Del pessimismo italiano: se potessi avere l’11% all’anno..

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“Intervallo Ceppaloni” – Via [Quinta]

Poi dicono all’estero che gli Italiani sono di cattivo umore e pessimisti, non solo in momenti come questi dove Prodi cerca un rimpasto ed oggi pomeriggio alle 15 chiedendo la fiducia si decidono le sue sorti e quelle del Governo.

L’economia cinese nel 2007 è cresciuta dell’11,4% e gli imprenditori orientali sono ottimisti per il futuro. Forse è facile con certi dati essere felici e di buon umore ma se potessimo avere anche noi un trend dell’economia che fosse almeno della metà la mattina al nostro risveglio forse saremmo più allegri.

Ed invece la crescita dell’economia italiana nel 2007 è stata dell’1,5% circa: e le previsioni raccolte in questo dossier (file .PDF) del DPEF 2007-2011 dal Governo non sono le migliori, anzi pare che il tasso di sviluppo dell’economia italiana rimarrà sotto il 2%, l’area 2 la chiamano.

Beati i Cinesi, loro si che hanno da essere ottimisti.

Via [AP Com]

Author: Dario Salvelli

Growth Hacker, Digital Marketing expert. I work as the Global Social Media Manager of Automobili Lamborghini. Contact me

4 thoughts on “Del pessimismo italiano: se potessi avere l’11% all’anno..”

  1. c’è anche da dire che in cina hanno un margine dii miglioramento un po’ più alto, gli imprenditori sono molto pochi e e la competizione è un po’ più bassina.. sbaglio?

  2. Mi permetta di offrirle un punto di vista

    Qual è il segreto dell’economia cinese?

    Spesso quando cerchiamo di capire da cosa nasce il basso costo delle merci cinesi (scarpe, vestiti, giocattoli, gadget…) le risposte forniteci dai giornali e dalle trasmissioni televisive sono sempre le stesse: ore di lavoro raddoppiate, sfruttamento minorile, bassi salari offerti alla manodopera locale.

    Ma quello di cui non ci parlano, se non velatamente, sono le torture, gli omicidi, il traffico illegale di organi, gli abusi e le nefandezze che subiscono quotidianamente milioni di persone.

    In Cina l’abbondante manodopera è spesso a costo zero: tutti detenuti condannati ai lavori forzati.

    Inoltre le materie prime sono a volte costituite dai detenuti stessi: i loro cadaveri vengono usati per alimentare l’industria cosmetica e il traffico di organi.

    È la storia dei Laogai che in cinese vuol dire “riforma, rieducazione attraverso il lavoro”.

    È la storia di veri e propri campi di concentramento che rappresentano il fondamento del sistema carcerario cinese oltre che di quello “economico”.

    È da questi luoghi che provengono giocattoli, vestiti, prodotti minerari, frutto delle 18-20 ore di lavoro giornaliero di detenuti, in gran parte dissidenti politici, che attraverso uno sforzo quotidiano cercano di espletare il “processo di riabilitazione” voluto dai rappresentanti del partito comunista cinese.

    Ma non è tutto! Il massimo delle atrocità è commesso sui condannati a morte (esecuzioni capitali effettuate ad altissima frequenza). Una volta giustiziati si procede all’espianto degli organi che vengono forniti poi al mercato. In Cina per legge chi riceve un organo non può richiederne la provenienza né i parenti del giustiziato possono vederne il cadavere dato che tra l’altro i corpi vengono immediatamente cremati.

    Quanti sono i Laogai? Impossibile saperlo anche perché vengono continuamente chiusi per poi essere riaperti in luoghi o province diverse. Amnesty International e Human Rights Watch stimano attualmente circa 1000 campi e 6.000.000 di detenuti. Un’invidiabile base d’azienda!

    Quindi quella che noi conosciamo è soltanto una facciata dell’economia di un paese che basa tutta la propria forza e il proprio potere sulla privazione di quello che dovrebbe essere il principio basilare di una vita: la dignità.

    L’esplosione del pianeta Cina, il ritmo frenetico dell’incremento del suo PIL, la luccicante vetrina che si sta allestendo per i suoi giochi olimpici nasconde quindi da quattro a sei milioni di esseri umani privati della loro libertà e della loro dignità che in silenzio e con sofferenza stanno lavorando per noi e per le nostre gioie ludiche.

    Se avanzerà una medaglia dedichiamola a loro!

    http://unmadeinchina.wordpress.com

  3. @paodam: Non conosco bene la realtà cinese ma credo per le chiusure che ci sono sia di difficile conoscenza. La ringrazio dunque per il suo commento davvero molto bello che mi spinge ad indagare di più su questo tema: magari anche attraverso il suo blog.

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