Nestlè minaccia gli utenti di Facebook

Dopo il casino fatto da Greenpace sui Kit Kat di Nestlè prodotti con olio di palma, è scoppiato un putiferio sulla pagina fan di Facebook della Nestlè con molte lamentele delle persone che dichiarano di non comprare più i loro prodotti.
Nestlè ha seguito la conversazione rispondendo in maniera minacciosa ottenendo risultati opposti a quelli desiderati:

To repeat: we welcome your comments, but please don’t post using an altered version of any of our logos as your profile pic – they will be deleted

Censurare le foto dei profili che hanno il logo Nestlè modificato? Pura follìa.
Un esempio negativo di come le aziende devono approcciarsi con le persone attraverso i media sociali. Nestlè ha poi cercato di porre rimedio pubblicando delle FAQ riguardo l’olio di palma ed una serie di messaggi di stato con i quali annuncia che dal 2015 userà solo olio di palma certificato.

La frittata però è stata ormai fatta e non immagino con quale reputazione esce fuori Nestlè da questa vicenda.

[UPDATE]

– Cnet riassume meglio di me tutta la vicenda di Nestlè e Facebook.

Author: Dario Salvelli

Growth Hacker, Digital Marketing expert. I work as the Global Social Media Manager of Automobili Lamborghini. Contact me

3 thoughts on “Nestlè minaccia gli utenti di Facebook”

  1. Ma la gente deve protestare sempre per tutto?
    L’olio di palma è il grasso vegetale più a buon mercato sulla faccia della terra..
    Nel sud-est asiatico è il sostituto del nostro olio d’oliva (o olio di semi).
    La gente ci vive di questa roba qua. Ultimamente poi, vaste aree di foresta equatoriale in Indonesia stanno lasciando il posto a piantagioni di palme da Olio per la produzione di Bio-carburante…
    E ti assicuro che nel mondo si produce più energia elettrica dall’olio di palma da che Kit-Kat…

    Onestamente non so quanto abbia fatto bene la diffusione di Facebook per il web: sempre meno blog, sempre meno pensiero indipendente, sempre meno tempo a stare a leggere un post, un articolo, sempre meno tempo per scriverne uno nuovo…
    solo pulsantini “mi piace”, “mi iscrivo” (al gruppo) e via dicendo..

    Facebook non sta uccidendo solo la creatività della gente, ma anche la sua coscienza.. nessuno che pensa fuori dal coro, o ti iscrivi al gruppo o sei fuori.

    Que viva kit-kat …. ma anche no!

    saluti!

    1. @Michele: La storia dell’olio di palma come combustibile è nota ai più credo. Non entro nel merito perchè non conosco i dettagli però sapere che mi dai da mangiare dell’olio di palma non può sembrare una bella cosa, anche dal punto di vista dell’immagine di chi ha altre tradizioni. Ho commentato l’atteggiamento di Nestlè perchè mi interessa dal punto di vista della comunicazione.

      Vedremo come andrà avanti questa storia….saluti!

  2. Che la Nestlé non sappia gestire le frittate mediatiche.. è un dato di fatto.

    Anch’io mi occupo di comunicazione e, proprio per questo, mi domando quanto siamo più evoluti e quanto è più maturo il web, oggi, rispetto a qualche anno fa.
    Cinque anni fa c’era la metà degli utenti web di oggi ma, allo stesso tempo, c’era più comunicazione, più pagine scritte, più blog (come il tuo), più teste pensanti ed opinioni.

    Oggi il concetto di “opinione” si è ridotto ai minimi termini, con un clic su Facebook per diventare “fan” o “Membro del gruppo”, o per esprimere un “mi piace”. Nient’altro.
    Solo una cosa è andata aumentando: la condivisione di idee.

    Ma anche qui dobbiamo fare bene attenzione, perché la qualità delle idee “predominanti” si sta inesorabilmente abbassando al ben noto livello catodico. Le idee, per circolare, hanno bisogno di essere condivise dalla massa, non dalle teste pensanti che scrivono blog e mettono in giro “altre” opinioni!

    Al pubblico non interessa indagare se un Mars o un Kinder Bueno contengono la stessa roba (se non qualcosa di peggio): non ha tempo ma, soprattutto, non la la voglia di perdere 5 minuti del proprio [ozioso e facebookiano] tempo per indagare ed informarsi correttamente su internet.
    E per di più, è così fiiiiigo condividere una battaglia di un gruppo che rompe le scatole alle baleniere!!!
    Così diamo per appurato che Kit-Kat è il demonio, il nemico da combatterecome Hitler, al Qaeda o il collega di lavoro rompi-balle.

    Onestamente mi preoccupa che un’organizzazione “popolare” come Greenpeace si metta a fare battaglie mediatiche alla maniera di un Beppe Grillo, che scrive un blog di politica ma poi, inesorabilmente, cade nella tentazione del populismo più sfrenato facendo post su Free Tibet, gli orsi della Luna o la caccia alle balene (anche lui!) nelle isole Far Oer.

    Viva la torta della nonna!

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