Monti Python

A chi farà ridere il decreto Salva Italia di Monti? A pochissimi perchè come un pitone Monti ha cercato di colpire e mordere con un decreto da subito ciò che l’Europa e tutti chiedevano all’Italia: affrontare in qualche modo la crisi.

Ha il merito d’aver affrontato la previdenza sociale: proprio il ministro Fornero che spero venga ricordato più per ciò che farà che per il suo pianto, spiega in questo video di Superquark le pensioni.

E’ vero che preoccupa che non ci siano diverse cose che il primo discorso di Monti del suo insediamento aveva fatto ben sperare: lotta all’evasione, lotta alla corruzione, crescita e equità. Ma questo è un Governo di transizione, certamente di tecnici ma pur sempre un Governo e dunque è fatto di politica, di compromessi.
Ci si lamenta che non sia un esecutivo d’espressione democratica: se questo decreto venisse bocciato e la fiducia negata saremmo punto e da capo.

Tra le cose che non ci sono: mancano ancora tanti privilegi da eliminare come quello nei confronti della Chiesa e dei grandi patrimoni, spariranno le pensioni d’anzianità, l’IVA arriverà fino al 23%, il Vaticano continuerà a non pagare nemmeno 1 € di Ici-Imu, la ripartizione dell’8×1000 resta invariata (i patti lateranensi soprattutto in questa crisi vanno rivisti), l’addizionale Irpef regionale sale dallo 0,9 all’ 1,23%, la vergognosa riforma Gelmini sull’Università per ora resta lì dov’è, la legge europea anticorruzione firmata e non ratificata dall’Italia resta una chimera, nessun provvedimento ancora sulla crescita ma solo tagli ai consumi, mancano provvedimenti su agenda digitale, innovazione e green economy.

La speranza è che questo sia soltanto l’inizio delle misure che Monti dovrà mettere in atto insieme al Parlamento. La mia impressione è che qualsiasi politica questo Governo attuerà, lavorerà certamente meglio e forse più che i Governi passati nonostante gli ostacoli che le forze politiche alzeranno.

Faccio miei dunque i voti di Pietro Ichino che spiega meglio di me cosa funziona e cosa ancora bisogna fare:

Pensioni: le misure adottate colpiscono soltanto una generazione (la mia) che è stata sistematicamente privilegiata nei due decenni passati; in sostanza, le vengono estesi, ma ancora molto parzialmente, alcuni aspetti del trattamento pensionistico già da tempo previsto per le generazioni successive; l’indicizzazione delle pensioni, sospesa per le fasce medio-alte, viene mantenuta nella fascia fino a 986 euro; vengono comunque fatte salve le situazioni particolari dei lavoratori in mobilità e alcune altre (come i riscatti contributivi già autorizzati al 31 ottobre 2011). Voto: 8,5

Imposizione sui patrimoni e le transazioni finanziarie: il grosso dell’aumento della pressione fiscale è concentrato, con criteri di progressività, sulle proprietà immobiliari; vengono colpite anche auto di lusso, aeromobili, yacht; e viene istituito un prelievo dell’1,5% sui capitali rientrati in Italia con lo “scudo” di Tremonti; attraverso l’imposta di bollo sulle transazioni finanziarie si lancia un messaggio favorevole alla Tobin Tax. Voto: 7,5
Aumento dell’Iva: è differito all’anno prossimo, ma ha comunque un effetto recessivo, penalizzando i consumi; l’auspicio è che lo si possa far rientrare, compensando con i risultati della lotta all’evazione e della spending review (v. sotto). Voto: 5

Riduzione del costo del lavoro (Irap), e in particolare di quello femminile: bene; ma è urgente anche una riduzione dell’Irpef sui redditi di lavoro, almeno nella fascia fino a mille euro. Inoltre occorre avviare subito la sperimentazione con metodo scientifico sulla detassazione selettiva dei redditi di lavoro femminile. Voto: 6,5
Lotta all’evasione fiscale: bene le riduzione drastica del limite dei pagamenti in contanti (da 2500 a 1000 euro), ma avrei sperato che il limite venisse abbassato addirittura a 300 euro (nei giorni scorsi si era parlato di 500); spero che in Parlamento si riesca a ridurlo. Voto: 7

Liberalizzazioni: bene su orari degli esercizi commerciali e farmaci; ancora poco sulle libere professioni e alcuni servizi regolamentati (per es.: i taxi). Forse in 17 giorni non era possibile mettere a punto disposizioni più estese e incisive; ma occorrerà farlo nel prossimo futuro. Voto: 5,5

Tagli mirati della spesa pubblica: bene l’intervento riduttivo sulle province e su alcuni organi dello Stato; per il resto, una rigorosa spending review è già prevista nella legge 14 settembre n. 148 (conversione della manovra di agosto): qui non è più materia di interventi legislativi, ma soltanto di capacità politica e amministrativa, che deve investire, insieme a tutte le altre amministrazioni, anche quelle dei due rami del Parlamento e delle Regioni. Il giudizio sull’operato del nuovo Governo su questo punto non può che rimanere sospeso (ma nella conferenza stampa di ieri sera Mario Monti avrebbe dovuto, a mio avviso, enunciare i propri intendimenti su questo capitolo con maggiore enfasi). Voto: n.c.
Dismissioni del patrimonio pubblico poco o male utilizzato: anche questa è materia importantissima, che però non richiede nuovi interventi legislativi; giusto, dunque, che non se ne parli nel decreto-legge e che su questo punto il giudizio sull’operato del Governo resti sospeso (ma anche su questo Mario Monti avrebbe potuto enunciare i propri intendimenti in modo più incisivo). Voto: n.c.

Mercato del lavoro: la riforma preannunciata nel discorso programmatico del 17 novembre non può ovviamente essere oggetto di un decreto-legge; è stato comunque opportuno che nel corso della conferenza-stampa di ieri sera sia il Presidente del Consiglio sia il ministro del Lavoro abbiano confermato che la consultazione con le parti sociali su questo capitolo cruciale del programma verrà avviato nelle prossime settimane. É comunque ancora presto per una valutazione. Voto: n.c.
Capacità di comunicazione: nel corso della conferenza-stampa di ieri sera Mario Monti mi è piaciuto molto, anche per la sincerità con cui è riuscito a esprimere la fatica del compito che si è assunto e la limpidezza dei suoi intendimenti. Bravi e convincenti anche Elsa Fornero, la cui crisi di commozione non ha tolto nulla – anzi, semmai ha aggiunto qualche cosa – alla sua credibilità personale, e Corrado Passera. Un po’ più impacciati mi sono parsi Piero Giarda e Vittorio Grilli. Voto: 8,5

Author: Dario Salvelli

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