Su Google+ non si possono usare i nickname

Alla fine Facebook è un gigantesco elenco internetfonico e questo gli ha consentito di avere un grande successo di pubblico e creare un database di identità preciso e ben organizzato. L’uso dei nickname e degli pseudonimi su Internet però è sempre servito a difendere molti gruppi di persone da discriminazioni e svantaggi vari.

Google+ ha un obiettivo simile a quello di Facebook ma se il social network di Zuckerberg è stato inizialmente più furbo a catalogare la sua rete, Google Plus non ha fatto di certo una bella figura imponendo a occhi chiusi la sua policy e cancellando in massa migliaia di account che non usavano nomi reali. E così un ex dipendente di Google colpito dalla legge del taglione di Mountain View ha deciso di raccogliere le segnalazioni di tutti gli account sospesi e bloccati.

Eppure nel profilo di Goolge ci sono addirittura due voci sui nomi: altri nomi, simile al “norme alternativo” di Facebook (ad esmepio da nubile, celibe) mentre l’altra identifica in maniera privata il nickname usato in altri servizi di Google. Se da una parte Google facilita e apre con le cerchie la gestione dei contenuti dall’altra in alcuni casi è (ancora?) più chiuso e rigido rispetto a Facebook perchè non prevede neanche una identità per gestire i brand su Google+.
D’altra parte c’è anche chi utilizza Google Plus per cercare lavoro un po’ come fosse LinkedIn ma mettendosi più in mostra: se ad un utente offri un servizio ed uno strumento per collegarsi con gli altri devi prevedere che lo utilizzi nei modi più strani, definire troppe regole o fare da padrone senza dare spiegazioni è un comportamento deleterio e fallimentare specie quando della stessa azienda si usano altri servizi.

Ad esempio senza alcun motivo apparente (un errore di sistema?) Google ha cancellato 7 anni di vita digitale di un utente che è stato costretto a scrivere una lettera aperta e si è ritrovato senza più alcun dato.

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