasporto gratuito per alcuni prodotti del loro negozio. L’email è arrivata dopo la settimana di promozione.



L’altro caso è ben più grave perchè fa parte di quei meccanismi subdoli che cercano di venderti necessariamente un servizio o un prodotto a pagamento altrimenti quello che hai già installato gratuitamente non funzionerà più.
E se si tratta di un Antivirus l’avvertimento è antipatico: utilizzo Avira AntiVir Personal nella versione free per uso privato e per chissà quale motivo Avira mi ha inviato una mail in cui mi avvisa che la licenza scadrà, di rinnovarla subito altrimenti non potrò più utilizzarlo.

E invece non è così: cliccando su “Rinnovo” si finisce dritti dritti nell’acquisto della versione Pro che non ho voluto acquistare. Se volete raggiungere i vostri utenti con delle informazioni, anche meramente promozionali, dovrete essere onesti, non valgono questi trucchi per aumentare le conversioni.



Respiro di Joe Barbieri

Conosco Joe Barbieri e la sua classe melanconica nel fare musica da diversi anni e credo che insieme a Sergio Caputo sia stato tra i primi cantautori italiani a curare quasi di persona un proprio blog, essenziale ed aggiornato in maniera sporadica ma sicuramente spontaneo. E la sua piccola etichetta mi pare abbia sempre fatto un buon lavoro online usando anche i social network in maniera originale (ricordo ad esempio il videoclip di Wanda girato con estratti di fan e amici di Joe e diffuso su Facebook).

Ho amato moltissimo Maison Maravilha e pezzi come Normalmente sono diventati degli evergreen almeno nella mia playlist. Qualcuno considera la musica e la voce di Barbieri smielata, eccessivamente romantica ed a tratti deprimente ma in sostanza è veramente fuori dal tempo, ogni traccia va ascoltata singolarmente affinchè ogni anima salti da una emozione all’altra con il proprio percorso di ricordi, rimpianti, sogni e speranze. E quando sei stanco delle troppe e sistemate pugnalate puoi pur sempre cambiare disco.

Oggi è uscito il nuovo album di Joe Barbieri, Respiro, che Antonio di Microcosmo Dischi mi ha gentilmente inviato per ascoltarlo. Ho solo fatto un primo e distratto ascolto: “Zenzero e cannella“, “Scusami” e “Diamoci del tu” sono tra le più orecchiabili, quelle che canteresti sotto la doccia, “Le milonghe di Sabato” con Gianmaria Testa è già una bella perla che i tangueri apprezzeranno mentre “E vase annure” sembra un classicozzo napoletano arricchito dalla tromba di Bosso (che c’è pure nel bizarro gioco di parole Étape par étape par étape che magari messa lì a fine album rappresenta quei salti emotivi dei quali parlavo).

Come una casa” sembra la sorella di “Normalmente” e forse è addirittura più struggente: lui è lì che aspetta ancora e sempre lei tutto innamorato ma stavolta fa un passo in avanti ed è disposto a farsi calpestare come lo zerbino di casa. E quando il Normalmente è diventato finalmente e Lui ha capito che Lei non ne vuole sapere più nulla di Lui, si convince che è il momento di smetterla di miagolare alla luna (non so perchè mi viene sempre in mente l’immagine di Piero Ciampi con i gatti che gli si mangiano il cuore) e brindare, cantare filastrocche, godersi la città da “Il balconcino del quinto piano“.

Culture and Economy

In Italia chi fa cultura (o almeno prova a coltivarla) è uno sfigato, un radical chic, un disadattato, perchè in molti rami della società ciò che non viene visto come attività di profitto è un hobby (mi viene in mente Peppino De Filippo che va a fare i lavori di casa dal capo ufficio).
Quelli che la pensano così forse sono barbari, non lo so, l’unica cosa che penso è che niente cultura niente sviluppo.

La Cultural Heritage è oggetto di studio in tutta Europa perchè l’unione tra patrimoni ereditati e competenze porta ad una vera e produttiva valorizzazione della cultura, all’economia creativa ma anche allo sviluppo del territorio. Se con la cultura si mangia ovunque tranne che in Italia la Regione Puglia è diventata un caso da prendere ad esempio per quanto riguarda gli oculati investimenti in cultura.

L’Italia non è in grado di sfruttare l’immenso patrimonio che ha perchè spesso le Soprintendenze sono peggio dei partiti politici e questo crea divisioni, oligarchìe tra un ente e l’altro spaccando un sistema Italia che dovrebbe avere una visione unitaria e coordinata degli interventi a favore dei beni culturali. Non bastano quelle poche fondazioni, associazioni e realtà virtuose a operare sul territorio: gli amici del Teatro Civico 14 credo siano tra i pochi esempi di sacrifici che portano più o meno frutti se non direttamente economici per la loro attività almeno culturali e di valore (anche economico) per un territorio.

In questo periodo mi sto occupando del rilancio dell’immagine di alcuni musei qui in Provincia e dunque sto studiando alcune problematiche che vorrei risolvere: poichè ho a disposizione un budget davvero misero ho deciso di puntare tutto sulla Cultura, sul far venire fuori storie, valori, emozioni.
In tal senso mi hanno colpito due commenti (che non ho tempo di indagare) a corredo di un articolo de Linkiesta che ho già citato qui sopra nel post: uno è di un commentatore che dice che a Basilea (città Svizzera con 180 mila abitanti) nei 5 giorni della fiera dell’arte vengono vendute opere per circa 500 milioni di euro, l’altro fa delle considerazioni sull’incapacità di fare merchandising da parte dei nostri musei fermi al prezzo del biglietto (in tutto il mondo hanno capito che questo non riesce mai a coprire i costi).

Hai qualche esempio di museo e Bene Culturale virtuoso in Italia o all’estero?