La pecora nera e la libertà di informazione in Rete

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Dopo il decreto Cassinelli sull’obbligo di rettifica che ha portato insieme al DDL Alfano ad uno sciopero lo scorso 14 Luglio che proclamai quasi come giorno della libertà di informazione, dalle pagine di Punto Informatico Guido Scorza segnala un nuovo allarme per la libertà di informazione in Rete in Italia.

Guido analizza l’anacronistico DDL Pecorella-Costa (file .PDF) che modificando la legge 8 febbraio 1948 n. 47 sulla stampa, equipara in sostanza tutti i siti web alla stregua di prodotti editoriali e dunque punibili con le stesse disposizioni che si applicano per la carta stampata:

1. All’articolo 1 della legge 8 febbraio
1948, n. 47, e` aggiunto, in fine, il seguente
comma:
« Le disposizioni della presente legge si
applicano, altresı`, ai siti internet aventi
natura editoriale ».

Scrive sempre Guido su Punto Informatico:

Il DDL Pecorella Costa, infatti, si limita a stabilire con affermazione tanto lapidaria nella formulazione quanto dirompente negli effetti che “le disposizioni della presente legge (n.d.r. quella sulla stampa) si applicano altresì ai siti internet aventi natura editoriale”.
Si tratta, tuttavia, di una definizione troppo generica perché essa possa limitare effettivamente ed in modo puntuale il novero dei siti internet definibili come “aventi natura editoriale”.
Sono proprio le disposizioni in materia di responsabilità a costituire il cuore del DDL Pecorella e converrà, pertanto, dedicargli particolare attenzione. Non è chiaro come il DDL Pecorella incida su tale previsione ma qualora – come appare nelle intenzioni del legislatore – con l’espressione “a mezzo della stampa”, domani, si dovrà intendere “o a mezzo sito internet”, ciò significherebbe che i proprietari di qualsivoglia genere di piattaforma rientrante nella definizione di “sito internet avente natura editoriale” sarebbero sempre civilmente responsabili, in solido con l’autore del contenuto pubblicato, per eventuali illeciti commessi a mezzo internet.
Non va meglio, d’altro canto, sul versante della responsabilità penale.
Blogger e gestori di siti internet, infatti, da domani, appaiono destinati ad esser chiamati a soggiacere allo speciale regime aggravato di responsabilità previsto per le ipotesi di diffamazione a mezzo stampa o radiotelevisione.

Lascio ai giuristi dare un giudizio più puntuale sul diritto. Non è la prima volta che i politici italiani (e direi anche quelli di altri paesi) provano a controllare la Rete: già quasi 2 anni fa segnalai la proposta di una “blog tax“, chi possedeva un blog doveva iscriverlo al ROC e pagare una tassa.
Il DDL Pecorella-Costa parte malissimo perchè ha alla base come grave ed imperdonabile errore quello di modificare (in modo inadeguato) il testo di una legge antiquata: non ha più senso scriverne una adatta ai tempi ed a dinamiche completamente differenti a quelle di più di mezzo secolo fa?

E’ più facile e comodo che, in maniera casuale ed una tantum, dal gregge della politica esca fuori una pecora nera che cerchi di farsi spazio con idee e proposte strampalate come queste: si rischia sempre di essere maliziosi e pensare che un po’ di pubblicità fa comodo a tutti. E farsi pubblicità con Internet in questi casi non costa assolutamente nulla.

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