Non sono un blogger. Chiamatemi Dario :)

Nel 2007 dicevo di essere fuori dal tunnel della blogosfera, mi sentivo un corpo estraneo in un mare che molti oggi definiscono più morto che vivo.

In giro infatti ci sono nuove menate sul fatto che il blogging si stia avvicinando ai modi di fare del mainstream allontanandosi dalla originale funzione di “blog personale” (da leggere questo studio sulle pagine dei blog).
Chiacchierando in chat con un amico (che dice di leggermi poco qui sul blog) mi fa notare con sorpresa alcune impressioni sul mio carattere che pare abbia fornito attraverso il mio blog ed i servizi che uso (ad esempio Twitter, Friendfeed): dal profilo esco fuori come un personaggio invidioso, permaloso (su Friendfeed dicono di no,bontà loro) che pretende tutto e subito, che va in giro a chiedere favori, sponsorizzazioni a destra ed a manca.

Del giudizio delle persone non mi è mai importato più di tanto ma ho un’alta sensibilità che mi rende aperto all’ascolto ed al confronto: fare teatro mi ha insegnato a conoscere bene i miei limiti ed il modo con il quale mi rapporto con gli altri su canoni, come il linguaggio del corpo, che nel virtuale cadono completamente. Ho sempre creduto anche per questo di essere incapace nel gestire rapporti d’amicizia attaverso Internet: ad esempio mi chiedevo ieri su Twitter quante persone davvero conosco e posso considerare amici, lo stesso discorso è applicabile a Facebook. Ho due amici veri che conosco da tanto (con uno dei due ci conosciamo da piccoli) e reputo quelli ai quali chiamaresti di notte in preda al panico della solitudine o per i quali faresti i favori più pesanti e noiosi. Sono persone che frequento tutti i giorni nella vita reale, quella che è fatta di mani e non di bit.

Prendila come una piccola premessa, ora veniamo al sodo. Manfrys (che a me sta simpaticissimo) quando ci vediamo mi prende sempre in giro sfottendomi “Luca Conti“; non ho mai capito bene il motivo che non deve essere per tratti somatici simili in quanto non ci assomigliamo (per fortuna di entrambi,direi).
Il motivo pare sia un altro: sembra che attraverso queste pagine abbia voluto pretendere o chiedere qualcosa a chi mi legge, come se scrivessi per averne un tornaconto e non per il grande piacere di farlo, di confrontarmi continuamente. Qualcuno ha frainteso e non ha visto di buon occhio i due post (Web 2.0 Expo NY, Web 2.0 Expo Berlin) che finora ho scritto per cercare mecenati che mi permetessero di andare alle conferenze che mi interessava seguire.
Cerco di chiarire brevemente qual è la mia filosofia e la policy di questo blog già espressa nel colophon ed in questo post: ciò che leggi su questo blog è tutto quello che riguarda le cose che faccio, non c’è nessun omissis, se non ti fidi puoi andare su altri blog.
Non ho mai fatto telefonate o inviato email ad aziende, amici, conoscenti per chiedere sponsorizzazioni non perchè ci sia qualcosa di male ma perchè non amo per niente farlo: l’unico strumento di comunicazione che uso in questo ambito sono i post di questo blog. Insomma se non mi cerchi tu non vengo da te perchè non sono indiscreto.
Sono convinto che ci voglia anche fortuna oltre che bravura. Ad esempio recentemente mi è capitato di avere un contatto con Dada per poter andare a Le Web Paris ma soltanto a causa di una segnalazione dei miei post che Napolux ha fatto sul suo blog e via chat con questo contatto.

Lasciatemelo dire: che ci sia il badge viola o meno la storia dei blogger che ottengono rimborsi dalle aziende per andare agli incontri (aperitivi, presentazione di prodotti) girando mezza Italia è verissima, d’altronde non potrebbe essere altrimenti se sacrifichi il tuo lavoro.
Se mai avessero offerto a me qualcosa del genere probabilmente avrei rifiutato o posto una condizione perchè preferisco essere trasparente, sincero e diretto, è una regola che mi sono imposto per la mia sanità mentale. Perchè alla fine, egoisticamente, non scrivo per la blogosfera nè per una fantomatica azienda, forse neanche per te che mi leggi.
Scrivo soprattutto per me, mi sento meglio dopo che lo faccio (stai tranquillo non ho nessun orgasmo), diventa quasi una terapia che invece di pompare il mio ego apre avanti a me nuovi obiettivi e mondi, alimenta la mia curiosità.