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Notizie dalla Rete, un megafono di ciò che succede sul Web giorno per giorno.

Web Revolution: la primavera della Tunisia

Web Revolution sono degli appunti per un libro sulla primavera araba che sto scrivendo, un tentativo di capire se il Web ha avuto veramente un ruolo in quei Paesi e come. Ho chiesto a Fabio Merone, sociologo italiano che in Tunisia fa parte degli osservatori italiani, di raccontarmi come si è evoluta la situazione tunisina e questo è un suo primo articolo che ha scritto più di 1 mese fa.

Ci avviciniamo alla commemorazione dell’inizio dello scoppio dell’Intifada tunisina il 17 dicembre 2010. Una data scolpita per sempre nella storia del mondo arabo; in un paese, la Tunisia, cosi’ vicino all’Italia e all’Europa. Ad un anno da questi avvenimenti che tanto entusiasmo avevano generato nella coscienza dei popoli arabi, l’atmosfera é decisamente cambiata.

Gli avvenimenti della Tunisia si saldano in meno di un mese con l’uscita di scena del dittatore: una scossa che fa tremare l’dificio delle dittature della regione: per questo senz’altro ci si é affrettati a definire questi avvenimenti “rivoluzionari”.
Tuttavia chi fossero i rivoluzionari e quale progetto politico avessero, é una problematica che é stata messa al centro del dibattito fintantoché piu’ di uno ha messo in discussione la tesi che di vere rivoluzioni si trattasse (soprattutto durante gli sviluppi della crisi libica). Quando l’onda della primavera araba é arrivata a Damasco sono nate adddirittura le teorie del complotto: l’occidente veniva chiamato in questione ed Al Jazeera, una volta simbolo del nazionalismo arabo, accusata di strumento di esecuzione di un piano americano-quatarino mirato all’egemonia occidentale nella regione.
La questione la si puo’ leggere tuttavia da un’altra angolazione. Se il processo di trasformazione in atto della regione non fosse altro che il completamento del progetto di edificazione dello stato moderno nell’area arabo-musulmana?
Visto da questa prospettiva risulta piu’ accettabile una lettura degli avvenimenti che integri al suo interno gli aspetti di continuita’ e quelli di rottura. Appare inoltre piu’ chiara la comprensione dell’emersione del fenomeno islamista e della strategia di Washington di sostenere l’emersione di partiti politici moderati di ispirazione islamica, sulla base del modello turco. Continua a leggere

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Kwangmyong e la libertà della Rete

Poichè si è parlato tanto di censura su Twitter (e di attacchi alla libertà della rete tra ACTA, SOPA, chiusure di servizi come Megavideo/Megaupload e Btjunkie), Marco Ciaffone in un bel post spiega com’è messa Internet e l’informazione in Corea del Nord parlando di Kwangmyong e dell’effetto che può avere una rete chiusa e controllata:

Non esistono in generale media indipendenti in Corea del Nord, tutta l’informazione è controllata dalla giunta militare al potere, ma Internet ha una particolarità: avendo attivato un dominio di primo livello “.kp” solo nell’ottobre 2010, i server sui quali si basa la Nordcorea sono per lo più in Cina, Giappone, Germania e perfino Texas, comprese le pagine www.korea- dpr.com (pagina Web della Corea del Nord) e www.kcna.co.jp (la home page della Korean Central News Agency).

Molti cittadini stanno guadagnando un libero accesso a Internet tramite le reti mobili che si appoggiano a server cinesi (quindi in realtà Internet libero fino ad un certo punto, diciamo che si va dalla brace alla padella) e che vengono attivate su dispositivi comprati al mercato nero. Dal maggio 2004 è infatti vigente nel paese il divieto della telefonia mobile. Alla fine di maggio 2011 partiva a Pyongyang la messa a punto di tre diversi modelli di computer e device mobili interamente costruiti nel paese (o almeno passati al vaglio del regime prima della messa in commercio); un altro tassello nell’autarchia digitale perseguita dal defunto “Caro Leader”.

C’è anche un fattore economico dietro la quasi nulla diffusione di Internet nella parte nord della penisola coreana: pc, corsi di alfabetizzazione digitale e connessioni sono incredibilmente costose per i sudditi del regime, e c’è da credere che sia esso stesso a far sì che le tariffe restino così alte. Pertanto, sebbene l’articolo 67 della Costituzione socialista garantisce la libertà di parola e di stampa, non vi è alcuna possibilità di scardinare il dominio dello Stato sull’accesso ad Internet come su qualunque manifestazione del diritto di espressione. Un piccolo spiraglio si aprì nell’estate 2010, quando il governo decise di aprire un proprio account su Twitter e Youtube; i contenuti finora caricati sono ovviamente soltanto propaganda di regime e accuse agli oppositori (repubblica del Sud inclusa) ma insieme all’imminente passaggio di consegne al vertice dello stato questo dato potrebbe innescare un certo rinnovamento.

Volunia

Non ho provato Volunia ma la presentazione è stata sicuramente un flop non soltanto per i problemi tecnici (per far funzionare un proiettore ed un ppt non ci vuole un ingegnere): Massimo Marchiori fa una presentazione da seduto ed in italiano, ci mette quasi 1 ora per spiegare un motore di ricerca che doveva essere semplice e intuitivo. Qui pubblicheranno il video.

Marchiori se ne è uscito fuori con alcune chicche che ho raccolto su Twitter dove in pratica dice che Volunia non è nulla di che, non è il motore semantico che tutti si aspettavano. Un seppuku digitale

Volunia consente di fare una anteprima dei risultati di ricerca con una mappa dei siti trovati e inserisce una innovativa toolbar da usare per esercitare il lato “seek and meet”: io non so quanti di voi visitano il sito della NASA e mentre lo fanno non vedono l’ora di chiacchierare con altri visitatori di shuttle e moduli aereospaziali ma se Volunia consente di fare questo allora lasciamo perdere le definizioni “anti Google”.

I cinegiornali di Alemanno

Dal Puttan Tour alle uova di Pasqua non è la prima volta che mi tocca parlare di Gianni Almanno. Ora che l’avete visto tutti l’alpino Alemanno che comanda le ruspe nei suoi cinegiornali sulla neve di Roma che sta pubblicando sul suo profilo YouTube, forse mi darete ragione che si tratta di Trashpolitique allo stato puro.

Questo di sotto invece fu realizzato da alcuni ragazzi nella nevicata di 2 anni fa. Avevano già capito tutto sul podestà Alemanno.

La risposta di Google alla Google car a Caserta

Pubblico la risposta che mi ha dato Google riguardo il tracciamento da parte della Google car della città di Caserta avvenuti nei giorni di Gennaio quando la città era piena di rifiuti a causa dello sciopero della società di raccolta Caserta Ambiente.
Leggendo il mio blog il problema lo aveva rilanciato il Corriere del Mezzogiorno e altri giornali che si sono interessati dunque mi sembra corretto aggiornare tutti sugli sviluppi della faccenda.

La risposta è arrivata proprio da Alessio Cimmino, Corporate Communications&Public Affairs Manager di Google Italia, al quale avevo scritto:

Dario, grazie per la segnalazione ma in questo momento non abbiamo molto da dire. Stiamo parlando di un’eventualità puramente prospettica e ad oggi non si può neppure sapere quale parte specifica della città sia stata mappata dall’auto, rispetto a quanto è già online come frutto di attività precedenti.

Come sai le immagini non vengono caricate istantaneamente ma devono prima subire un processo di elaborazione abbastanza lungo, importante per rispettare e tutelare la privacy dei cittadini attraverso l’oscuramento di volti e targhi. Per qualsiasi informazione si fa riferimento al sito di StreetView che abbiamo creato proprio per chiarire tutte le informazioni e i possibili interrogativi sul servizio, sulla tecnologia impiegata, le procedure in atto per tutelare la privacy, fino ad informare i cittadini sulle aree che stiamo percorrendo con i nostri mezzi.

Dunque per ora il pericolo non è scongiurato e per questo ho chiesto a Cimmino di informarmi quando avrà più informazioni su cosa è stato mappato e cosa verrà pubblicato da Google. Di più davvero non so cosa fare, le ultime immagini (non belle per la verità in quanto c’erano tanti cantieri) di Caserta su StreetView risalgono al 2008 e l’aggiornamento dunque potrebbe scattare già da quest’anno. Speriamo bene.

Grido Casalese

E’ qualche giorno che gira questo videoclip neomelodico che cerca di riabilitare i cittadini di Casal di Principe, i Casalesi. La parrocchia di San Salvatore a Casal di Principe con Don Carlo Aversano (presente nel videoclip) avrebbe organizzato una manifestazione sulla legalità in cui presenta questo video: Marilena Natale della Gazzetta di Caserta, che tanto ne sa di quel territorio, scrive che questo parroco sembra non sia proprio un esempio da seguire. Se penso a Don Peppe Diana mi viene da piangere.

La verità è un’altra che per decenni si è assistito al suicidio dello stato con l’avallo della politica collusa che ha reso la camorra agricola in holding criminali. I cittadini di casale per anni hanno votato amici degli amici e soliti noti;per poter costruire abusivamente, aprire attività commerciali senza licenze etc, per non parlare delle assicurazioni RC auto( che sono care in tutta la campania), l’uso del casco, delle cinture, dei furti di energia elettrica e dei mancati pagamenti delle utenze idriche. Per decenni la camorra ha vissuto di grandi investimenti, ma la gente perbene non ha mai pagato le tasse. Quando sono stati trovati i rifiuti tossici ( a casale la falda acquifera è inquinata) nessuno mai si è ribellato. Ora che arrivano le regole le vedono come discriminazioni, a me viene da dire Benvenuti in Italia cari casalesi. Passiamo al prete. Personalmente chi mi consoce sa bene cosa penso di Don Carlo Aversano ma lasciatemi dire che la curia dovrebbe prendere seri provvedimenti.. Con la scusa della parabola della pecorella smarrita, il don Abbondio ha benedetto le case di camorra e dato la comunione con l’assoluzione alle donne manager del crimine, senza contare a presenziare a funerali anche se questi non erano celebrati nella sua parrocchia (vedi Vincenzo Schiavone Copertone), per non parlare delle case famiglie avute in passato con persone discutibili ed attualmente sotto inchiesta per mafia. Adesso il parroco promuove una canzone il grido delle persone per beneeeee??????? In tanti anni che seguo la realtà casalese non ho mai visto don Carlo o il popolo di Casale scendere in piazza contro la camorra .Don Carlo se vuole salvare la sua gente, manifesti contro la camorra, cacci fuori le persone che vivono sul sangue della povera gente e accompagni i giovani in piazza villa per dire basta i casalesi siamo noi, i camorristi figli compresi devono andarsene. Solo allora potrà parlare.

Via [Oltregomorra]