Ossezia: la guerra del petrolio

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Le foto sulla guerra in Ossezia di The Big Picture

C’è qualcosa che non va, uomo moderno. Possibile che la sete di denaro ed il controllo sul petrolio, l’oro nero, ti induce a combattere al punto di fare la guerra ai ribelli di un altro stato?
L’esercito di Mosca ha occupato Gori mentre pare che Sarkozy, portavoce dell’Europa, stia riuscendo a mediare con il presidente russo per far terminare le operazioni militari.

Su tutta questa vicenda ed i motivi principali, Binario Unico scrive un bel post riguardo questa folle guerra in Ossezia:

La Repubblica di Georgia così nata confina con il Mar Nero a ovest, con la Russia a nord, con l’Azerbaijian a est, e con Armenia e Turchia a sud.
La Russia non si oppose, perchè l’area era di poco interesse, visto che il grosso dei giacimenti petroliferi è situato in Ossezia del nord e nella vicina Cecenia (!), nonostante una piccola parte di coloro che entrarono a far parte del neonato stato (presumo quell’1,1%) si siano dichiarati separatisti e si organizzarono in gruppi paramilitari, sia in Ossezia del sud che in Abkhazia.

Questo per un po’, poi cambia qualcosa: la novità si chiama Oleodotto BTC (Baku-Tbilisi-Ceyhan), costruito in 11 anni da un consorzio di aziende del settore energetico, tra cui British Petroleum, Total ed Eni (che entra nel progetto al 5%), per collegare i giacimenti del Mar Caspio al Mediterraneo, unico oleodotto a non passare in territorio russo e a non avere partecipazioni da parte di Gazprom.
L’inaugurazione avviene nel 2006 e casualmente, e sottolineo casualmente, a questo punto il governo russo si interessa alle attività dei ribelli separatisti, e pare che li finanzi in segreto con armi e mezzi, un po’ come facevano gli americani ai tempi delle dittature in Sud America. Molti di essi hanno anche ricevuto il passaporto russo.

La Russia però decide arbitrariamente di dover difendere i separatisti, nonostante tutto si stia svolgendo ben fuori dal confine russo, ovviamente per benevolenza verso quei popoli oppressi che sognano la libertà, mica per altri motivi. Allora porta una spropositata quantità di uomini e mezzi in Ossezia del sud e in Abkhazia (qui pare siano stanziate ora addirittura 9000 unità russe), fa decollare una 50ina di caccia e comincia una campagna di bombardamento.

[UPDATE]

– Wired racconta che la guerra si è spostata anche sul Web con l’attacco a diversi siti georgiani che Google cerca di difendere.

Author: Dario Salvelli

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3 thoughts on “Ossezia: la guerra del petrolio”

  1. scrivo solo perche´ ritengo che quanto da lei scritto, per quanto corretto, dia una visione parziale della situazione in Ossezia..

    intanto é corretto premettere che l´interesse della Russia non é cominciato con l´inaugurazione dell´oleodotto BTC.. a meno che non siamo tutti nati ieri..

    al fine di evitare di commettere il suo stesso errore, vorrei invitare lei e gli altri visitatori del suo sito, a leggere quanto riportato da Wikipedia su questo argomento..

    Wikipedia lo tratta molto bene, non partendo dalla storia dell´oleodotto del 2006, ma da molto prima..
    http://it.wikipedia.org/wiki/Ossezia_del_Sud

    detto ció trovo incredibile che lei non abbia sentito la necessitá di fare alcun riferimento a quanto fatto dalla Georgia, come giá nel ´91 e nel ´94.. un genocidio vero e proprio!

    mi dispiace che l´europa non abbia occhi per vedere e un minimo di curiositá di documentarsi..
    ho visto il presidente georgiano intervistato con ai suoi lati la bandiera del suo paese e quella della comunitá europea.. incredibile!

    ha anche detto di rappresentare il baluardo dell´Europa contro lo strapotere russo.. lui che non ha esitato a far uccidere centinaia di bambini osseti!

    era sorpreso anche Sarkozy, tanto che ha detto testualmente.. ´si, l´ho notata anch´io ma cosa posso fare?´

    lungi da me difendere la Russia, ne ha fatte talmente tante nella sua storia che un´intenzione del genere non mi passa neppure per la mente.. ma per favore non mi si dica che la Georgia fa questo per amor di patria!

    saluti,
    Paolo Bracciali

  2. @Paolo Bracciali: Caro Paolo, non ho avuto tempo per documentarmi (lo farò certamente, ho iniziato già nel post con la voce di Wikipedia che ha citato) a dovere ma non ho preso le difesa della Georgia (e neanche della Russia), della quale ricordo davvero brutte immagini. Anche in questo conflitto ha per altro gravi colpe e mancanze.
    In guerra hanno tutti torto. Tranne che la popolazione.

  3. Pingback: Giocano alla guerra anche nel web | Binario Unico

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