Joe Barbieri, Maison Maravilha

Questa non è una recensione ma il mio regalo di Natale dove mi spoglio di argomenti tecnici o noiosi per confidarti alcune mie passioni.

Ci sono artisti e canzoni che andrebbero bene ogni stagione ma che bisogna ascoltare solo d’inverno o d’estate e cogliere appieno le loro sfaccettature per due motivi: o perchè ti portano in un tunnel malinconico o perchè ti fanno rivivere sensazioni bellissime che vorresti riprovare sempre, ogni giorno.

E’ da tanto che volevo parlare del nuovo album (uscito ad inizio 2009) di Joe Barbieri: Maison Maravilha. Jazz, fado, bossa nova ma anche vecchie melodie degli anni ’40 e ’50 per giungere a quelle del cinema degli anni ’60 di Fellini, Trovajoli, De Sica e Mastroianni (in “Castello di sabbia” i riferimenti sono evidenti) creano un’atmosfera elegante ed intensa che a metà tra il tango e la canzone francese, s’uniscono in Maison Maravilha, uno dei dischi più belli che abbia sentito in questi anni.
Sotto le note del singolo “Fammi tremare i polsi“, una romantica unione di archi e contrabbasso, Joe nel video sopra racconta com’è nato l’album “Maison Maravilha”, un lavoro profondo che colpisce per la ricerca ed il gusto musicale con il quale è stato suonato.

Spesso artisti come Barbieri vengono considerati, forse non a torto, come dei compositori raffinati che vanno bene solo per un pubblico colto: basta ascoltare l’album per capire che è una affermazione errata e limitante, ogni brano è costruito a pennello ed ha un testo ed un filone semplice che colpisce subito come un martello ed affonda come una spina. Maison Maravilha si apre con una rivisitata versione voce e pianoforte di “Normalmente“, un pezzo a tratti struggente che mi ha fatto commuovere molte volte e che scoprii nella versione con i Kantango datata 2006 ma che Joe compose anni fa.

Mi innamorai del testo e della chitarra portoghese (suonata da Gino Evangelista che ricordo nella Nuova Compagnia di Canto Popolare) di “Lacrime di cocodrillo” già lo scorso compleanno, quando ti rendi conto finalmente che non ami più quella persona e che è il momento di pensare a te stesso. E sono rimasto incantato e coccolato dal fado di Omara Portuondo (regina della musica cubana) in “Malegrìa”, canzone cantata sia in spagnolo che in italiano.
Non manca il Jazz, le origini di Joe Barbieri, con “Tacere/Parlare” una ballata anche questa molto intima e minimale ed un’atmosfera soft che riscontro anche nell’efficace entrata del ritornello, e la musica brasiliana in “Gira e rigira“. “La muraille de Chine” invece è un omaggio ed un tributo rispettoso ad Henri Salvador, un grande della musica francese scomparso recentemente.

I fan di Joe non sono pochi anzi Maison Maravilha ha già venduto 20 mila copie in tutto il mondo: alcuni di loro si sono divertiti a cantare “Wanda” (stai seria con la faccia), bella ed ardita cover (in ska??) del brano originale del 1974 di Paolo Conte, in un video spontaneo e divertente.

Infine, ringrazio e mi scuso con Antonio Meola di Microcosmodischi, casa di produzione dell’album e lo stesso Joe Barbieri. Li ringrazio per avermi inviato il CD (un supporto che sta diventando d’altri tempi ormai e del quale vedete sopra le foto, cover compresa) e mi scuso per il ritardo con il quale ho trovato occasione per scriverne.

Author: Dario Salvelli

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2 thoughts on “Joe Barbieri, Maison Maravilha”

  1. oltre ad essere un elogio all’ amore le canzoni di joe barbieri sono anche senza tempo..

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