Lo sciopero in Rete non funziona

Non sono molto d’accordo sull’idea lanciata da Alessandro Gilioli di fare un “silenzio dei blogger” contro la proposta di una legge che obblighi la rettifica sui siti web.
Come ho già detto nei commenti al post di Alessandro queste forme di manifestazione in Rete non funzionano più di tanto perchè rischiano, come nel caso dello sciopero legittimo dell’Ordine dei Giornalisti, di passare come la difesa degli interessi di una eventuale categoria (in questo caso i blogger) invece che puntare i riflettori sulla vera questione, la discussione del testo di legge proposto. Certo, forse nella lotta contro il grande firewall dei PC i Cinesi hanno ottenuto un passo indietro il primo Luglio minacciando di abbandonare completamente Internet ma siamo in una situazione diversa dove predomina soprattutto l’ignoranza (oltre ad una spasmodica tendenza ad avere comportamenti simili ad un regime).
A nulla servono poi Intergruppi Parlamentari che non applicano quella fantomatica difesa dei diritti digitali in nome della quale si sono uniti nell’n-esima inutile corporazione.

Ho chiesto ad Alessandro Gilioli di fare proprio il 14 Luglio o il 15 un dibattito pubblico nella sede dell’Espresso (o in altro luogo, magari ad Excite?) meno formale e, permettetemi di dire, palloso di quello di qualche mese fa: una bella diretta in streaming senza i soliti noti ma aperta a contributi della Rete, quella che mastica e sputa ogni giorno notizie.

[UPDATE]

– Anche Sergio la pensa come me riguardo il 14 Luglio.

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11 pensieri su “Lo sciopero in Rete non funziona”

  1. Pingback: 14 luglio: la blogosfera al BAVAGLIO del DDL Alfano non ci sta : Catepol 3.0
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  3. Oggi nella blogosfera è giornata del silenzio. I blogger italiani terranno la penna (e le tastiere) ferme per protestare contro “il ddl Alfano e il diritto alla rete”. Boh. A me questa storia del “rumoroso silenzio” fa un po’ specie. Il silenzio è il silenzio, punto e basta. E’ rinuncia. Lo sciopero dei blogger, tra l’altro, è stato modellato su quello che volevano fare i giornalisti, anche loro desiderosi di starsene un giorno in silenzio per protesta. Ecco: a me il fatto che i giornalisti vogliano fare un giorno di silenzio per protestare contro una legge che li metterà in silenzio per l’eternità non convince. Se posso permettermi, io consiglierei qualcosa di diverso. Magari, invece del giorno del silenzio, fare il giorno del casino e del rumore, in cui finalmente i giornalisti si riprendono il loro mestiere, mandano affanculo editori e direttori e si fanno il giornale (e il telegiornale) secondo criteri giornalistici e non ruffian-politico-leccaculisti. Lo so, è impossibile, ma sarebbe bellissimo.

    P.S. – Pare che questo sia il primo sciopero dei blogger al mondo. Io non me ne vanterei. In Iran i blogger non fanno sciopero, eppure il loro diritto alla rete è largamente inferiore al nostro.

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