La RAI si dimentica dei bambini

Rispetto chiunque lavora per il servizio pubblico televisivo, ci mancherebbe. Ci saranno sicuramente professionalità eccelse e da difendere.
Non capisco invece alcune scelte della RAI come l’eliminazione da Ottobre di alcuni programmi televisivi per bambini quali la melevisione, trebisonda, il tg dei ragazzi (quest’ultima l’ho sempre trovata un’idea molto intelligente). Insomma Dodò aveva una pessima voce ma non era così male l’Albero Azzurro.

E’ come se ci fossero bambini di serie A, quelli che possono permettersi il satellite con un’ampia varietà di scelta, ed altri di serie B, quelli che a malapena riescono ad accontentarsi del digitale con mille repliche dei soliti cartoon.
Non è solo un problema economico e di opportunità ma culturale: l’impressione che la tv italiana sia peggiorata negli anni coincide proprio con l’eliminazione di alcune categorie d’interesse trainanti, i libri, il teatro, la musica classica, la pubblicità intelligente, il dibattito costruttivo.
Ci si è voluti complicare inutilmente le cose con reality e format inutilmente innovativi spesso soltanto trash quando bastava continuare a coccolare ed alimentare le passioni di un pubblico variegato.

E la disattenzione nei confronti dei giovani e dei bambini è sintomo di una insensibilità che porta ad un palinsesto incosciente e non eterogeneo: se da una parte infatti allontanerà i più piccoli dalla tv, dall’altra li spingerà verso altri strumenti. Internet, i computer, i media center, le console per videogame, gli smartphone.
Perchè i contenuti ovvero la creatività e le idee dei bambini saranno sempre centrali e vinceranno anche sui bilanci: sarà importante per gli autori adattarsi a device diversi da una passiva e noiosa scatola chiusa.