Il Governo della Rete

The universe you represent is not a parallel universe. Nobody should forget that governments are the only legitimate representatives of the will of the people in our democracies. To forget this is to risk democratic chaos and anarchy. (Nicolas Sarkozy)

Internet è democratica o anarchica? Se la Rete non è una e sola (ad esempio in Iran stanno pensando ad una rete alternativa con un sistema operativo diverso da Windows) è possibile governarla comunque con sistemi simili alle democrazie Occidentali (producendo quindi almeno quattro vizi simili) oppure il metamondo ha altre dinamiche? Internet la fanno le aziende o le persone?

Domande che non sono nuove ma hanno bisogno di risposte certe, quelle che lo scorso eG8 Forum, i Paesi che si sono riuniti per parlare di Internet, ha cercato di trovare. Per molti è stato soltanto un incontro in cui i potenti si sono visti per discutere delle sorti della Rete, di come regolamentarla, monitorarla e magari anche farla crescere. Chi controlla e decide per la Rete: l’ICANN, gli organi di autorità per le comunicazioni dei singoli Paesi, le antitrust?

Bisogna sorvolare gli schieramenti: da una parte i partigiani di Internet, dall’altra chi la usa per sviluppare business, sopra di tutti i Governi che applicano, spesso maldestramente, la loro sovranità sui bit. Le preoccupazioni espresse da Stefano Rodotà sono quindi sacrosante e fanno emergere la necessità di una politica di Internet che difficilmente potrà essere comune nei diversi Paesi. E allora che si fa, pochi decidono per molti? Se la Rete parlerà presto più occidentale che americano si potrà arrivare ad una nuova guerra fredda o ad uno scontro tra ideologie digitali?

In futuro staccare il proprio router tutti insieme potrebbe equivalere ad uno sciopero di massa alla ricerca di una Internet democracy che è lontanissima e rappresenta forse l’utopìa dell’uomo moderno.

Il comunicato finale del G8 rispecchia largamente questo spirito. Si parla del ruolo fondamentale di Internet nel favorire i processi democratici, ma non compare neppure un pallido accenno alle persecuzioni contro chi adopera la rete come strumento di libertà, alle decine di bloggers in galera in diversi paesi totalitari, alle forme indirette di censura in paesi democratici. Si subordina così il rispetto dei diritti fondamentali, della libertà di manifestazione del pensiero in primo luogo, alle logiche della sicurezza e del mercato, con un evidente passo indietro rispetto a quanto è da tempo stabilito, ad esempio, dal Patto sui diritti economici, sociali e culturali dell’Onu. Si inneggia alla presenza di tutti gli “stakeholders”, dunque di tutti gli attori dei processi messi in moto da Internet, ma poi si opera una drastica riduzione di queste presenze a qualche ministro francese (assenti i politici di altri paesi, in particolare gli americani notoriamente assai critici) e ai rappresentanti delle grandi imprese. I pallidi e retorici accenni alla privacy nel comunicato del G8, l’assenza di riferimenti alle posizioni dominanti di molte imprese, rivelano l’intento di una politica che vuole salvaguardare i propri poteri autoritari riconoscendo alle imprese un potere altrettanto autoritario. Inquieta, poi, la mancata analisi del tema della neutralità della rete, essenziale presidio per libertà e eguaglianza.

Foto: http://synthesio.com/corporate/2011/events/infographic-top-buzz-from-the-e-g8-forum-days-1-2/

Author: Dario Salvelli

Growth Hacker, Digital Marketing expert. I work as the Global Social Media Manager of Automobili Lamborghini. Contact me