In morte dell’equo compenso

Ricordate la tassa su cellulari e PC emanata dalla legge Bondi che aveva fatto aumentare i prezzi dei dispositivi di archiviazione ad esempio e portato a una moratoria ed a petizioni?

Su Punto Informatico, Guido Scorza spiega che in base ad una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea l’equo compenso per come è stato costituito anche in Italia non ha ragione di esistere e quindi dovrebbe scomparire già da oggi.

A quanto ho capito io l’idoneità all’equo compenso è data dal tipo di supporto mentre la qualità dall’acquirente: dunque se hai partita IVA e fai questi acquisti di CD, DVD vergini, chiavette USB, non devi pagare la tassa, l’equo bollo.
E per i cittadini? Vorrei che su questo punto nei prossimi giorni si facesse chiarezza perchè credo che il Governo ora debba recepire questa sentenza ed eliminare (o abbassare?) la tassa sui dispositivi elettronici che fu introdotta da Bondi.

La mia soluzione, forse davvero equa, sarebbe questa: quando vado ad acquistare mi trovo davanti a due prodotti, uno tassato dal bollo, l’altro no. Se voglio comprare un HD per metterci le foto delle vacanze lo compro a 100 euro, se voglio fare uno per una copia privata di un contenuto protetto lo acquisto a 100 euro + l’equo compenso. Dove sbaglio?

Il Ministro Bondi, con il suo Decreto del 30 dicembre 2009, ha esteso l’obbligo di pagamento dell’equo compenso ad una gamma di dispositivi e supporti solo tecnicamente “idonei”, “capaci” o, magari “dedicati” alla effettuazione di copie private, travalicando manifestamente il limite imposto dalla disciplina nazionale e da quella europea e, soprattutto, svuotando completamente di significato il concetto di “destinazione”.

L’equo compenso per copia privata deve necessariamente essere ancorato all’effettivo utilizzo – ancorché identificato solo su base presuntiva – del supporto o del dispositivo per la realizzazione di una copia privata.
La semplice idoneità di una tipologia di supporto o dispositivo alla registrazione di una copia privata così come la sua capacità di registrazione non possono rappresentare – e la Corte di Giustizia lo dice senza reticenze ed ambiguità – il presupposto impositivo per l’obbligo di pagamento dell’equo compenso per copia privata.

Già domani mattina i giudici italiani ai quali la SIAE dovesse rivolgersi per ottenere il pagamento dell’equo compenso in relazione a supporti o dispositivi “non destinati” ad essere utilizzati – per ragioni di carattere commerciale o per la qualità degli acquirenti – per l’effettuazione di copie private”. Si tratta di somme che, da oggi, non possono più evidentemente essere pretese e che, laddove già versate, devono essere restituite.
È una di quelle occasioni nelle quali i Giudici della Corte di Lussemburgo hanno reso giustizia prima e più efficacemente del giudice nazionale.

Author: Dario Salvelli

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