Non dire Gattopardo finchè non l’hai nel sacco

Silvio Berlusconi secondo gli ultimi dati di Forbes non è uno degli uomini più ricchi di Italia: lo precedono nella classifica mondiale al 68esimo posto Michele Ferrero e di seguito anche Leonardo Del Vecchio. Per questo secondo alcuni dopo aver curato nei precedenti governi i suoi interessi ora potrebbe essere l’uomo delle riforme o da un’altra parte puntare ad una scalata alla Presidenza della Repubblica. Tutto fuorchè fare gli interessi del Paese.

E’ da leggere con curiosità questo articolo di The Economist che cita un pò a malo modo un passo de “Il Gattopardo”, il grande romanzo siciliano di Giuseppe Tomasi di Lampedusa: “everything must change so that everything can stay the same” ovvero “tutto deve cambiare in modo che tutto può rimanere lo stesso“.

L’Economist è praticamente convinto che le elezioni del 2008 vengano vinte da Berlusconi tanto che lo attacca in maniera pesante definendolo inadatto a condurre una democrazia moderna, non idoneo a guidare il Pease perchè ancora cratterizzato da grandi conflitti di interesse (e qui cita le recenti considerazioni della Corte Europea di Giustizia sulla concorrenza in Italia riguardo la radiodiffusione), perennemente occupato nel modificare le leggi a proprio favore.

L’idea che l’Economist ha degli italiani è quella di un popolo incapace di risollevarsi e decidere, di una massa di creduloni ed ingenui: lo dimostra la chiusura finale dell’articolo nel quale in maniera per nulla velata un giornale straniero così potente invita gli Italiani a votare Walter Veltroni. – Dovrebbero votare lui invece che Berlusconi – affermano.
Sono sicuro che gli Italiani non hanno bisogno di consigli ed anche questa volta sceglieranno chi secondo loro è più in grado di governare l’Italia. Mi rivolgo a quelli dell’Economist modificando una citazione di Trapattoni: “non dire Gattopardo finchè non l’hai nel sacco“.

Author: Dario Salvelli

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4 thoughts on “Non dire Gattopardo finchè non l’hai nel sacco”

  1. @Attilio Viscido: Anche io tendenzialmente sarei d’accordo con l’Economist ma voglio essere ottimista e, almeno per una volta, potermi stupire.

  2. Io invece concordo in pieno con l’Economist. Siamo un popolo disgregato, disunito e disonesto. Ogniuno di noi nel suo piccolo fa orecchi da mercante quando gli fa comodo.

    Dovremmo davvero darci una smossa.

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