Democrazia (in) Diretta

Forse sul rapporto tra il web e la democrazia ha ragione Giorgio
Napolitano.

Qualche giorno fa Facebook ha chiamato a raccolta tutti i suoi utenti per conoscere il loro parere riguardo le proposte di modifica della privacy del social network riguardo la Dichiarazione dei diritti e delle responsabilità e la normativa nell’utilizzo dei dati.
Devo dire che non ha fatto molto per mostrarlo nel profilo degli utenti. Si poteva votare come in una vera e propria elezione decidendo su di un aspetto fondamentale per chi usa Facebook come la privacy: i tuoi dati in possesso del social network non valgono solo economicamente tanto ma rappresentano un pezzo importante della tua vita (digitale). Esprimere la propria decisione con diversi voti attraverso un click poteva apparire per lo meno semplice, l’espressione di un diritto seppure non coinvolgente e tangibile ma comunque importante per una comunità.

E invece su più di 900 milioni di utenti hanno preso parte al voto solo 342.632 persone, vale a dire lo 0,038% del totale di cui 297.883 hanno espresso voto contrario alla modifica della privacy.
Facebook aveva fissato una sorta di “quorum” per ritenere attendibili i risultati a circa 270 milioni di voti tanto che il referendum sarà considerato solo consultivo.

Più che una democrazia diretta quindi l’uso e le dinamiche della Rete possono portare più facilmente all’espressione di una Democrazia in Diretta: come se la cabina elettorale finisse in un complesso e ingarbugliato reality televisivo.

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