NO OOXML: fanatismo o protesta giustificata?

OOXML (Office Open XML) è un formato che è stato sviluppato da Microsoft nel suo Office 2007: ed è strano che Microsoft abbia chiesto la procedura di standardizzazione ISO (International Organization for Standardization) di questo formato quando è ancora in evidente ritardo nella conversione del formato.

Non ho ben capito il perchè ma è nato un movimento che cerca di contrastare questo formato che fa competizione a quello OpenDocument già utilizzato da OpenOfffice: l’organizzazione si chiama NOOOXML ed ha lanciato una petizione.
Hanno istituito addirittura un premio per chi riuscirà nella migliore campagna contro l’operazione di standardizzazione del formato OOXML.

Certo forse Microsoft cerca di contrastare l’avanzata dell’open source a modo suo e con un suo formato, il che secondo molti porterebbe solo svantaggi per gli utenti: non ho ben capito se è solo fanatismo da open source o ci sono ragioni ben più pratiche ed articolate.

Roberto o qualcun altro può schiarirmi le idee?

Author: Dario Salvelli

Growth Hacker, Digital Marketing expert. I work as the Global Social Media Manager of Automobili Lamborghini. Contact me

10 thoughts on “NO OOXML: fanatismo o protesta giustificata?”

  1. Ciao Dario,

    cominciamo col dire che le parti in causa adducono ragioni di merito che non sempre costituiscono il reale oggetto del contendere. Due esempi, uno per “fazione”:
    – non ci possono essere più standard;
    – il formato ODF non è abbastanza potente.
    Il primo è falso e la dimostrazione è banale, visto che già ne esistono.
    Il secondo è altrettanto banale da confutare, considerato che è possibile estenderlo.
    La lista degli esempi potrebbe continuare, ma i tatticismi dell’uno o dell’altro fronte non mi sembrano particolarmente interessanti.

    Trovo invece curioso che nessuno, tranne qualche rara eccezione, si interessi a questioni di sostanza valide per l’uno come per l’altro formato. Da tempo cerco sponda su questi temi, senza trovarne, ed adesso più che mai se ne dovrebbe iniziare a parlare, visto che con i corpi di standardizzazione costantemente sotto tiro, e qui ci sarebbe da aprire un capitolo a parte, sarebbe proprio il momento di renderli più forti. Ad esempio avanzando un processo di certificazione che tutti debbano rispettare, esattamente come accade ad esempio per i prodotti manifatturieri che devono riportare il marchio CE. Vendi un prodotto di office automation, un GIS o altro? Perfetto, se è conforme allo standard X, piuttosto che Y, bene, altrimenti non li puoi mettere in commercio. Questo ridurrebbe significativamente le politiche di embrace&extend, darebbe agli organismi come ISO spazio ed opportunità per avere fondi, e controllare il mercato.

    Anche se non ho risposto con precisione alla tua domanda, spero di aver portato qualche elemento di riflessione diverso da quello della “tifoseria”, su cui mi auguro che qualcuno un giorno ci racconti tutti i retroscena, la vera storia della “file format war” come la chiamo da un pò di tempo..

  2. Ciao Dario, fermo restando che quanto indicato da Roberto ha intrinseca validità, mi sento di aggiungere alcune note a margine:
    1. il processo di votazione negli organismi nazionali/commissioni tecniche che rappresentano ISO (in Italia si chiama UNINFO ed opera su delega da parte di UNI) sono molto democratici (almeno 2/3 a favore e non più di 1/4 a sfavore). Bellissimo, peccato che il tutto sia compromesso dall’opacità delle iscrizioni alla commissione tecnica che produrrà la posizione italiana in merito. E questa opacità è ricorrente in tutte le commissioni nazionali degli altri stati. Il risultato è che partono inevitabilmente azioni di reclutamento dei partner locali. Tutto questo l’ho abbondantemente descritto nel seguente post e in quelli che lo precedono e che trovi linkati:

    http://mimmocosenza.nova100.ilsole24ore.com/2007/06/lobbying-in-a-1.html

  3. @Roberto: Volevo proprio andare oltre la tifoseria e approfondire meglio la questione e te ne ringrazio perchè le tue considerazioni portano importanti riflessioni che forse farò in un post, seppure non sia troppo ferrato sull’argomento credo sia il momento di parlarne il più possibile con caratteri semplici.
    Ed ho letto anche i tuoi post: ti fanno onore. Probabilmente ci sono rapporti di potere ed appunto politiche di mercato che sono più “war” che altro, quasi un eliminarsi a vicenda. A svantaggio degli utenti.

    @Mimmo: Pensa, ho il tuo blog in aggregatore ma per overload ho perso i tuoi post altrimenti li avrei certamente citati.
    Credo che il lobbying di cui parli sia estremamente grave: possibile che nessuno faccia qualcosa per avere un po più di democracy? Non credo servano le petizioni ed i premi. :-)

  4. @Dario: hai colto l’aspetto più deleterio dell’intera faccenda, il conto lo pagheranno sempre e soltanto gli utenti, almeno finché continueremo ad usare software residente su client o server in casa nostra. Non per molto, direi.
    E qualche riflessione su a chi a chi facesse riferimento Simon Phipps, Open Source Officer di Sun, nella battaglia per l’interoperabilità in seno al direttiva europea per la brevettazione del software, occorrerebbe farla, magari domandandosi – parafrasando Microsoft – dove ci porteranno (loro) domani..

    @Mimmo: ho letto i tuoi post sull’argomento, se ci fosse qualcuno a coprire l’altra metà (bacata) della mela se ne avrebbe un quadro completo, ancorché triste e trito: ISO come altri organismi non era pensata per questo, da qualunque parte della barricata ti trovi circumnavigare il buon senso e le buone pratiche è un attimo, prova ne è la corsa alle iscrizioni di questi ultimi giorni.. O tempora, o mores!

  5. Sono contento che Dario abbia sollevato l’argomento anche nel suo blog ma almeno da parte mia non mancano considerazioni tecniche su ciò che in questi ultimi tempi sta interessando le procedure di standardizzazione di nuovi formati documentali… forse può essere utile fare una ricerca nel mio blog. Circa il commento di Mimmo invece, sono un pochino amareggiato nello scoprire che ancora continua con la sua “zoppa crociata”, continuando a riportare dati errati e screditando ciò che di buono viene fatto in commissione UNINFO. Ho appena finito di postare una risposta nel suo blog, circa il post che segnalava, spero che chi ha buon senso inizi a ragionare “con la sua testa” ed inizi a contribuire in maniera leale ed oggettiva per ciò che gli compete.

  6. Ringrazio tutti voi per i contributi dati e mi prometto di analizzare bene tutti gli aspetti che avete introdotto per poter scrivere qualcosa di più profondo e sensato.
    Perchè credo che queste questioni siano importanti,non solo per gli utenti,ma che ci debba essere anche da chi urla “viva l’open source” una maggiore consapevolezza.

  7. Romeo. tu continui solo ad insultare senza portare uno straccio di documentazione a supporto delle tue accuse (cosa che io invece ho fatto). Ho letto il tuo post sul mio blog e ripeto qui quello che ti ho scritto li: o hai letto un altro post, non il mio, oppure hai la coda di paglia. E devi rispondere ancora ad una semplicissima domanda: come mai a pochissime settimane dal voto nella Commissione Tecnica di UNINFO si sono registrate 4 iscrizioni su 4 di Microsoft Golden & Certified Partner (tra le quali proprio quella della tua azienda)?

  8. @Mimmo: Ho letto i tuoi due articoli ma non riesco a capire cosa centri con la “prova” che tu ne sappia qualcosa. Esclusa la teoria del TAO-Index molto interessante, ma inespressa e senza alcun riferimento bibliografico, non ho letto alcunche di superlativo. Magari hai altro materiale da proporre?

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