Il papello del Partito Democratico

La rivolta del papello: dopo quello sulla legalità proposto da Don Ciotti ne nascono ogni giorno di nuovi.
Su Triskeles c’è un papello rivolto al nuovo segretario del Partito Democratico, Pierluigi Bersani. Fossi un elettore del PD (che ha partecipato o meno alle primarie) sentirei di condividerlo in pieno:

Voglio un Partito Democratico impegnato sul fronte della Laicità. Che sappia formulare proposte che non puzzino di medioevo nè di caccia alle streghe. Un partito che dialoghi con i cattolici (importante il loro contributo su macrotemi quali uguaglianza e solidarietà) ma che mantenga la rotta verso le libertà personali e di coscienza. Un traghettamento fuori dall’orbita della religione di Stato. Una emancipazione! Mi aspetto proposte serie su ricerca scientifica, trattamento di fine vita, riconoscimento di coppie di fatto, fecondazione assistita. Lo so… sono tutte proposte che schiereranno la Binetti con l’altra parte. Ma non è forse un bene? Sarà un suo problema di coscienza votare con le proposte del Nano che puzza di escort.

Voglio un Partito Democratico impegnato sul fronte della difesa dell’Ambiente. Obama se ne è accorto, molti imprenditori, in Italia, investono sulle energie pulite ma la legislazione è alquanto scarna. Nello stesso ambito ricade la scelta di una politica energetica coerente e disegnata sul lungo termine. Quindi no al nucleare. L’apertura, nell’Est europeo, di due nuovi e grandissimi gasdotti, la costruzione in Italia di rigassificatori, tutto ciò, porta a esser coerenti con le scelte che si intraprenderanno. Deve anche considerarsi la diminuzione della domanda di metano nello scorso anno che ha portato il nostro Paese a importare più gas di quanto non se ne sia consumato. Se ciò sia dovuto a una contrazione della domanda causata dalla crisi o da temperature miti o, invece non si tratti di un surplus vero e proprio, spetta agli analisti definirlo ma l’esistenza di questa bolla energetica che non avrà alcun beneficio sulle famiglie, deve giocoforza condurre a ridisegnare le politiche energetiche.

Voglio un Partito Democratico impegnato sul fronte della difesa del Lavoro. La crisi attuale ha determinato la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro. Il partito che vorrei non considera questi dati come semplici numeri ma riconosce, dietro ciascuno di esso, ogni singolo lavoratore con la sua storia personale, con la sua famiglia. Lo riconosce perchè ha lottato con lui, sul territorio, per difendere il suo lavoro. Perchè il lavoro non si difende (e le imprese non si aiutano) creando degli ammortizzatori sociali che consentano una umiliante cacciata dal mondo del lavoro. Il partito che vorrei, elabora proposte serie contro la gabbia del precariato che reclude i giovani, che non dà loro alcuna prospettiva di futuro.

Voglio un Partito Democratico impegnato sul fronte del suo Rinnovamento. Chi meglio di te, che sei l’espressione di una classe dirigente sempre uguale, immutevole nel tempo, sempre presente nella salute e nella malattia, nella buona e nella cattiva sorte, nella vittoria e nella sconfitta. Mai capace di un gesto di responsabilità. Mai capace di dire “Ok. Ho fatto il mio tempo, ho sbagliato, adesso è il turno degli altri!”. Il partito che vorrei non candida Bassolino, Iervolino, Loiero e tutti quelli che hanno costituito dei potentati. Dei feudi dai quali ricattano lo scisma, spesso arroccati sui cumuli di spazzatura (da intendersi non solo come “monnezza”) che hanno generato e sui quali hanno lucrato consensi e liquidità. Il partito che vorrei, liquida, in Sicilia, coloro che nel 2001 (otto anni fa), consentirono il 61 a 0 a Silvio. Una ferita che ancora brucia nell’orgoglio della Sicilia per bene ma che, a quanto pare, è una nota di merito agli occhi di qualcuno che alle primarie se li candida come capolista alle primarie.

Voglio un Partito Democratico impegnato a fare opposizione. Un partito che dica chiaramente Si o No. Che faccia vedere al mondo che si dissocia dai comportamenti di una maggioranza arrogante. Il partito che vorrei rimane in aula a votare contro i provvedimenti scellerati del Governo e non sale sull’Aventino. Quelle sono scelte del ventennio e all’epoca c’era da protestare contro il rapimento di Matteotti. Oggi fareste solo la figura delle oche starnazzanti sul Campidoglio. Il partito che vorrei è in aula a votare contro lo scudo fiscale perchè non vuole far trapelare sospetti di un conflitto di interessi. Conflitto di interessi… già! Il partito che vorrei lo risolverebbe in un batter d’occhio e non rimarrebbe lì a inciuciare in un do ut des lungo 15 lunghissimi, sfibranti, anni.

Voglio un Partito Democratico impegnato sul fronte della difesa della Costituzione. Che non ceda al miraggio delle riforme spericolate. Il partito che vorrei si riconosce e rispetta i principi della Repubblica, li fa propri e accetta, quasi come un mandato divino, il compito di attuarli. Il partito che vorrei rispetta, e impone rispetto, per le Istituzioni dello Stato perchè il loro vero valore, risiede nella loro strumentalità al bene dello stato. Nel loro essere al servizio del popolo e soggette a quella legge suprema che è la Costituzione. Ed è partendo da questa premessa che può partire il riscatto di terre troppo spesso lasciate a sè stesse. Abbandonate alle criminalità organizzate che, infangando il prestigio delle istituzioni, vi si sostituiscono.

Voglio un Partito Democratico impegnato sul fronte della difesa della Scuola, dell’Università, che abbia il coraggio di investire nella Formazione e nella Ricerca Scientifica, che sappia far diventare, il nostro, un Paese moderno, anche con Infrastrutture moderne ma sicure e non inutili (come sarebbe invece il Ponte sullo Stretto di Messina).

Author: Dario Salvelli

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