Archivi categoria: Voice over Net

Notizie dalla Rete, un megafono di ciò che succede sul Web giorno per giorno.

La pubblicità online? E’ solo questione di budget: viva AdWords!

Leggevo il post Is Google Search Really Only 18.5% Organic Results dove l’autore riprende una considerazione di Jitbit riguardo i risultati di ricerca di Google: se provi a fare una ricerca con Google, escludendo la pubblicità, sul tuo schermo solo il 18,5% sono risultati organici.

Premettendo che un motore di ricerca commerciale vive sulla pubblicità come scrivevano Brin e Page nel loro pamphlet, uno dei motivi per i quali personalmente non amo molto AdWords è perchè non risponde alla domanda: come fai (e come fa Google) a correlare l’acquisto di AdWords con la qualità dei contenuti? Non è forse più utile, se proprio vuoi fare advertising così, usare al meglio il loro Display Network?

Non ho mai usato l’AdWords editor offline o gestito campagne con milioni di euro attraverso migliaia di keyword e relative corrispondenze negative ma da utente mi interessa tutt’altro.
Provando a cambiare device con uno screen più piccolo infatti la situazione sembra peggiorare. Ultimamente sono andato ad un colloquio dove il CEO mi ha detto: “Da piccolo credevo che la pubblicità fosse questione di creatività poi ho capito invece che si tratta soltanto di budget“.

Il punto è che se molti utenti non ritengono utile ciò che Google propone come risultati di ricerca allora nessuno vorrà più acquistare AdWords. Eppure uno studio recente di Google dice che Content is King, the screen is Queen (and context is God).

Vale davvero la pena usare a manetta campagne di AdWords spendendo grossa parte del vostro budget o concentrare gli sforzi nel Content Marketing producendo contenuti (ed ovviamente un prodotto o servizio) di qualità?

email
bella politica

Ciao, sindaco pescatore

Uscivo di mattina presto con mio fratello e un altro marinaio. Alle volte dopo aver pescato mi fermavo e sventolavo due, forse tre nuvole sperando che quel grigio che il vento mi soffiava in faccia ogni giorno diventasse l’azzurro del mare.

E’ la parte di un testo teatrale che cominciai a scrivere tanto tempo fa. Dopo 2 anni mi piace ricordare così Angelo Vassallo: come non l’ho mai visto e vissuto.

E – a margine del titolo del convegno che faranno oggi ad Acciaroli – mi viene una amara domanda che può sembrare banale: è veramente ‘bella’ solo quella politica che mette in pericolo la vita di chi la fa?

Solo una sana e consapevole Industria Culturale ci salverà

Italia Che Verra’ 2012 by Symbola Unioncamere Regione Marche – Industria Culturale

I dati sulla disoccupazione giovanile (che dovrebbe intendersi più nella fascia 15-24) dell’Istat sono preoccupanti ma li conoscevamo già: il tasso degli under 35 che non hanno lavoro, solo nel secondo trimestre, è salito al 10,5%, registrando la più alta disoccupazione dal 1999 ad oggi. Gli occupati nella classe d’età tra i 55 e i 64 anni invece sono aumentati del 26% in 5 anni.

Nessuno scontro generazionale: in un momento del genere sono in tantissimi ad essere in difficoltà. E se non si è fatto nulla in questi ultimi 10 anni per la produttività oraria bisogna almeno puntare sulla qualità e sull’innovazione.

Qualche giorno fa Repubblica ha segnalato i dati di Unioncamere, Symbola e ministero del Lavoro sui posti di lavoro creati dalla Cultura in Italia: cresciuta del 0,8% annuo, tra il 2007 e il 2011 nell’industria culturale ci sono stati 55 mila nuovi posti di lavoro. E nel 2012 sono previste 32250 nuove assunzioni.

Le imprese culturali (ma anche in altri settori) ovviamente hanno bisogno di lavoratori sia con alta esperienza che competenza. E in un Paese che è sempre più difficile per gli studenti (figurarsi poi per quelli che sono studenti-lavoratori) diventa fondamentale per tutti, in qualsiasi fascia d’età, investire sulla Cultura e non smettere mai di studiare e apprendere altrimenti le prospettive dei giovani si stringeranno sempre di più.

La classe politica e spesso anche i media si fermano al famoso made in Italy e parlano più facilmente di cultura e creatività solo per quelle espressioni manufatturiere come il design e la moda. La generazione 1 euro non potrà uscire dalla crisi – dall’impasse che la vede ferma a causa della perdita di molti diritti ed opporutunità – se non userà la cultura.

Al di fuori dei bit, nelle nostre città ci sono già realtà che hanno fatto della cultura un bene comune e che resistono perchè hanno capito che può e deve essere una risorsa importante per farci ripartire.

Dobbiamo chiederci e quindi chiedere ai politici: come si può produrre valore attraverso la Cultura? Chi non è interessato a rispondere o non ha soluzioni a questa domanda non potrà governare l’Italia.

Twitter: non ci sono fake follower ma utenti timidi

 

Ricapitolando la vicenda degli utenti fake su Twitter, il social network ha dichiarato che è complicato identificare i falsi account e che usa alcuni dati per farlo. E quindi:

1) Non contano il numero di tweet ma il numero di login, un dato disponibile solo a Twitter

2) Su più di 140 milioni di utenti che si collegano una volta al mese il 40% infatti legge solo i tweet nella timeline e non cinguetta secondo Twitter perchè è timido (non si può neanche essere più dei lurker?). Iniziative come gli email digest, le Twitter card, le branded pages, e la tab Discover tendono ad esaltare l’esperienza di consumo per indurre gli utenti a fare tweet oltre che leggere.

3) Non conta il numero di follower (chi è dotato di buon senso l’aveva già intuito) ma sono importanti i retweets ed il clickthrough, quante e – aggiungerei – quali persone cliccano un link condiviso su Twitter.

4) Strumenti come Fake Follower Check di Status People seppur perfezionati non possono valutare il comportamento di un utente, se è “timido” o meno come suggerisce Twitter.

 *Questo è un post della mia pagina d’autore su Fanpage.

 

Generazione 1 euro

Da oggi per decreto e come scrivono certi articolacci, tutti i giovani (fino ai 35 anni) correranno a “costituire una società con 1 euro”. E’ la nuova srl semplificata (srls) che di semplice non ha quasi niente perchè non cambia veramente l’accesso al credito, fondamentale per costituire una solida impresa.

Nessuno dice però che tali società dovranno iscriversi comunque alla Camera di Commercio che difficilmente le approverà. Perchè il capitale sociale è solo un balzello, serve a creare imposte, ingrossare i notai, non ha alcuna utilità per gli imprenditori, i clienti, i soci. In Usa lo chiamano equity ed è in sostanza il patrimonio netto della società senza fronzoli.

E’ e sarà forse più interessante la iSrl alla quale il Governo sta lavorando, giovani e non che vorranno innovare potranno tenerla d’occhio.

La generazione 1 euro però vuole essere capo di se stessa e smettere di aspettare un posto di lavoro. Crede nella propria idea nonostante il momento di crisi e mangia una volta sola al giorno impiegando tutto il tempo a lavorare.

La generazione 1 euro è ottimista ma la politica la rende pessimista. La generazione 1 euro non scrive manifesti, non si perde in proclami ma realizza cose concrete, posti di lavoro, prodotti, servizi.

La generazione 1 euro è convinta che si debba partire da scuola e università perchè studiare tutta la vita è l’unico modo per far crescere la propria idea imprenditoriale.

La generazione 1 euro si ferma a 35 anni: chi ne ha di più ingrossa la schiera degli esodati d’Italia e non può mettersi in società con soci misti.

La generazione 1 euro non è quella che fa la fila per diventare protagonista del programma di Briatore ma prende treni ed aerei per incontrare personalità che la possono ispirare e guidare verso il futuro.

La generazione 1 euro esisterebbe anche senza la burocrazia, è precaria di nascita ma è decisa a conquistare una stabile flessibilità che le consenta di prendere decisioni e trasformare al meglio il territorio in cui vive per avere una qualità della vita più alta della generazione precedente. La generazione 1 euro è stata in tutte le generazioni.

La generazione 1 euro non la cullano i commercialisti, gli avvocati o i manager ma vuole prendersi la libertà di coinvolgerli come persone e non come parcelle.

La generazione 1 euro può descriverla chi ne fa parte ma non lo farà per non autoproclamarsi.

Questo non è un manifesto, questo è un post dedicato a tutti quelli che provano a farcela in ogni epoca storica, contesto e Paese partendo da zero. O se vuoi da 1 euro.

 

“L’Italia che gli italiani non conoscono”: la nuova campagna del ministero del Turismo

Avete visto la nuova campagna di comunicazione istituzionale per promuovere i viaggi interni e incentivare il turismo domestico realizzata dal Ministro per gli Affari Regionali il Turismo e lo Sport?

Si chiama “L’Italia che gli italiani non conoscono” e gli spot si possono vedere sopra dove li ho riassunti perchè i furboni del Governo rendono questi filmati, realizzati ovviamente a spese nostre, sempre più chiusi (com’è chiaro che sia tutti i diritti sono riservati ai rispettivi autori).

Al ministero del Turismo devono aver preso spunto da un servizio dell’Istituto Luce del 1964 per il nome della campagna lanciata nel mese d’agosto che a me suona un po’ come quel fascista “l’Italia agli italiani”. I 4 spot sono andati in onda in RAI fino al 16 agosto, ovviamente proprio in un periodo in cui tutti sono attaccati alla tv, no?

E questo solo perchè le ricerche dicono che i turisti decidono all’ultimo, con i lastminute, 15-30 giorni prima di partire. A nulla vale la considerazione che gli amici non si vedono più insieme per vedere e commentare le foto delle vacanze ma lo fanno sfogliando gli album di Facebook, inviandole via email o condividendole con Dropbox, guardandole in tempo reale su Instagram o su chissà quale applicazione di photo sharing.

Ovviamente il concept e l’idea è sempre frutto di quella geniale sezione denominata “Struttura di Missione per il rilancio dell’immagine dell’Italia” che si è già occupata del mitico Magic Italy; non a caso per ogni spot c’è il terribile logo del portalone Italia.it.

E la difesa del “made in Italy” con lo stupore del viaggiatore che crede di essere altrove ed invece si trova in Italia dovrebbe avere un minimo di creatività in più che un paesaggio da cartolina.
In autunno il Governo nel piano sviluppo dovrà discutere e proporre un Piano strategico per il turismo e se queste sono le premesse c’è da preoccuparsi: bisogna non solo investire (gli Usa investono 1 miliardo nel turismo, guarda la mappa) ma anche sforzarsi per creare una cabina di regia che proponga soluzioni davvero innovative.

Come impostare le foto di Instagram in Creative Commons e salvarle in un archivio

Due segnalazioni veloci che non ho trovato su Instagramersitalia per chi come me si diverta a usare abbastanza Instagram soprattutto quando è in viaggio.

La prima è la possibilità di impostare la licenza di tutte le foto che scattiamo con Instagram e pubblichiamo in Creative Commons usando i-am-cc: basta autorizzare l’applicazione e le foto che scatterete da quel momento in poi per i prossimi 3 mesi avranno questa licenza e saranno libere di essere riutilizzate. Un meccanismo simile a Flickr che potrà far storcere il naso a qualche fotografo; peccato non si possa selezionare per ogni foto scattata anche la licenza.

La seconda è Instarchive: permette di salvare tutte le foto di Instagram su di un archivio per fare un backup di tutte le foto che hai scattato e condiviso. Anche qui basta autorizzare l’applicazione che riceverà tutte le tue foto e fornirà un link ad un file .ZIP per scaricarle.

Conosci altri strumenti per usare Instagram al meglio?