In morte di un Precario

Nel Medioevo la Precaria era una sorta di usufrutto dato in concessione (poi dicono che quel periodo fosse buio). Nel 2011 un giornalista precario si è suicidato qualche giorno fa, forse non ha avuto il tempo di leggere che il Corriere assume giovani redattori. Già, solo giovani: Pierpaolo Faggiano invece aveva 41 anni e come tanti lavoratori viveva in un limbo quotidiano fatto di incertezze e paure.
Secondo la Treccani Precario è anche una sorta di comodato d’uso. E’ più facile e comodo affittare le persone prima e poi il loro lavoro. Sono gratuite anche le dichiarazioni di rito di colleghi, amici, “superiori”, atteggiamenti sempre uguali, frasi identiche: la società e la politica devono fare da paladini ma fondamentalmente questa società se ne fotte, non ha memoria, non ha cura dell’altro, la società (o lo Stato, fa lo stesso) sono sempre gli altri (magnaccioni o meno) ma mai che fossi TU.
D’altronde se un ministro della Repubblica non ha rispetto delle persone che lavorano perchè dovresti averlo TU? Perchè dovresti avere quei valori di disciplina ed onore previsti dalla Costituzione?

La nascita o morte di un Precario e del lavoro non fa più notizia, un po’ come le giornaliere morti bianche o il laureato che fugge ce ne stupiamo ma poi tiriamo avanti. A questo o quel Precario non si dà neanche più un nome. E’ morto un Precario, l’ho visto prima che prendeva il caffè. Povero Precario, chissà come stanno i figli del Precario. E la moglie del Precario, povera signora, vedova Precaria (ma senza alcun usufrutto, sia chiaro) di un Precario. A Pierpaolo Faggiano forse piaceva il Jazz, l’ho capito guardando il suo Facebook pieno di album e scoprendo che era direttore artistico di un festival, il Ceglie Jazz Open Festival. Così come solo certi capivano il jazz, solo alcuni comprendono il Precariato, non lo confondono con una carica ecclesiastica. Pierpaolo non è un eroe italiano, è un uomo che ora è sopra le stelle del Jazz perchè forse il festival del Precariato (anche quello in amore, si, certo) lo aveva stancato.

Non cerchiamo alibi: abbiamo paura di cambiare, di fare bene ed onestamente il nostro lavoro. Il lavoro poteva salvare Pierpaolo come l’ha fatto per tanti uomini e donne ma nessuno gliel’ha in qualche modo assicurato, protetto. Lavorare è, comunque la si veda, una assicurazione sulla vita: la propria e quella degli altri.

Author: Dario Salvelli

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