Esplorando la Rete: non si può vivere di Internet ma il futuro passa anche per l’Italia

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Via [News Scientist]

Dice James Altucher che investire su Internet e sui servizi Web non funziona più di tanto e non è renumerativo per gli imprenditori. Non si può più vivere senza Internet ma non si può vivere con Internet. Fred Wilson è un famoso imprenditore, la pensa diversamente ed elenca esempi di successo di servizi online tra i più noti: chi non usa ogni giorno le mappe di Google, Facebook, eBay ed Amazon? Ed i blog?

Per sopravvivere alla recessione economica ed al taglio degli investimenti pubblicitari i grandi network di blog stanno pensando come modello di business di incrementare i contenuti creando sotto-blog indirizzati ad un target preciso più che avviare una gran mole di blog multipli. I risultati arrivano almeno in Usa: GigaOmni Media ha chiuso con 4.5 milioni di dollari di ricavi ad Ottobre 2008, Huffington Post a $25 milioni a Dicembre 2008.

Eppure esplorando la struttura di Internet i dati degli ultimi anni sono confortanti anzi sempre in ascesa: nel 1956 venne tirato il primo cavo sottomarino che collegava il Nord America con l’Europa, ad oggi siamo arrivati a circa 3 miliardi di indirizzi rispetto ai 315 del 1982, nel 2004 gli utenti Internet americani erano 202 milioni ed in Cina 87 mentre nel 2008 sono passati rispettivamente a 220 milioni e 253 milioni di cinesi connessi alla Rete, il Web è sempre più dominato dalle lingue Inglese, Mandarino, Hindi, Portoghese e Russo. L’Italia e gli italiani che ruolo avranno nella grande rete telamatica mondiale?

Qualche mesetto fa si ruppero dei collegamenti sottomarini e la Rete, specie quella Indiana, collassò. La battaglia quindi si gioca sul mediterraneo, chi riuscirà ad aprire la porta di Internet che collegherà Africa ed Asia agli Stati Uniti ed all’Europa.

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Via [African Undersea Cables]

E’ una sfida importante che l’Italia deve cavalcare per la sua posizione geografica strategica, stendere i cavi e portarli con grandi investimenti potrebbe portare occupazione, ricavi e soprattutto un ruolo di primo livello per l’Italia anche sul mercato del Web. Ne è convinto anche Renzo Ravaglia di Interoute:

L’Africa ha dei tassi di crescita del traffico altissimi, ma anche costi stratosferici perché si usa molto il satellite, che non è lo strumento migliore per il traffico dati Internet. Allo stesso modo l’Asia è in forte sviluppo. Sul Mediterraneo convergono i paesi del Maghreb che oltre a generare traffico crescente in proprio sono i punti di arrivo del traffico generato dagli altri paesi africani più a sud. Inoltre tramite Suez arrivano i cavi sottomarini che provengono dall’Asia. In generale i cavi terrestri sono preferiti perché hanno costi minori e si riparano più velocemente di quelli sottomarini. Dall’Asia all’Europa però c’è un solo cavo terrestre che più o meno ricalca il percorso dell’antica via della seta e della ferrovia transiberiana. Purtroppo una serie di problemi geopolitici e geografici non consentono il potenziamento della rete terrestre. Quindi sono indispensabili i cavi sottomarini per collegare l’Asia all’Europa e questi passano da Suez.

Cos’ha intenzione di fare la politica italiana? Cosa pensano le aziende come Telecom Italia? Sono convinte anche loro che con la Rete non si guadagna abbastanza rispetto agli investimenti?

Author: Dario Salvelli

Growth Hacker, Digital Marketing expert. I work as the Global Social Media Manager of Automobili Lamborghini. Contact me