Digg Ads: il social rating viene telecomandato dalle aziende

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C’era da aspettarselo: prima i “pay per post”, recensioni a pagamento commissionate a blogger, poi l’advertising online spinto in ogni pagina web fino ad arrivare ai feed RSS. Digg ha annunciato un nuovo modello per fare campagne pubblicitarie che verrà lanciato tra qualche mese: Digg Ads.
Con Digg Ads più una notizia che viene segnalata su Digg viene votata, meno soldi l’advertiser pagherà per averla inserita. Il contenuto sponsorizzato si confonderà nel layout con le altre entry di Digg (anche se assicurano di una distinzione che verrà indicato come contenuto “sponsored”): le aziende potranno inserire video, foto, link a storie, qualsiasi cosa. Da quelle parti la menano come una nuova esperienza nell’utilizzo di Digg, un sistema innovativo. Non so quanti di voi usano Digg ma credo che non sia una novità così positiva: tanti hanno cercato di manipolare il “social rating” con trucchetti più o meno noti.
Il telecomando delle news quindi ora passa in parte anche per le mani delle aziende: saranno altrettanto disoneste o avranno comportamenti trasparenti? La community di Digg sarà capace di autoregolamentarsi filtrando i contenuti, mantenendo in testa quelli più interessanti ed onesti? Di quanto si aggreverà il Social Spam? Basterà questo modello per sostenere i democratizing digital media?

Vedo già voti di scambio e trattative di compravendita di un “digg” da parte delle aziende più grandi. Benvenuti al Web 3.0, si accomodino. 1 Digg costa solo 1 dollaro.

Author: Dario Salvelli

Growth Hacker, Digital Marketing expert. I work as the Global Social Media Manager of Automobili Lamborghini. Contact me

1 thought on “Digg Ads: il social rating viene telecomandato dalle aziende”

  1. Il problema alla radice di eventuali comportamenti scorretti nel social rating e’ in fondo il relativo anonimato di chi segnala le notizie: senza avere un legame piu’ diretto con l’identita’ della persona, il rischio e’ probabilmente inevitabile.
    Se poi vi e’ anche un incentivo economico piu’ diretto, allora come giustamente dice Dario, questo rischio di ‘social spam’ non puo’ che aumentare…

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