C’era una volta il Social Media Manager: è giunta l’ora dei Social Media Expert?

social media expert

Nell’ultimo anno abbiamo assistito ad una evoluzione delle professionalità degli addetti che lavorano nei Social Media e che andavano sotto il titolo di “Social Media Manager”. Finalmente le aziende – dopo gravi errori – stanno comprendendo che forse è il caso di affidarsi a professionisti gestendo gran parte del budget dedicato ai Social Media attraverso una figura interna, più in grado di lavorare non soltanto sul marketing ma anche sulla comunicazione rendendo l’impresa veramente “social”.

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La Video Revolution 3.0 e la lotta per le visualizzazioni

youtube marketing

Una volta c’era la Social Media Revolution ma da qualche tempo – e non solo nel content marketing – si parla di Video Revolution e si producono sempre più spesso contenuti video e visuali. Basta guardare la spinta che piattaforme come Vine, Instagram, Pinterest e MixBit insieme al diffondersi delle smart-tv stanno dando a questi contenuti: si è passati dal microblogging al microshooting, dal pay-per-click al pay-per-gaze.

Ad alcuni questa rivoluzione fa paura, BBC ha addirittura rimosso un’inchiesta sul magico mondo di YouTube dal sito di video sharing.

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Da Instagram a Facebook Camera?

Da ieri Instagram entra ufficialmente nella famiglia di Facebook: l’acquisizione prende forma e seppure l’applicazione resterà un prodotto a sé stante d’ora in poi i team di entrambe le aziende lavoreranno per capire cosa potranno sviluppare e quale sarà l’integrazione.

Se Facebook infatti viaggia ad una media di 300 milioni di upload di foto al giorno, Instagram ha da pochissimo raggiunto 5 miliardi di fotografie caricate dopo neanche 2 anni dalla sua nascita.
Non bisogna vedere quindi come una mera coincidenza il lancio avvenuto ieri anche per l’Italia dell’applicazione Facebook Camera (cercate sullo store Fotocamera di Facebook) disponibile per iPhone.

E’ noto che tra i contenuti più caricati sui social network ci siano le foto ed è per questo che Facebook Camera si dedica esclusivamente a questo aspetto: si possono caricare più foto contemporaneamente usando anche il rullino dell’iPhone, ritagliare, ruotare ed applicare filtri alle foto scattate oltre che taggare gli amici, aggiungere didascalie e il luogo, vedere tutte le foto degli amici (anche quelle in cui sono stati taggati) oppure quelle che abbiamo caricato (selezionando Amici oppure Tu). Continue reading

Dai fake follower di Twitter ai robot di Facebook: chi clicca sulla pubblicità?

Limited Run è una piattaforma americana che si occupa di aiutare band e artisti a vendere musica e fare merchandising online.
Hanno deciso di chiudere la loro pagina Facebook tra qualche settimana in favore del profilo Twitter e in questo post spiegano che la loro scelta dipende dalla frustazione nei confronti della pubblicità di Facebook.

In sostanza avevano testato qualche mese fa per il lancio della piattaforma e il cambio del loro nome sono stati costretti a spendere per un mese 2000 dollari in pubblicità di Facebook. Hanno notato che durante la campagna è stato possibile verificare solo il 15-20% dei click convertiti dagli utenti reali sul loro sito web mentre l’80% dei click pagati è arrivato da robot in quanto non c’era JavaScript abilitato (secondo le loro statistiche solo l’1-2% degli utenti lo hanno disabilitato).

Da quando è circolata questa notizia però i fan della loro pagina Facebook sono raddoppiati senza spendere 1 euro. Facebook sta investigando sull’accaduto ed ha risposto che probabilmente c’è stato un problema proprio con il cambiamento del nome della pagina Facebook di Limited run.

E’ una estate fatta di fake follower su Twitter e di robot (fake fan) su Facebook con dati più o meno fumosi che vanno presi con le pinze: non è possibile affermare l’esperienza di un singolo come verità statistica di un fenomeno.
A qualcuno è venuto addirittura il sospetto che Facebook crei dei fake like attraverso il suo sistema pubblicitario.

Su Google+ accade la stessa cosa o il fenomeno è più contenuto?

[UPDATE 2 Agosto]

– Proprio oggi un articolo su BBC nel quale il social network in blu dichiara una alta percentuale di utenti fake su Facebook, circa 83 milioni.

Luca Perugini fa una sua piccola indagine e arriva più o meno alle stesse conclusioni riguardo la pubblicità su Facebook: alcuni click sembrano gonfiati e quindi si paga per un traffico che non è mai arrivato. Forse è meglio limitare i budget per l’ad sui siti esterni, che ne pensate?

Il distributore automatico dove si paga con un tweet

Dopo il distributore automatico che regala viaggi ecco arrivare in Sudafrica la @BOSMachine, un distributore automatico dove si paga con 140 caratteri dunque attraverso un tweet.

Il meccanismo di Bos è simile al “Pay with a Tweet“: per comprare una lattina del tea Bos basta inviare un tweet con il proprio account e citare la marca @bos usando l’hashtag #BOSTWEET4T . La macchina restituirà una lattina di tea.

Nativi Digitali

E’ un termine che non amo molto, potrebbe essere tutto o niente e credo dipenda molto da quel “nativi”. L’altro giorno però, proprio mentre si parlava dell’apertura di Facebook ai bambini che hanno meno di 13 anni (per quanto se ne parli i social network fanno sempre difficoltà nel verificare l’età) ho letto sulla bacheca della pagina del sindaco di una provincia questo messaggio:

Per capire questo messaggio sono andato a vedere se il profilo fosse fasullo e ho scoperto che probabilmente dietro c’è proprio un ragazzo credo controllato dal genitore: su Facebook gioca a Cityville, pubblica foto divertenti o del cugino, video della sua squadra o di gattini. Non ha mai pubblicato in bacheca uno status o sue opinioni tranne il messaggio al sindaco.

Vorrei chiedere a chi usa spesso la parola “antipolitica” se, quando aveva 10 anni, ha mai scritto una lettera (ammesso non ci fosse la mail) al proprio sindaco sollevando un problema.

La patente per i social network

Sina Weibo è il Twitter cinese, ha più di 300 milioni di utenti registrati. In questi giorni ha aggiornato i termini di servizio modificando l’articolo 13 dove aggiunge una sorta di codice di condotta per usare il social network. L’intento è quello di controllare e limitare le opinioni di chi scrive: ad ogni utente vengono dati 80 punti iniziali che saranno ridotti per ogni violazione.

Su Weibo è vietato: pubblicare informazioni che vanno contro i principi della costituzione, pubblicare false informazioni, servirsi del servizio di microblogging per organizzare proteste, manifestazioni o raduni. Qualsiasi informazione inoltrata agli altri utenti fino a 100 volte costa 2 punti mentre contenuti ripubblicati fino a 1000 volte costano 10 per buona pace del passaparola.
È possibile guadagnare punti e arrivare fino a 100 se si aggiunge la propria vera identità e si inserisce il numero di telefono. Inoltre secondo questa patente se un utente pubblica più di 5 post contenenti informazioni sensibili vedrà l’account bloccato per 48 ore mentre per violazioni più gravi potrà essere rimosso ed i punti quindi scendere a 0.

Per questo Sina Webo ha aperto anche delle posizioni di lavoro per fare monitoraggio: 50 cent per diventare sceriffi del social network, attualmente pare ce ne siano almeno 1000.
Immagina un meccanismo del genere aggiunto a Faceook, Twitter e Google+: sai quanti perderebbero subito la patente per i social network?