I panni sporchi di Poste Italiane si lavano su Google

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Prova a cercare “poste italiane” su Google anche nei prossimi giorni

Dopo l’attacco ed il defacement del sito di Poste Italiane di ieri l’immagine dell’azienda ne esce visibilmente colpita. Questa banalità porta ad una serie di considerazioni che non riguardano soltanto la fiducia del cliente verso un servizio, prodotto e relativa psicosi: avrai spulciato subito il tuo Bancoposta così come a me è venuto in mente di controllare la Postepay.
La contrapposizione tra l’attacco cracker e la recente proclamazione di un accordo relativo alla cyber security stilato proprio da Poste Italiane ha il suono di una ironica beffa: evidentemente non è bastato a difendersi dal cyber crimine.

Non era stata approvata una legge durissima contro il cybercrime? Perchè non viene applicata ed, in caso contrario, in quale modo viene fatta rispettare?

Author: Dario Salvelli

Growth Hacker, Digital Marketing expert. I work as the Global Social Media Manager of Automobili Lamborghini. Contact me

2 thoughts on “I panni sporchi di Poste Italiane si lavano su Google”

  1. Credo sia sbagliato punire direttamente il cybercrime, ci sarebbe anche da istituire una pena per tecnici e programmatori che a causa della loro negligenza mettono a rischio dati (e spesso anche soldi) di milioni di consumatori. Vuoi dirmi che se un direttore di banca si mette a sventolare estratti conto sulla strada non viene arrestato?

    1. @Scorp: Bisogna distinguere tra negligenza ed errore umano. Una cosa sono i tecnici che lavorano, un’altra chi fa del cybercrime: se nel primo caso ci pensa l’azienda ed una normativa che riguarda il lavoro nel secondo c’è una legge apposita, perchè seppure la maggior parte siano tentativi utili volti a dimostrare eventuali vulnerabilità, in alcuni casi sono malevoli e rivolti a derubare dati sensibili. Sul direttore di banca la risposta è: si, almeno lo spero.

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