Il Web 2.0 è la condivisione dell’ignoranza?

Il 23,8% della popolazione mondiale che sta su Internet, circa 1.596.270.108 utenti, è fatto di imbecilli e dilettanti. Non ho tempo per rispondere all’articolo di Geminello Alvi “Internet La dittatura dei dilettanti allo sbaraglio” dove l’autore afferma:

E invece internet non è neutrale. Deve anzi dirsi uno dei motori più perniciosi della standardizzazione globalizzante. Come le migrazioni, pure internet è il più delle volte una sciagura. Prima quelle miriadi di anime di tutto scontente, contente di lasciar pilotare i loro pensieri dagli stati d’animo, non erano infatti così perniciose. Ora sono invece evolute a militanti in stato permanente di una pochezza che confonde ancor più la conoscenza.

Discettare a mani vuote sui mali di questa nostra società fa tanto intellettuale snob dunque non è nelle mie corde, forse non sono abbastanza apocalittico ed illuminato. Quanti di voi porterebbero sull’arca di Noè, Internet?
Non starò qui a ripetere che “i mercati sono conversazioni” ma le 95 tesi del Cluetrain Manifesto riassumono come la penso riguardo Internet. Non condivido l’articolo di Alvi che però ha il merito di farci, per l’n-esima volta, riflettere su di un tema assai vecchio ma sempre di moda: l’avvento della cattiva e sporca massa su Internet.
E se il Web 2.0 fosse l’inizio di una cultura che ha nella condivisione dell’ignoranza il suo male assoluto, quello da estirpare necessariamente tra gli status di Facebook in nome dello sviluppo dell’umanità?
Sembrerebbe una visione azzardata ed esasperata ma tant’è che su Internet si può scrivere tutto ed il contrario di tutto, fare e disfare luoghi comuni. In nome ovviamente di una conversazione che, se non produce soldi, stimola la curiosità e quindi la ricerca della verità.

Author: Dario Salvelli

Growth Hacker, Digital Marketing expert. I work as the Global Social Media Manager of Automobili Lamborghini. Contact me

5 thoughts on “Il Web 2.0 è la condivisione dell’ignoranza?”

  1. Le trasgressioni non sono un fenomeno nuovo, ci sono almeno da quando esiste il linguaggio umano. Ma questo ha meno a che fare con Internet, piuttosto con l’educazione dei suoi utenti.

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